Archivio mensile:agosto 2012

No reboot cercansi

Bisogna che riprenda i ritmi che mi ero prefissato. Due post di qua, uno di là. Ogni settimana.

Con questo weekend (Labor Day, weekend lungo) finiamo agosto. Da settembre ci riproviamo.

Ordunque.

Questa settimana Mr Giobblin sta scrivendo di reboot, prequel, sequel et cetera nel magico mondo di Hollywood.

Ed è vero che il problema  no idee nuove affligga il cinema.

Ma vediamo un po’ meglio.

Il megablockbusterone da millemila paperdollari ( e tutto il mercato di grossa dstribuzione) continua a pescare senza pietà storie già confezionate (da altri media o da film precedenti). Ma sappiamo benissimo che non è solo paura dei produttori, è anche quello che le gente vuole. Per poca curiosità, o perchè fan, o per il fatto che l’uomo preferisce riascoltare la stessa vecchia storia (o canzone) ancora e ancora, piuttosto che una nuova.

Se uno guarda più in basso, non è che le idee nuove manchino. Certo, sono in mezzo a ciarpame, idee vecchie come il cucco, film scritti male e recitati peggio. Ma in IMDB, nella categoria fantascienza, elenca più di 200 film in uscita da qui a due anni.  Ora, ci saranno un sacco di film che ricadono nei casi citati da mr Giobblin (il remake di cortocircuito, santoddio) ma, personalmente, qualche titolo per cui sono curioso c’è.

Vediamone qualcuno.

C’è Fraktalus, di James Ward Byrkit: A motley group of astronauts travel unimaginable distances across time and space on a quest for a glimpse of something beyond known reality.

Magari è una cazzata pretenziosa. Ma non può essere peggio del remake di Total Recall (si l’ho visto. si salva solo la bocca della Biel. per il resto, sangue dagli occhi).

 

 

Forse vale la pena di vedere The Vanquisher di Dean Gold (che peraltro credo altrove sia già uscito): Sector 70 is a noir-ish dystopian future where prosperity belongs to the few – and those determined to take it. Jarron Brenner did well by the system until his body was invaded by the technology he helped to sell. After a series of traumatic events, a mysterious agent Miranda May takes it upon herself to help save Jarron’s life. Soon, however, they find themselves hunted by the shadowy forces of an alien conspiracy.

Può essere peggio di Prometheus? Ne dubito forte.

Uscirà Brave New World: RevolutionAfter super-villains obliterate Chicago in 1976, those Americans fortunate enough to have powers must either work for the US government or go underground. Today, the legendary Patriot leads the rebellious Defiance against his former masters, the sanctioned super-powered operatives known collectively as Delta Prime. When the Primers capture Patriot, his friends must find a way to break into the toughest super-prison ever created-or watch him be executed before the entire world.

Sembra una roba di supereroi e supermazzate. Quindi io già lo promuovo. E potrebbe essere più serio di Avengers, e meno pesante di The Dark Knight Rises. Che sarebbe anche il caso.

Skate God. Solo per la trama un’occhiata gliela darò: A skateboarder in a dystopian future comes into self-discovery he is the scion of a Greek god and must use his new found powers to stop an arcane society from taking over mankind.

(cioè, MACCOSA?) a meno che non sia un teen movie tipo Percy Jackson, per restare nelle cagate tirate fuori da altri media

 

C’è The prototype, per cui ho una fotta notevole e vi agevolo il trailer.

 

Poi si inizia ad andare a naso. Di questi due non si sa una fava, ma le locandine mi tittillano il giusto:

Logic of Being, e the Last Immortals

 

Purtroppo saranno robe pressoché non distribuite, o in tre sale in croce. Per due spettacoli pomeridiani.

Però se Multivac ci assiste, magari qualcosa di decente salta pure fuori.

—-

Nota importante: io ho provato a cercare se i film succitati sono trasposizioni di libri o videgiochi o fumetti (no, Brave New World revolution non è di Huxley – o almeno, mi auguro davvero che con quella trama l’ispirazione sia altra), e mi pare di no.

Ma se qualcuno ne sa più di me, prego di correggere.

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The First Law trilogy by Joe Abercrombie

SPOILER FREE

Finalmente libero.

Ogni tanto mi capita: casco dentro ad un libro e non riesco a uscirne fino a che non ho letto l’ultima pagina. Il che significa che ogni momento libero viene passato a leggere, significa  che leggo camminando, che allungo le pause al lavoro, che gli impegni vengono rimandati o (meglio) cancellati in favore di una pagina letta in più… insomma, non faccio altro che leggere, lavorare e dormire (mangiare non conta, lo faccio leggendo, così come tutto quello che non richiede due mani).

Però ammetto che quando mi capita, il libro mi piace assai, e la cavalcata sulle sue righe è spossante e entusiasmante al tempo stesso.

Questo per dire che la trilogia della First Law di Joe Abercrombie è una figata pazzesca. Un po’ perchè la mia sensibilità è cambiata, un po’ perchè ha dei personaggi dannatamente buoni, un po’ perchè Joe scrive asciutto e diretto, questa serie di tre libri finisce diretta al primo posto nella mia hit parade fantasy personale*.

[questa non è una recensione. non posso fare una recensione senza metterci qualche rivelazione qua e là, e ho talmente apprezzato i twist (e le improvvise secchiate di merda su questi personaggi) che non mi sogno nemmeno di rovinarli al prossimo]

La storia la sapete: un vecchio mago raduna un barbaro sanguinario, un giovane ingenuo, una guerriera segnata e un viaggiatore spensierato, e parte per una quest, mentre l’Unione è sconvolta dalla guerra e le armate dell’oscuro signore di turno si profilano all’orizzonte.

