Archivio mensile:aprile 2012

Spunti (5): personaggi femminili, aspetto.

Questo potrebbe sembrare un post fatto solo per farcire il blog di gnocca (spolier: lo è).

Ahah, non è vero. Non solo. Dopo aver letto questo post di Davide Mana e aver visto che su 2minutiamezzanotte prende piede l’idea di postare le foto dei vip su cui si modellano i porpri personaggi, ho riflettuto un po’ su come costruisco i miei.

Da un lato, non trovo molto utile mettere le foto: mentre descrivo non scenderò mai in particolari così precisi da delineare proprio quell’immagine nella mente del lettore (anzi preferisco che costruisca la sua immagine partendo dalle careratteristiche che io tratteggio); dall’altro lato, avere ben chiaro in mente come è fatto un personaggio mentre lo utilizzo e ne scrivo mi aiuta ad essere più coerente e a visualizzare meglio la scena nella mia mente.

Da qui, la seguente galleria. Donne che io ritengo affascinanti (non le donne più affascinanti del mondo, per quelle vedasi il post della settimana ventura sull‘altro mio blog), ma che vedrei bene come personaggi forti, decisi, sicuri di sè e autosufficienti, pur trasudando un fascino e una sensualità da stendere un bufalo (imho, ovvio).

Hanno tutte (chi più chi meno) sangue nativo nord-americano nelle vene (indiano, per intenderci), e la cosa mi garba assai. (nota: questo non è un post della tipologia MUSE, quindi le vite reali dei soggetti qui riportati non ci interessano. Solo l’aspetto, come fonte di ispirazione per eventuali personaggi femminili).

Sono tutte modelle (o quasi) quindi, a meno di non voler avere delle filiformi badass spaccatutto (e prive di senso) come la Jovovich in Resident Evil, l’idea non è di usare queste immagini come veri e propri modelli, ma solo come riferimenti per tratteggiare con pochi cenni volti e corpi che mi affascinano.

1. Andi Muise:  Amanda Elizabeth Janet Muise è quasi la mia preferita.

E infatti di lei metto 4 immagini.

2. Brenda Schad. Lei è di discendenza Choctaw e Cherokee.

3. Cheyenne Gordon.  Non riesco a trovre informazioni sulla sua discendenza (immagino cheyenne, ma non  ci giurerei).

4. Julia Jones. E’ parte  Chickasaw e parte Choctaw, e tutta fascino. Poi ha partecipato alla serie di film di Twlight, ma io gleilo perdono.

5. Tara Gill. Il volto più affascintante di tutta la galleria. E’ in parte indiana e in parte irlandese.

6. Lauren Young. Lei ha un po’ di sangue filippino, e stavo evitando di postare donne che non avessero un po’ di ascendenza nativa americana. Ma poi, come fai a dirle di no?

7. Lynn Collins. Parte Irlanda, parte Scozia e parte indiana Cherokee. La mia preferita. L’unico motivo per cui ho finito i film di Wolverine e di John Carter (oltre che perché sono nerd).

Il prossimo file sui personaggi donna contemplerà donne affascinanti ma non supermodels, che di solito non scrivo fumetti marvel pinuppati. Ma sono più difficili da trovare online. (qualche idea ce l’ho… tipo: S.M ? ah. la suspance).

Il taccuino di Martin Sileno (2)

Idee, sogni, abbozzi e frammenti che al momento non ho tempo o voglia di sviluppare.

Josh è un changeling: un infante rapito dal piccolo popolo e portato nel regno fatato per crescere come schiavo. Al suo posto è stato lasciato un essere di legno animato (che potrebbe essere morto poco dopo o no).  Fin da piccolo ha lavorato come un animale, maltrattato e battuto.

Ma Josh ha una particolarità:  una lesione/mutazione nella materia grigia (nello specifico PAG, midbrain periaqueductal gray) che lo rende praticamente insensibile agli effetti degli oppiacei.

Cosa c’entra la droga? C’entra.

Le droghe psicotrope vengono comunemente divise in varie categorie. Qui utilizza la divisione dell’Encyclopedia of Psychoactive Plants.

– Stimulants (“uppers”). This category comprises substances that wake one up, stimulate the mind, and may even cause euphoria, but do not affect perception. Examples: coffee, tobacco, amphetamine, tea, cacao, guarana, maté, ephedra, khat, and coca.
– Depressants (“downers”), including sedatives, hypnotics, and narcotics. This category includes all of the calmative, sleep-inducing, anxiety-reducing, anesthetizing substances, which sometimes induce perceptual changes, such as dream images, and also often evoke feelings of euphoria. Examples: opioids, barbiturates, benzodiazepines, and alcohol.
– Hallucinogens, including psychedelics, dissociatives and deliriants. This category encompasses all those substances that produce distinct alterations in perception, sensation of space and time, and emotional states. Examples: psilocybin, LSD, Salvia divinorum, marijuana and nitrous oxide.

Il mondo degli uomini è infiltrano da un altro: il mondo fatato, popolato da folletti, fate, gnomi, troll.

La loro magia e’ antica e ben nota al mondo umano: i poteri delle varie razze sono gli effetti delle nostre droghe: le fate dell’eroina, i troll delle anfetamine, gli gnomi della cocaina e così via. Disprezzano gli umani e a ragion veduta, visto che per loro sono poco più che marionette, gli basta concentrarsi (o un tocco, o un soffio) e l’umano reagisce come la droga corrispondente.

Inoltre sono avidi, e oltre a tutti i dispetti e furti nei confronti degli uomini (da cui sono nate le varie leggende), hanno messo in piedi un fiorente commercio di sostanze verso il mondo umano.

La droga potrebbe essere una cosa create con la volontà, ma preferisco un approccio più terra terra:  feci, sangue essiccato o altre sostanze prettamente fisiche del piccolo popolo sono droghe per gli esseri umani.

