Il taccuino di Martin Sileno (1)

Idee, sogni, abbozzi e frammenti che al momento non ho tempo o voglia di sviluppare.
 

Futuro.  La terra ospita anche una razza aliena. Gli alieni sono completamente glabri e non hanno sesso. Sono ghettizzati e spesso colpiti da atti di violenza, ostracismo, razzismo etc etc.

Bobby è il protagonista. Un ragazzo WASP di una famiglia molto ricca e ben connessa.

Nell’annuale giornata per i diritti degli alieni, si presenta a casa completamente rasato. Perchè è convinto che sia una battaglia importante e vuole essere partecipe al 100%.

La famiglia, pur se sorpresa e in imbarazzo, supporta l’iniziativa perché si è sempre professata di larghe vedute e ha sempre abbracciato (a parole) il messaggio d’uguaglianza della legge e della società civile. Solo il nonno, ancora a capo delle industrie di famiglia, è quasi offeso dal fatto che il nipote si sia mascherato da “uno di quelli”

La giornata passa ma il ragazzo continua a radersi ogni giorno. Per strada spesso lo insultano, e anche a scuola ci sono gruppi che lo tormentanto: nella sua scuola non ci sono alieni, e il preside ha convocato i genitori, perchè “è vero che tutti sono uguali, ma insomma, sembra che ci sia uno di loro che gira per la scuola”.

La famiglia è sempre più spazientita e intollerante, perchè se nel giorno dei diritti alieni è quasi nobile girare come uno di loro, farlo dopo rischia di far passare il ragazzo per un alieno, e ai genitori questa cosa non va giù, nonostante i loro proclami di uguaglianza. E il fatto che il ragazzo insista che sia importante sostenere la causa proprio ora che non è la giornata dei diritti alieni li fa arrabbiare.

Assistiamo pian piano alla scomparsa della maschera ipocrita che la famiglia e società che il ragazzo frequenta indossavano, disprezzando sempre più il suo apparire come un alieno. Fino a iniziare ad estrometterlo, a punirlo e a sfavorirlo proprio come se lo fosse. Eventualmente magari anche a trattarlo con violenza.

Oppure tutto ciò potrebbe essere scatenato non dalla purezza di intenti del ragazzo, ma dal suo frequentare, come amica prima e sempre più intimamente poi, una aliena (ok non hanno sesso. meglio dire che sono ermafroditi). Spingendo famiglia e amici nello stesso percorso di disvelamento delle ipocrisie, fino a che essa viene cacciata o espulsa da scuola o malmenata o addirittura violentata. Il giorno successivo si rivela che era una umana, e che, insieme, lei e il ragazzo avevano deciso di fare tutto questo per far vedere alla società finto-aperta che frequentavano quando falsa fosse in realtà.

Tutti allora fingono che in realtà non avevano nulla contro di lei, che erano stati equivocati o semplicemente negano di non essere mai stati amichevoli. La maschera torna al suo posto.

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Pubblicato il aprile 10, 2012, in Taccuino con tag , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 3 commenti.

  1. e loro accettano che la maschera torni al suo posto? mi sa di finale insoluto…uno di quelli che mi fa arrabbiare molto..
    “tutti allora li uccidono per aver creato un falso allarmismo” questo si che è proprio distopico
    😉 ma sarebbe il mio finale non il tuo, peccato tu non abbia tempo

    • In effetti il punto era proprio frustrare il lettore. Quando dici loro, a chi ti riferisci? se ti riferisci a famiglia e societa’, certo che accettano. L’ipocrisia e’ appunto quella. Se invece ti riferisci ai due ragazzi, eh beh: no non accettano, e la frustrazione deriva dal torto evidente che i protagonisti subiscono, non solo negli atti di razzismo, ma nel vederseli negati una volta concluso il tutto. Che ci puoi fare? Un razzista non ammettera’ mai di esserlo. Al massimo puoi andartene tu. Ma l’idea era finire sulla frustrazione del protagonista, prima che dedida di fare qualcos’altro ancora

  2. loro erano i ragazzi, si.
    ok, ma personalmente mi convincono di piu i personaggi (ed i romanzi) in cui la paravola di maturazione del protagonista si completi, in un modo o nell’altro.
    con quel finale li lasci sospesi come se i fosse un etereo fermo immagine sulla loro espressione totalmente basita…senza divenire

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