Il taccuino di Martin Sileno (3)

Sarà che sei un romanticone, sarà che ultimamente ti ronza in testa, sarà che ti sei innamorato (dopo un primo momento di perlplessità) della caraterizzazione di Sibir in Red Heat* su 2MM, sarà che è estate… l’idea è la storia d’amore.

Artemide era figlia di Zeus e Leto, sorella gemella di Apollo.

wiki dice di lei:

Era la dea della caccia, della selvaggina e dei boschi e una divinità lunare. Era, per sua espressa richiesta, vergine ma era adorata anche come dea del parto e della fertilità perché si diceva avesse aiutato la madre a partorire il fratello Apollo

Era una dea bellissima e, come raccontano i suoi miti, irraggungibile. La mitologia è pienda di uomini e dei che vengono travolti dal desiderio per le sue forme atletiche, per la sua indomita vitalità. Si innamorano di lei (o, siccome stiamo parlando dell’antica grecia, cercano di violentarla) e fanno tutti una brutta fine, come Attone che la spiò fare il bagno e finì cervo divorato dai suoi cani; ma Artemide era implacabile con chiunque perdesse la propria veginità: Zeus violentò Callisto, e Artemide la punì; ad Aura ( che – vergine anch’ella – dubitò della verginità di Artemide poichè troppo bella e femminile) impose lo stupro da parte di Dioniso. E via così.

Ma Orione (che, come molte storie greche viste con gli occhi di oggi, era un bastardo violento, spaccone, stupratore ed egocentrico), suo compagno di battute di caccia, le rubò il cuore. Ma poi corteggiò le sue ancelle e finì male anche lui.

So che la percentuale di twilightismo in quanto sto pensando è pericolosamente alta, ma vorrei che la storia andasse (per durezza e prosa) in tutt’altra direzione.

Un uomo, non necessariamente un grande re o guerriero, durante una battuta nei boschi, incontra di sfuggita Artemide. Potrebbe essere che la veda fare il bagno (ma che la dea stavolta non se ne accorga). O che presti soccorso a qualcuno (donna o animale) che si riveli poi essere una delle compagne della dea e arrivi così a vederla. Non è nemmeno necessario che sia ambientato nell’antichità. Un futuro lontano come quelli tratteggiati da Simmons nelle sue due saghe si prestano a contenere qualsiasi elemento (e infatti nella seconda abbondano divinità greche, per dire).

Insomma, il pover’uomo si innamora. Sa che non può assolutamente osare, pena la morte, e se ne va. Ma è ossessionato. La sua vita va a rotoli. Non riesce a superare il sentimento. E quindi ci prova.

Ora, partendo dalla più scontata delle interpretazioni del mito (roba che manco l’Orione di Melosio nell’opera di Cavalli**), riusciresti a raccontare la storia dei suoi tentativi, cercando di non risultare polpettosamente diabetico? Non so.

Potrebbe essere un urban fantasy, e Artemide essere a capo di una mafia di sole donne. (senza nemmeno scomodare il fantasy: innamorarsi di una capofamglia yakuza ad esempio (ammettendo che esistano capi yakuza femminili oltre a MarikoYashida e O-Ren-Ishi).

Ecco ora una idea di ambientazione che potrebbe risultare interessante, se ti prendi la briga di studiare davvero la yakuza (e non di guardarti i filmacci).

Come potrebbe un uomo, magari anche un nobile di spirito (un abile artigiano di spade, o un artista di altre discipline giapponesi. Scrittura, ad esempio (intendo proprio l’arte di scrivere i kanji)? O un poeta, magari?) avvicinarsi ad una figura così invischiata nel mondo della malavita? Cercando però di non esagerare, non stiamo facendo “innamorarsi del diavolo/demone”, Artemide era violenta, selvaggia, indomabile, ma non crudele o diabolica. Le difficoltà con la yakuza potrebbero essere più relative alla società yakyuza che alla decisione di verginità inviolabile uberfemminista della figura in sè, spostando troppo il fuoco della questione.

Però oltre che a scrivere di combattimenti e cose violente (che comunque visti i soggetti in questione si possono introdurre perfino qui), la figura dell’amante disposto a tutto nel suo desiderio impossibile, nel suo cercare di conquistare la donna/dea inarrivabile, è qualcosa che vorrei provare a raccontare.

[questo sproloquio a ruota libera necessita successivi approfondimenti]

————————————

* magari a breve un po’ di commenti su questo.

** la trama: Orione, accecato perché in stato d’ebbrezza aveva violentato la moglie (o la figlia) del re di Chio, arriva a Delo accompagnato dal fedele servitore Filotero, per riacquistare la vista andando incontro al sole che sorge (Apollo); qui è però vittima di un crudele scherzo di Amore, che non solo fa innamorare della bellezza di Orione l’Aurora e la casta Diana, ma suscita la gelosia reciproca delle due dee, oltre che di Titone (che dell’Aurora è marito) e di Apollo (che di Diana è fratello). Apollo adirato fa sì che Diana, senza saperlo, colpisca a morte Orione con una sua freccia; si adira Nettuno (che di Orione è padre) suscitando una tempesta; interviene Giove che riporta la pace tra gli dèi, spiegando che Orione non è morto per volontà del Destino, ma per essere trasformato in costellazione. (da qui)

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Pubblicato il giugno 25, 2012 su Taccuino. Aggiungi ai preferiti il collegamento . 6 commenti.

  1. Sarà che anch’io sono in un periodo particolare, ma sappi che leggerei ben volentieri una storia impostata su queste basi 😉

  2. bella l’idea (ma da una donna è prevedibile) però credi davvero di impelagarti nella yakuza, poco onore molto codice di hammurabi?
    per non parlare della cultura: rischi di dover complicare molto il lavoro di costruzione del personaggio (ma questo so che ce la puoi fare)
    e qualcosa di violento ma più matriarcale?

  3. la matriarcalit’ non e’ necessaria. La yakuza era affascinante di per se’, ma il mito di Artemide non ha necessita’ di societa’ strutturate. Artemide era una cacciatrice solitaria, al massimo avev ale sue comagne di caccia e qualche cacciatore amico occasionale. Una societa’ intera (e quindi le difficolta’ di entrarvi per un maschio) spostano il punto dalla inaccessibilita’ della donna in se’ e per se’ all’inaccessibilita’ indiretta data dalla societa’ in cui e’ immersa. Ti riferivi a qualcosa in particolare?

    • non parlavo di società organizzata e strutturata, pensavo un pó ad una famiglia che affida le redini della gestione alla madre (vedi famiglia e madre in senso figurato non necessariamente in senso stretto), ma non mi ero fatta un’idea più precisa.
      comunque adesso ti toccherà farci leggere qualcosa 🙂

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