In questo mondo, in cui le varie tribù si fanno relativamente Guerra tra loro (i vari prodotti sono esclusivi, ma i mercati possono essere conquistati) e interagiscono attivamente coi trafficanti di droga umani (es. niente campi di papavero, magari le fate producono l’eroina come le api il miele  e – mettiamo – sono una società matriarcale in cui i maschi sono servi, dedicati interamente alla produzione di eroina).

Ora torna a Josh: è stato rapito dalle fate dell’eroina e cresciuto come servo. Di solito, finché i bambini sono piccoli vengono cresciuti e dominati con punizioni e disciplina severa, da adolescenti vengono semplicemente resi dipendenti dall’eroina e lavorano in cambio di un tocco della loro padrona (o quello che la padrona usa per scatenare il suo potere). Non vengono drogati da bambini (un tempo lo facevano) dato che ci sono controindicazioni per la crescita e vogliono schiavi efficienti (allegare paper su madri tossiche).

Ora, la storia potrebbe essere su Josh adolescente, che scopre di non essere sensibile agli effetti della droga, perde tutti i suoi compagni di recinto (che invece sono tossici senza rimedio) e cerca di scappare, o cerca vendetta contro la famiglia di fate che lo possiede etc…

Oppure Josh è adulto, ed è parte/a capo di una banda di umani nel mondo fatato che si batte per liberare i loro fratelli (la maggior parte degli altri sono personaggi ex-tossici, con i rischi di ricadute, etc) Liberare un umano comporta fargli affrontare la disintossicazione. La maggiroparte non vuole essere liberata.

Altre immagini:

–  una volta cresciuti nel mondo delle fate, gli umani non possono tornare nel mondo umano, o se la storia si sposta nel mondo umano (magari per azioni nei campi di fate, o con altri trafficanti coinvolti) non possono restare per tanto.
–  essere cresciuti nel mondo fatato fa sì che per il poco tempo che possono stare nel mondo umano essi abbiamo caratteristiche in più rispetto agli umani “normali”
–  caratterizzare la società del mondo fatato: ricorda che stiamo parlando del piccolo popolo, possiamo mettere mille sottorazze diverse (es gnomi che però hanno anche i gargouille, i golem…). Mi immagino un mondo rinascimentale, al massimo clockpunk, se proprio vogliamo, con le varie razze divise come gli stati europei e relativi intrighi politici tra le casate nobili.
–  le razze avrebbero da ricalcare il più possibile la loro droga, come un un’allegoria vivente, nei modi e nella società. E soprattutto devono essere molto viziose; in maniere diverse, ma viziose. (magari anche con le droghe, con ad esempio le fate più ricche che si procurano di nascosto la polvere di cocaina).

Questa idea mi piace, soprattutto l’ambientazione (che è tutta da sviluppare ma, se tenuta su toni molto sporchi e violenti, credo abbia del potenziale). La storia di Josh non è granché, ma mi piace il suo essere un elemento NEGATIVO del mondo magico. Si può però fare di meglio che queste storie inutili (esempio: potrebbe essere esposto alla droga da piccolo, le fate si rendono conto che è immune e lo abbandonano per farlo morire (o cercano di ucciderlo) ma viene salvato da una razza nemica (gli gnomi della cocaina) che lo alleva per essere un agente infiltrato tra le file del regno delle fate una volta cresciuto. Magari anche di alto livello sociale, non necessariamente tutti gli schiavi sono trattati come bestie, i più meritevoli possono avere suoli minori nella società nobiliare delle fate, o esserne amanti, o attori e musici per il loro divertimento).

L’ambientazione potrebbe scivolare facilmente verso The Iron Dragon’s Daughter. Evitiamolo.

Spunti(4): i dialoghi

John Oldman e il giurato numero 8

Oggi ti parlo di loro.

Il primo nasce dalla penna di Jerome Bixby nei primi anni ’60 e impiega fino al ’98 per vedere la parola ‘Fine’ nella sua storia (parola sussurrata da Bixby sul letto di morte); il secondo arriva tra noi quasi sessanta anni fa, nella sceneggiatura di Reginald Rose (e vivrà più vite, una per ogni regista che lo porterà su schermo).

Le storie di oggi vengono da due film, le puoi guardare in una serata sola, se vuoi. The man from Earth, scritto da Bixby e girato nel 2007 da Richard Schenkman, e La parola ai Giurati, dalla sceneggiatura di Rose e nella versione del 1957 di Sidney Lumet.

Sono due film teatrali: l’intera storia si svolge in una stanza (o poco più). Non ci sono flashback, non ci sono stacchi su altri ambienti. I personaggi si ritrovano, cominciano a parlare e tu vieni portato via.

La costruzione dei dialoghi è magnifica. I personaggi sono praticamente inesistenti (dei giurati non sappiamo nemmeno il nome), ma incarnano personalità così vicine a te da trovare subito un posto nella tua personale galleria. I veri personaggi qui sono le idee, che combattono a colpi di arzigogoli e ricostruzioni mentali per annullare le avversarie e restare le sole dominatrici del campo.

alla faccia degli effetti speciali

Di che parlano:

Man from Earth è il racconto di una piccola festa d’addio molto privata: il professor Oldman (nomen omen) si sta per trasferire e i suoi amici (tutti colleghi professori) si presentano a casa sua per salutarlo, visto che lui aveva snobbato il party d’addio e stava per partire alla chetichella.

Gli amici non capiscono perchè se ne voglia andare. E insistono. E il buon Oldman, che non ha mai avuto amici così stretti in tutta la sua lunga vita,  prova a rispondere. Con una domanda: E se supponessimo che un uomo dal Paleolitico Superiore fosse sopravvissuto fino ai giorni nostri?

Gli altri professori lo prendono come un esercizio intellettuale e, ognuno nella propria specializzazione, cercano di smontare la teoria di John. Solo che John pare avere una risposta plausibile per ogni obiezione…

"è finito il Ciobar"

La Parola ai Giurati è il racconto di un gruppo di giurati, al termine di un processo per omicidio di cui tu non sai nulla, che deve decidere il destino dell’imputato. E deve farlo all’unanimità.

Da quel che hai intuito, la colpevolezza sembra evidente. I giurati votano e undici mani si alzano. Poi il giurato n°8 si alza e, invece di votare, comincia a esporre i suoi dubbi.

Comicia la battaglia di un’idea contro l’altra, portata avanti all’inizio un uomo solo: un uomo che non si uniforma alla massa, che segue il suo pensiero e che combatte tenacemente perchè gli altri, se vogliono essere sicuri delle loro certezze, smontino prima i suoi dubbi.

E i due schieramenti (colpevole/innocente) si faranno guerra spietata per conquistare fino all’ultimo voto.

"qualcuno ha bisogno del bagno?"

La costruzione dei personaggi mi spaventa sempre. E’ molto più facile descrivere e rendere avvincenti delle azioni. Ma è il personaggio che ci conquista e ci rende meorabili quelle azioni: se il personaggio è una sagoma di cartone, ogni sua sofferenza, ogni suo sforzo, ci lascerà indifferenti o peggio ancora, annoiati. Far sentire i brividi lungo la schiena al lettore quando il personaggio è in pericolo, fagli sentire rabbia quando il personaggio è ingiustamente punito, commuoverlo quando il personaggio soffre è per me di una difficoltà notevole.

Qui un gruppo di sconosciuti inizia a parlare. Ci frega qualcosa di ciò di cui parlano? La sfida c’è (riuscirà Oldman a convincere i suoi colleghi? Riuscirà il n°8 a non far condannare l’imputato?), ma gli autori hanno solo gente che parla per rendermela avvincente. Possono farmi soffrire, gioire, preoccupare per gente che parla? E farmi immedesimare in loro?

8-12 persone, una stanza, 1.30 di tempo. Tu sapresti tenere vivo l’interesse di uno spettatore a colpi di dialogo? Loro sì.

Spunti(3): La bibbia del Diavolo

Boemia, monastero di Podlažice. Anno del Signore 1229.

E’ notte, e nella sua cella il monaco Herman si agita insonne nel giaciglio.

E’ la sua ultima notte su questa terra; tra poche ore i suoi cofratelli verranno a prenderlo e lo sottoporranno al supplizio a cui è stato condannato: murato vivo, per aver infranto i suoi voti.

Herman non vuole morire, e in quelle ore disperate, quando l’oscurità è così fitta da essere un peso oppirmente sul cuore, quando nel buio si odono i richiami degli spiriti che vagano affamati sotto la volta nera del cielo, Herman fa un voto. Scriverà il più grande libro della storia dell’Umanità, a gloria del suo ordine e del Signore Onnipotente, e lo completerà in tempo per le Lodi a Ora Prima. In cambio, i suoi confratelli gli risparmeiranno il supplizio.

La sua fede prima, e la disperazione poi mettono le ali alla penna di Herman. Ma l’alba si avvicina e il codice non è completo. Herman verrà murato vivo.

Terrorizzato, Herman getta la penna e l’inchiosto d’insetto. Maledice il suo Dio, bestemmia il Suo Nome e rinnega la sua Fede. Senza fiato, nel buio della sua cella, stringe un patto scellerato con le potenze infernali. La sua anima, per completare il volume e avere così salva la vita.

Il diavolo accetta, e avvolge con la sua zampa artigliata la mano del monaco, guidandola rapida sulla pagina.

L’aurora giunge, e il manoscritto è compiuto. I confratelli di Herman trovano il grande tomo aperto sullo scrittoio; a tutta pagina, orrenda nella sua immensità, la più grande immagine del Diavolo mai realizzata li guarda ghignando con occhi di fiamma.

"tu non hai fame?"

Il Codex Gigas (Libro gigante) è il più grande codice medioavele del mondo.

Il Codex Gigas è contenuto in una copertina di legno ricoperta di pelle, con alcuni ornamenti in metallo. Le dimensioni sono: 92 centimetri di lunghezza, 50 di larghezza e 22 di spessore, misure che lo rendono il manoscritto più voluminoso del medioevo con un peso di 75 kg. Inizialmente conteneva 320 pagine di vellum, ma otto di queste sono state successivamente rimosse

da wikipedia

Contiene la sacra bibbia nella versione dellaVulgata; gli atti degli apostoli e l’Apocalisse dalla Vetus Latina; trattati di fisiologia, storia, etimologia; Etymologiae di Isidoro di Siviglia; Antichità giudaiche e la Guerra giudaica Giuseppe Flavio; la Chronica Boëmorum di Cosma Praghese; un calendario dei santi e l’elenco dei monaci dei monasteri di Podlažicama.

Cosa rara, tra queste pagine sono scritte anche numerosi incantesimi e formule magiche.  E la più grande immagine singola del Diavolo.

La pagina del diavolo (pg 290) e le pagine attorno ad essa sono più scure, annerite. Influenza diabolica? (*)

E la pagina precedente riporta una rappresentazione del regno dei cieli, così che il bene e il male si fronteggino, uno contro l’altro, per il resto dell’eternità.

l'agile volumetto

La leggenda del monaco Herman si è diffusa a poco a poco, ma l’interesse per questo tomo inizia poco dopo il suo completamento (e con esso, gli eventi funesti che accompagano i suoi possessori)

Il monastero di Podlažice  cade in disgrazia, e per risanare i suoi conti deve vendere il codice, che passa al monastero cistercense di Sedlec e successivamente a quello benedettino di Brevnov, nel 1477. Nal 1593 Rodolfo II lo fa suo per esporlo nella sua Camera delle Meraviglie a Praga.

L’imperatore non fece una bella fine: dal 1600 in poi si rinchiuse nel castello di Hradcany, in preda a frequenti allucinazioni ed a lunghe crisi depressive; finì spogliato di titoli e potere dai suoi stessi fratelli, e il suo unico erede finì i suoi giorni pazzo.

Durante la guerra dei 30 anni, l’esercito Svedese invade Praga: il codice diventa bottino di guerra e viene trasferito nella Biblioteca Reale di Svezia a Stoccolmadove ammaliò la regina Cristina I.

Figura peculiare, Cristina era stata cersciuta come un maschio, e al momento dell’incoronazione scelse le formule per l’ascesa di un Re, non di una Regina. Fu anch’essa costretta ad abdicare, e si trasferì a Roma portando con sé gran parte della sua vasta biblioteca, ma non il codice che l’aveva affascinata; nonostante il suo amore per la cultura, non volle avere con sè il Codex Gigas.

Il 7 maggio 1697 il castello reale fu devastato da un incendio che colpì anche la biblioteca, ma il codice venne salvato gettandolo dalla finestra (ferì un passante, e perse 8 delle 320 pagine che lo componevano).

sdeng

La leggnda fu avvallata anche dal fatto che la grafia dell’intero tomo è troppo regolare e costante per essere il frutto di un lavoro a molte mani; ma nonostante la supposta lunghezza di una simile fatica, non si riscontrano variazioni di grafia dovute a età, malattie o privazioni che un singolo monaco manifesterebbe se lavorasse per anni e anni allo stesso manoscritto.

In realtà un errore nella traduzione del termine recluso (Herman il Recluso, così è chiamato l’autore) spiegerebbe molte cose. Inclusus starebbe a indicare non il supplizio di essere murati vivi, ma la scelta di un monaco di trascorre in isolamento il resto della sua vita (clausura). Scelta che avrebbe permesso al nostro Herman di spendere qualcosa come 20 anni (stimati da esperti studiosi) alla lavorazione del Codex. L’opera di una vita.

Attualmente è conservato nella Biblioteca Nazionale Svedese a Stoccolma.

(*) NO. La pergamena si scurisce con la luce, e nei secoli la curiosità per questa rara immagine ha fatto sì che il libro fosse aperto più spesso qui (pg 290) che altrove, così che le pagine limotrofe si scurissero più di altre.

visione consigliata: The Codex Gigas by National Geographic.

Il taccuino di Martin Sileno (1)

Idee, sogni, abbozzi e frammenti che al momento non ho tempo o voglia di sviluppare.
 

Futuro.  La terra ospita anche una razza aliena. Gli alieni sono completamente glabri e non hanno sesso. Sono ghettizzati e spesso colpiti da atti di violenza, ostracismo, razzismo etc etc.

Bobby è il protagonista. Un ragazzo WASP di una famiglia molto ricca e ben connessa.

Nell’annuale giornata per i diritti degli alieni, si presenta a casa completamente rasato. Perchè è convinto che sia una battaglia importante e vuole essere partecipe al 100%.

La famiglia, pur se sorpresa e in imbarazzo, supporta l’iniziativa perché si è sempre professata di larghe vedute e ha sempre abbracciato (a parole) il messaggio d’uguaglianza della legge e della società civile. Solo il nonno, ancora a capo delle industrie di famiglia, è quasi offeso dal fatto che il nipote si sia mascherato da “uno di quelli”

La giornata passa ma il ragazzo continua a radersi ogni giorno. Per strada spesso lo insultano, e anche a scuola ci sono gruppi che lo tormentanto: nella sua scuola non ci sono alieni, e il preside ha convocato i genitori, perchè “è vero che tutti sono uguali, ma insomma, sembra che ci sia uno di loro che gira per la scuola”.

La famiglia è sempre più spazientita e intollerante, perchè se nel giorno dei diritti alieni è quasi nobile girare come uno di loro, farlo dopo rischia di far passare il ragazzo per un alieno, e ai genitori questa cosa non va giù, nonostante i loro proclami di uguaglianza. E il fatto che il ragazzo insista che sia importante sostenere la causa proprio ora che non è la giornata dei diritti alieni li fa arrabbiare.

Assistiamo pian piano alla scomparsa della maschera ipocrita che la famiglia e società che il ragazzo frequenta indossavano, disprezzando sempre più il suo apparire come un alieno. Fino a iniziare ad estrometterlo, a punirlo e a sfavorirlo proprio come se lo fosse. Eventualmente magari anche a trattarlo con violenza.

Oppure tutto ciò potrebbe essere scatenato non dalla purezza di intenti del ragazzo, ma dal suo frequentare, come amica prima e sempre più intimamente poi, una aliena (ok non hanno sesso. meglio dire che sono ermafroditi). Spingendo famiglia e amici nello stesso percorso di disvelamento delle ipocrisie, fino a che essa viene cacciata o espulsa da scuola o malmenata o addirittura violentata. Il giorno successivo si rivela che era una umana, e che, insieme, lei e il ragazzo avevano deciso di fare tutto questo per far vedere alla società finto-aperta che frequentavano quando falsa fosse in realtà.

Tutti allora fingono che in realtà non avevano nulla contro di lei, che erano stati equivocati o semplicemente negano di non essere mai stati amichevoli. La maschera torna al suo posto.

Spunti(2): Top Ten by Alan Moore

Ma puoi amare un fumetto alla follia e poi citarlo come spunto solo per una frase detta quasi di sfuggita da un suo personaggio in un momento di basso climax?
Ma puoi trovare fantastica l’ambientazione, il plot, le mille idee, la costruzione dei personaggi e i personaggi stessi, e poi avere stampata in testa quella singola frase?
Se il fumetto e’ TOP TEN di Alan Moore, io posso.

CONTESTO 1
Negli ultimi anni si sono moltiplicati i fumetti (per non parlare del cinema o delle serie TV) che hanno giocato con i cliché del mondo supereroistico, impastandoli e rivedendoli così come si è fatto di recente con gli archetipi delle favole. Non tutti sono riusciti nel loro intento, ma sicuramente salverei i seguenti:
The Boys: (sempre che Ennis non svacchi nel finale come in Preacher): in un mondo che dà per quotidiana la presenza di superesseri, girano le versioni locali di tutti i best sellers DC e Marvel. E in un vortice di violenza, sangue, merda, sesso, droghe, stupri, orgie e menomazioni made in Ennis, questi eroi fanno del loro peggio.
Powers: (di cui ho letto i primi 2 cicli – circa 70 numeri – in tipo 2 giorni): in un mondo che dà per quatidiana la presenza di superesseri (ok, l’idea di darli per scontati con me vince facile), essere semplici poliziotti è un bel casino, soprattutto se ti assegnano casi in cui sono coinvolti i suddetti superesseri . E i due sbirri Walker e Pligrim hanno il loro bel daffare a seguire il loro caso. Poi le cose si complicano.
Planetary: (in misura minore, ma rielabora chichè e personaggi da ogni dove: steampunk, supereroi, mostri giappo e x-files): l’associazione Planetary si occupa di studiare e intervenire nei fenomeni piu’ strani del 20° secolo; i tre superesseri/componenti della squadra nell’affrontare i vari casi inizieranno a scogere un ben preciso disegno. Gli antagonisti sono chiaramente una versione dei Fantastici 4 e in un MAGNIFICO numero autoconclusivo passano anche la versione locale di Superman, Lanterna Verde e Wonder Woman
Supreme Power: (a suo modo piu’ classico come ambientazione). Si riscrivono le origini di Superman (qui Hyperion) e degli altri pesi massimi della DC, ma con uno sguardo disincantato e cinico, non col filtro Smallville dove tutto e bello, siamo tutti amici e che buona la torta di mele. Personalmente apprezzato, anche se un pelo inconcludente.
Ma a mio parere ancora nulla ha battuto la semplice complessita’ di TOP TEN e la sua capacita’ di essere davvero qualcosa di diverso pur avendo archetipi ben noti che ti urlano in faccia “Eccomi! Eccomi!”

toh mo'

CONTESTO 2
Alan Moore è, come tutti sanno, fuori di testa, dotato di cultura personale immensa, di una peculiare ossessione per l’occulto e di un maledetto talento nel raccontare storie. Nel ’99 sforna i magnifici America’s Best Comic e io trasecolo quando mi rendo conto che OGNI MESE scrive un numero di ciascuna testata (ok ok, con un po’ di aiuto), oltre a gli altri progetti assurdi che porta avanti. Dopo aver deciso che Alan ha una specie di dissenteria cerebrale di caghetto spruzzo (pero’ d’oro), comincio a leggerli e – bam! – per restare in metafora, divento coprofago (pero’ d’oro). Promethea, Tom Strong, la Lega degli Straordinari Genlteman e il mio preferito, TOP TEN.

spare change?

TOP TEN
Dopo la seconda guerra mondiale, il cittadino comune si è stancato della costante proliferazione di superesseri, mutanti, mostri, scienziati pazzi etc. Si decide allora di riunire tutta questa bella ciurma in una città ad hoc, Neopolis.
Oggi, a Neopolis si trovano alieni, supereroi, divinità, geni del male. Qui tutti (e proprio tutti) hanno superpoteri, perfino gli animali da compagnia.
Il decimo distretto di polizia (il Ten del titolo, appunto) si occupa di mantere l’ordine in un contesto a dir poco delirante.
E in questo mare di alieni serial killer, lucertoloni ubriachi e incidenti interdimensionali, quello che sembrava un semplice omicidio legato alla droga si rivela essere parte di qualcosa di molto, molto peggio…

scuola di polizia

La prima serie di Top Ten(12 numeri) è una gioia per gli occhi. Moore ha preso ispirazione per la struttura dalle serie TV poliziesche (lui dice Hill Street Blues, che io non conosco. Conosco invece NYPD, e questa ne è una versione a fumetti e coi superpoteri).
I personaggi vengono mostrati praticamente solo in relazione al loro lavoro, ed è mentre indagano che impariamo a conoscerli. Un lungo caso orizzontale e tanti piccoli casi verticali, come nelle più classiche serie TV (non per niente il primo ciclo di storie si chiama Stagione 1).
Non ti racconto nulla del cast, parte del piacere è proprio scoprire questi curiosi personaggi.
Senza contare che Moore sforna qualcosa come 5 idee per tavola, e non ci si stanca proprio mai di stupirsi per la trovata successiva. Qualche esempio: lo S.T.O.R.M.S., malattia sessualmente trasmessa che di fa strippare i superpoteri degradando la tua struttura genetica, pornostar aliene anni ’70, il maniaco sessuale invisibile che tocca i culi alla gente, cani antropomorfi libidinosi, impero romano di 2000 anni and counting, i problemi di integrazione per le IA…

La ricchezza di gag, omaggi e riferimenti al mondo fantasy/SF che Moore infila ovunque (guarda i nomi dei locali, o i passanti nella folla, o le scritte dei graffiti) e’ resa magnificamente col tratto minuto e dal dettaglio PAZZESCO di Gene Ha.

Where's Waldo?

E la trama… beh, è ABC made in Moore: scanzonata, tragica e profonda allo stesso tempo.
La mia gag preferita? E’ uno spoiler, ti dico la seconda: Bob”Blindshot” Booker, tassista zen. E’ cieco, ma con i sensi Zen, e quindi lascia che siano la macchiana e l’Universo a portarlo là dove deve essere. Genio.

Purtroppo, con l’abbandono di Gene Ha, la serie non e’ andata oltre la prima stagione, dato che Alan Moore ha dichiarato che il tratto di Ha era talmente caratteristico che senza di lui Top Ten sarebbe stata un’altra cosa (concordo). Moore ha poi scritto un miniserie su SMAX (il poliziotto burbero e violento ma col cuore d’oro) che scorre via leggera e si legge volentieri, se superi la mazzata del brusco cambio di ambientazione (si cambia mondo per un po’) e il passaggio dal tratto di Ha allo stile cartoonesco (ma forse più adatto alla storia ) di Zander Cannon.

Ci sono anche tre seguiti (o meglio due seguiti e un prequel). Moore (sempre con Ha) ha scritto The Forty-niners, la storia di Neopolis nel 1949. E’ un’altra cosa, ma se ti e’ piaciuta Top Ten vale la pena.

qua una volta era tutta campagna

C’è Beyond the Farthest Precinct. Una mini di 5 numeri scritta Paul di Filippo e disegnata da Jerry Ordway. Io la stronco senza appello, ma ti consiglio comunque di leggerla e di confrontarla con la prima. Sembrerebbero simili (anche qui caso orizzontale, piccolo casi verticali, pochissime scene al di fuori dell’ambito lavorativo) ma la resa e’ completamente differente. Qui intanto non si aggiunge nessuna nuova idea: Neopolis non si arricchisce di ulteriori sfaccettature, semplicemente si ripresentano variazioni sul tema di quanto già visto. E i vari easter egg sono decisamente più smaccati. Ma sono i personaggi che devi tenere d’occhio: qui pur seguendo una storia strutturalmente simile alla prima, i personaggi sono macchiette piatte, che non trasmettono nulla e non svelano niente di sé oltre quanto già visto. Confrontare le due storie può aiutare a capire i meccanismi efficaci di una narrazione di questo tipo (molteplici personaggi che interagiscono su storie semisovrapposte). Se avrò tempo scriverò un articolo solo su quello.

C’è poi la vera e propria stagione due, che torna ad altissimi livelli per idee (nuove e interessanti) e per sviluppo dei personaggi. Torna Ha alle matite e Zander Cannon passa alla storia (insieme a Kevin Cannon). E lo fa ottimamente. Purtroppo la serie si interrompe e molte sottotrame sono tutt’ora in sospeso. A tutt’oggi la ripresa pare improbabile, ed e’ un dannatissimo peccato.

Ok hai scritto di nuovo una lenzuolata. Ma questo famoso spunto da cui sei partito me lo vuoi dire o no?
Volentieri: non e’ un vero e proprio spoiler, quindi lo lascio in chiaro. SMAX e Toybox hanno appena arrestato uno psicocinetico pazzo (non te lo descrivo perché merita). Oltre resistere all’arresto, a volare e a spostare una sacco di cose in giro, lo psicocinetico rallentava il moto delle molecole d’aria in tutta la regione, così la temperatura si abbassava e nevicava anche se era estate. Tutte le molecole di una regione. Viene definito uno psicocinetico di classe 2.

Toybox: Gesù. Ha fatto nevicare su tutto lo stato, ed è solo uno psico-comeischiama di seconda classe? Ma cosa fanno quelli della prima?
SMAX: Spengono o accendo i soli. Ce ne sono soltanto due, e sono sotto stretta sorveglianza.

Ecco
Io questa frase continuo a girarmela in testa. Mi immagino questa specie di semidio, rinchiuso da qualche parte. Ha famiglia, figli? Se li aveva ed è imprigionato, come lo hanno convinto a non vederli più? O magari è tenuto in coma farmacologico, o in perenne stato di allucinazione e nemmeno sa di essere un psicocinetico. O lo sa ma ha il divieto di usare il suo potere e quindi vive come il classico impiegato delle poste anni 50, perché è ligio al dovere. O siccome sono due, sono tenuti entrambi in costante pressione l’uno contro l’altro, in scacco perpetuo, ma un giorno qualcuno perturba l’equilibrio. O chissà? Come si controlla uno cosi? E se decidesse che vuole cambiare vita? Che magari vivere sotto controllo non gli basta? Magari qualcuno lo scopre e lo ricatta per fagli compiere cose orribili pena la morte di amici o parenti. O un potere talmente vasto pian piano fa perdere il contatto con la propria umanità e si va verso un dottor Manhattan, o verso uno stato di pura energia mentale, niente corpo, niente carne.
Insomma.

Questo titano imprigionato, dalla barba incolta e l’occhio spento, con tutta la pressione del governo sulle spalle per tenerlo calmo e sotto controllo, mi incuriosisce.

Sarà banale, ma io vorrei saperne di più

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NOTA: Mentre scrivo questo post, Alessandro Girola ha indetto “Due minuti a mezzanotte”, una round robin a tema supereroistico. Io partecipo. E vedremo un po’

Spunti(1): l’Abate Faria e il Mesmerismo

Oggi voglio appuntarti due note su un personaggio poco conosciuto degli studi mesmerici.

CONTESTO

Il mesmerismo, pratica derivata dagli studi sul magnetismo animale e che si sarebbe poi sviluppata nella più nota ipnosi, fu il fulcro del lavoro di Franz Anton Mesmer (da cui il nome), medico e filosofo tedesco che operò tra Austria, Germania e Francia tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento.
I suoi più illustri predecessori negli studi di magnetismo animale furono lo svizzero Paracelso (1493-1541), che fu il primo ad utilizzare i magneti nel suo lavoro, l’irlandese Valentine Greatrakes (1628-1622), anch’egli noto per curare i suoi pazienti tramite imposizione delle mani o con magneti, e Joahnn Joseph Gassner (1727-1779), che essendo sia prete che cattolico fini per credere che i malanni fossero provocati da possessioni demoniache e con la preghiera si sarebbe potuto risolvere il problema.

Un altro Padre Nostro e ci siamo!

Mesmer iniziò curando i suoi pazienti tramite il magnetismo minerale, tramite applicazioni di ferro calamitato. E pian piano formulò la sua teoria, che in poche parole si può riassumere così: l’organismo umano è in grado di emettere un fluido (o forza*) capace di intervenire su altri esseri viventi. Questa teoria, chiamata poi Mesmerismo, era articolata in 4 punti principali:

  •     un sottile fluido fisico, chiamato “magnetismo animale”, riempie l’universo e forma un mezzo di connessione tra l’uomo, la terra e i corpi celesti e tra uomo e uomo;
  •     la malattia ha origine dalla carenza di tale fluido all’interno del corpo umano;
  •     con l’aiuto di opportune tecniche, il fluido può essere incanalato, convogliato in altre persone;
  •     in questo modo si possono provocare “crisi” nel paziente e curare malattie.

da wikipedia

La sua carriera conobbe mille alti e bassi, alternando guarigioni di pazienti ricchi e famosi a clamorosi fallimenti. Il suo lavoro controverso ebbe molti sostenitori e altrettanti detrattori.
Re Luigi XVI nominò nel 1784 una commissione di scienziati, tra cui Antoine Lavoisier, Joseph Ignace Guillotin e Benjamin Franklin (che all’epoca era in visita in Europa), con lo scopo di approfondire queste discusse teorie. La commissione bollò tutto come attribuibile a quello che noi oggi conosciamo come Effetto Placebo, ma nonostante ciò le teorie di Mesmer si diffusero dalla Francia al resto d’Europa al punto che, quattro anni prima della sua morte, a Berlino era stata istituita una Cattedra di Magnetismo Animale.

Magnifico Rettore

Tra i tanti che seguirono queste teorie, ci furono Carl Reichenbach* (1788 – 1869), Armand-Marie-Jacques de Chastenet, Marchese de Puységur (1751-1825) che coniò il termine “sonnambulismo”, Joseph-Claude-Anthelme Récamier (1774 – 1852), che utilizzò l’ipnoanestesia e operò su pazienti in coma mesmerico. Ambroise-Auguste Liébeault (1823-1904), che nel 1866 organizzò il movimento mesmerico francese nella “Scuola di Nancy”, James Braid (1795-1860), John Elliotson (1791-1868), e James Esdaile (1805-1859).

Ma quello di cui voglio parlarti è l’Abate Farìa. Si, proprio quello imprigionato nello Chateau d’If e che trasforma l’imbelle Dantes nel Conte di Montecristo. Non tutti sanno che Dumas si ispirò ad un uomo realmente vissuto (e realmente rinchiuso nella prigione di If). Ed era pure un mesmerista.

L’ABATE FARIA

Abate di Bronzo

José Custódio de Faria (poi noto come Abbè – Abate- Faria) è un cattolico Goa, nato in India, nel villaggio Colvale a Goa, (allora colonia portoghese). [Sulla nascita non sono sicuro, wiki indica il 30 maggio 1746 e altre fonti il 31 maggio 1756; sono propenso a credere a queste ultime, dato che i conti sull’età alla morte filano].
Suo padre Caetano Virtorino discende da un famoso bramino Gown Saraswat ed è di casta Bamonn, sua madre si chiama Rosa Maria; il matrimonio va così bene che i due ottengono l’annullamento dalla Chiesa Cattolica (stiamo parlando del 18° secolo, eh) e il padre torna in seminario per diventare prete mentre la madre si fa suora.
Fai un po’ tu che bella esperienza dev’esser stata la loro vita di coppia.
Comunque il giovane Faria è il fulcro di notevoli aspettative paterne, e a 15 anni, nel 1771, viene portato dal padre in Portogallo; qui Re Giuseppe I decide di sponsorizzare i loro studi e i due vengono mandati a Roma a conseguire un dottorato in teologia (il padre) e per diventare prete (il giovane Faria).
Faria, una volta prete, ottiene anch’egli il dottorato, nel 1780; dedica la tesi a Re Giuseppe I (ma – ops- nel mentre il re muore e con notevole aplomb il nostro Faria cambia il destinatario della dedica: Maria I, regina di Portogallo) e scrive uno studio sullo Spirito Santo talmente ben fatto da impressionare il Papa, che fa tenere al giovane teologo un sermone nella Cappella Sistina.
L’onore tributatogli dal Papa spinge la regina Maria I a fare altrettanto nella cappella di Palazzo Queluz, e qui ha luogo un fondamentale avvertimento per il futuro di Faria.
Faria, sul pulpito, terrorizzato dalla folla davanti a lui, è nel pallone più completo: mani due spugne, salivazione azzerata, manie di persecuzione, miraggi! (cit).
Allora il padre gli sussurra all’orecchio (in Konkani) la frase “‘hi sogli baji; cator re baji’” (Sono tutti ortaggi. Taglia questi ortaggi). Faria supera il suo blocco e parla disinvolto alla folla, ma soprattutto si convince di ciò che sarebbe diventato il fulcro del suo lavoro sull’ipnosi: il potere della suggestione verbale.

Ortaggi?!?

A differenza di Mesmer e della sua ossessione con i magneti, Faria abbandona l’idea del fluido animale, e si concentra tutta sulla suggestione: secondo Faria nulla viene dal magnete, tutto deriva dal paziente stesso, dalla sua mente condizionata. La sua teoria prenderà il nome di Fariismo: l’operatore deve catalizzare e incanalare l’attività mentale del soggetto tramite comandi vocali, traminte ordini a cui il soggetto deve obbedire.
Ma trascorreranno anni prima che il nostro Faria arrivi ad una formulazione compiuta di tutto questo; intanto, a Lisbona, viene nominato Prete della Cappella Reale (e il padre diviene il Confessore del Re e della Regina): l’essere vicini alle stanze dei bottoni permette loro di intessere fosche trame.
La vita avventurosa si confà al giovane Faria, che segue le macchinazioni politiche del padre. Nel 1787 il vecchio progetta e mette in atto quella che verrà conosciuta come la Congiura dei Pinto (un complotto per abbattere il domino portoghese nella colonia indiana di Goa, sull’onda delle idee della nascente rivoluzione francese) e il giovane Faria è uno dei principali esecutori della rivolta.
I cospiratori però vengono traditi e la rivolta è soffocata; i responsabili vengono cercati non solo a Goa, ma anche nella stessa Lisbona. Ma Faria e i suoi compagni di congiura sono già scappati in Francia.
L’aspetto esotico di Faira, la sua formazione orientale e il grande successo delle sue attività di mesmerista lo avvolgono di un’aura misteriosa che gli fa guadagnare la reputazione poco invidiabile di mago; piccole suggestioni come indurre una anestesia locale sulla pelle o convincere un soggetto di sentire freddo o caldo faranno sì che i parigini lo considerino uno stregone in combutta col demonio, anche se Faria è solo un’intellettuale illuminato e curioso che approfondisce una scoperta che – pur se male interpretata – ha effettivamente una reale efficacia. Parigi non lo accetta e le autorità lo rinchiuderanno alla Bastiglia.
La sua mente non si ferma mai, e in prigione conosce una guardia appassionata del gioco della Dama. Per passare il tempo lo sfiderà più e più volte, ma il gioco è fastidiosamente breve. Faria creerà allora la prima scacchiera per dama 10×10.
Liberato dalla Bastiglia, depone nuovamente la croce e impugna la spada, prendendo parte alla rivoluzione Francese, diventando il capo di uno dei Battaglioni Rivoluzionari . Si solleva contro il Terrore della Convenzione Nazionale ed è tra i comandanti dell’assalto del 1995 che instaura il potere del Direttorio.
Durante questi anni in Francia, Faria conosce numerosi personaggi fondamentali per la sua formazione, tra cui il già citato Marchese de Puységur, allievo di Mesmer.
Ma nel giro di due anni, nel 1797, la vita di Faria arriva ad una svolta tragica: non se ne conosce la ragione precisa, ma il clima di intolleranza e di sospetto reciproco che il terrore aveva creato colpisce questo intellettuale medico/guerriero (e pure prete) dalla pelle scura, il forte accento e i tratti indiani: durante la sua permanenza a Marsiglia, Faria viene arrestato e rinchiuso nel terribile Chateu d’If.
Vi rimarrà, in isolamento, per 17 (DICIASSETTE) anni.
Qui sta la grandezza di questo personaggio: il suo studio appassionato delle scienze mediche e del mesmerismo con de Puységur e Mesmer, il suo passato in India, l’aver studiato e approfondito le arti meditative degli yogi, tutto si fonde tra quelle quatto pareti di pietra scabra che saranno la sua casa per diciassette lunghi e solitari anni.
Faria arriva a concludere che, pur non riuscendo a spiegarsi tutte le manifestazioni eccezionali a cui ha assistito in India, esse siano dovute alla stessa forza che egli riconosce essere dietro alla teoria del mesmerismo. E per tutta la sua lunga prigionia Faria continua a studiare ed approfondire questa sua idea, dedicandosi all’autosuggestione e alle studio delle potenzialità di questo fenomeno.
Così facendo, sfugge all’abisso della pazzia in cui il lungo isolamento rischiava di precipitarlo.

Non così

E’ un vecchio scuro e dalla lunga barba argentea che fa ritorno a Parigi nel 1814.
Vecchio ma ancora attivo, Faria riprende ad operare guarigioni tramite terapie di magnetismo animale nel suo studio in Rue de Clichy. Si guadagna così grande fama, il soprannome di Abate di Bronzo e una folta schiera di detrattori e nemici.
Opererà solo per quattro anni prima che la morte lo colpisca, a 65 anni.
In questi quattro anni il clero, convinto che sia un emissario del demonio, e molti scienziati, che lo vedono come un ciarlatano e un imbroglione, lo perseguitano senza sosta, al punto che Faria, vecchio e provato nel fisico, si troverà a dover scegliere se continuare il suo lavoro (e morirne) o se ritirarsi abiurando e avere così le forze per scrivere il libro che racchiude tutte le sue scoperte.
Sceglie questa seconda via, e poco prima di spirare, nel 1819 dà alle stampe “The Cause of Lucid Sleep or A Study Of the Human Nature – dell’Abate de Faria, Bramino, Dottore in Teologia e Dottore in Filosofia, Membro della medical society di Marsiglia e Ex-professore all’università di Francia”. Faria dedica il libro al Marchese de Puysegur.

Faria fu un uomo in anticipo rispetto al suo tempo. A differenza dei suoi contemporanei individuò la causa dei fenomeni dell’ipnotismo non in forze o fluidi, ma nella semplice suggestionabilità umana: solo attraverso essa è possibile l’ipnosi, e chiunque è suggestionabile, in misure diverse.
Intuì anche che l’ipnosi è un mutuo rapporto dipendente da entrambi i soggetti coinvolti. Se non c’è fiducia nell’operatore, il soggetto sarà diffidente, in allerta e poco suggestionabile, e non otterrà nessun beneficio, per quanto bravo sia l’operatore stesso.
Il suo pensiero fu ignorato per decenni, e occorsero più di cento anni prima che entrasse davvero a far parte della visione della comunità scientifica. Di tanto era in anticipo l’abate Faria.
Citando (molto liberamente) il quasi eccessivo Child Psychiatry and You di Buyanov:

Faria ha affrontato l’umiliazione e la persecuzione. Ha sopportato le prigioni e lo Chateau d’If. Ha affrontato processi e tribolazioni. E’ stato invidiato e frainteso. In una parola, ha avuto il destino dei Grandi. Poiché non ha avuto paura e ha combattuto per la verità e non per avere il suo posto alla fiera delle vanità.

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* Fu Reichenbach a dare una definizione di questa forza – da lui chiamata Odic Force (OD) – che nella mia testa urla fortissimo JEDI

La “Odic Force” (chiamata anche Od [õd], Odyle, Önd, Odes, Odylic, Odyllic, od Odems) è il nome dato nella metà del 19° sec all’energia vitale (o forza vitale) dal Barone Carl von Reichenbach.

Von Reichenbach coniò questo nome ispirandosi al dio vichingo Odin nel 1845. Von Reichenbach individuò una forza, collegata, compenetrata e composta da elettricità, magnetismo e calore, pur rimanendo distinta e indipendente da queste; una forza che si emanava da tutte le sostanze e in grado di influenzare le persone, proporzionalmente alla loro sensibilità.

Chiamò questo concetto “Odic force”. E affermò che questa forza permeava tutte le piante, tutti gli animali e ogni uomo. Una forza intrecciata e generata dalla vita stessa.
Sostenne che la “Odic force” fosse visibile nell’oscurità più totale, apparendo come auree di colore attorno alla materia vivente, ai cristalli e ai magneti. Sosteneva che per poterla vedere fosse prima necessario passare ore nella più completa oscurità, e che comunque non tutti fossero in grado in grado di acquisire questa capacità.

La paragonò ai concetti orientali del ch’i e del prana. Individuò nell’OD un flusso positivo ed uno negativo, e un lato luminoso ed uno oscuro. Durante la manipolazione dell’OD, l’emanazione coinvolge principalmente mani, bocca e occhi.

da wikipedia