C’è tutto. Ogni singolo archetipo. Ogni scena classica di battaglia, complotto, epica magia, ascesa sociale, tortura. Se mi chiedeste, “ehi, ma la [inserire scena stra-abusata] c’è?” La risposta è SI. Sicuramente c’è.

Il problema è che Joe non lascia in piedi una sola delle costruzioni-cliché di questo tipo di storia.

Sembra di leggere il Belgariad. Dopo averlo frullato con filo spinato, letame, cocci di vetro, benzina e avergli dato fuoco.

Fidatevi, è difficile dimostrarvelo senza spoiler, ma leggere questi libri è come ricevere una lunga serie di manrovesci sulla bocca, mentre si è costretti a inghiottire manciate di merda e sassi. E Joe fa tutto questo lasciandoti una voglia matta di riceve il ceffone successivo. O la prossima fumante cucchiaiata.

Come? presto detto. In un mondo che più classico non si può (ma che viene descritto solo a spizzichi e bocconi, piano piano nel corso della trilogia) seguiamo i POV di alcuni personaggi mirabilmente descritti. Memorabili, per vari motivi. Ma principalmente perché sono delle merde bastarde che cercano di cavarsela come possono in un mondo che definire stronzo è poco. A suo modo quindi, realistico. E in un mondo plausibile, non c’è da aspettarsi altro. Per dirla con Logen Ninefingers, “You have to realistic about these things.”

Mi rendo conto di essere volgare. Ma ho appena finito il terzo libro. E se negli altri due le cose erano grigie e dure, qui si passa attraverso una lunga sequenza di carognate, di ingiustizie, di sopraffazioni e di pure e semplici sfighe cieche per cui l’uso di altri termini sarebbe un eufemismo**

I personaggi sono credibili, crescono e soffrono davanti ai nostri occhi, e per quanto bastardi riusciamo sempre a identificarci con i POV narranti; non ci sono malvagi fini a sè stessi (e a ben vedere, non ci sono nemmeno buoni).

Personalmente ho adorato lo storpio e deforme Sand dan Glokta, e credo che sarà dura tenerlo fuori dalle mie storie. Diavolo, quel personaggio è tutto quello che vorrei saper scrivere io. O quasi. Il resto è Logen “the Bloody-nine” Ninfingers.

Era tanto che non mi affezionavo così a dei personaggi. Mi mancano già.

Sono 3 libri, circa 1500 pagine, scritte in un inglese scorrevolissimo***. Io me le le sono mangiate in due settimane, e ora ho quella famigliare sensazione di leggerezza e affanno dopo la corsa; di tristezza ed abbandono per essere ormai fuori da un mondo che avevo fatto diventare la mia casa negli ultimi giorni.

I libri sono: “the blade itself“, “before they are hanged” e “last argument of kings“. Leggeteli. Sul serio.

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* si, anche meglio di quel che mi ricordo dell’attualmente in voghissima Martin. Confesso di non aver letto gli ultimi libri, ma ho fermamente giurato a me stesso “mai più una serie se non ho in mano anche l’ultimo libro” (Grazie, Jordan. Che sei pure morto e tirarti gli accidenti è di cattivo gusto, damn).

**no, sul serio. leggetevi il finale. e poi ditemi che non ho ragione, coraggio.

***Non aspettate l’edizione italiana. Il buon Ewan su scrittevolmente informa che la Gargolye inizierà a pubblicarli partendo da uno dei romanzi autoconclusivi ambientati dopo la trilogia, spoilerandone allegramente il finale. E, sul serio, questa è una serie che non volete farvi spoilerare.

così tanto da fare e così poco tempo per farlo

L’estate sta massacrando la mia produttivita’ scrittoria (gia’ bassa di suo). Non perche’ io vada in vacanza, eh. Qui niente vacanze fino a Natale. Ma luglio e’ stato un turbinio di attivita’ tra laboratorio e vita cittadina.

Pero’ non mollo. E quindi, dichiarazione di intenti.

Ho alcuni racconti da finire (o da iniziare totalmente). Voglio partecipare ad alcuni concorsi. E impratichirmi con Scrivener per impaginare meglio gli ebook.

 

Due racconti spin-off per due minuti a mezzanotte
Il resto di Herb’s Den
Come se la cavano Stan e Megan? Male direi, viste le premesse. I due non si sopportano, malgrado lei abbia bisogno di lui, e lui sia vincolato a volerla proteggere. Nelle vie cupe e violente della citta’-stato di Kuala Lumpur, non e’ il Lab il pericolo piu’ grande… Cavolo, questo racconto proprio non mi sta in piedi. Il rapporto tra i due va migliorato, il racconto in fondo e’ tutto li. Ma ancora non ci siamo. Ero perfino tentato di cambiare narratore, usare un altro personaggio e mettere Stan e Megan come comprimari. Ma quando la LeGuin ha fatto la stessa cosa (cambiare protagonista) nel ciclo di Earthsea, mi incazzai tantissimo. E’ barare. Io volevo la storia di Ged, allora, e voglio quella di Stan, qui. C’e’ da lavorarci ancora.
Lunghezza: non vorrei superare le 20-30 pagine. Scadenza: prima della fine della RR, magari entro la fine di settembre (see, come no..)

Un racconto breve con Sibir.
Devo chierdre ad Alessandro il permesso, ovvimaente. Ma continuo ad avere in testa l’immagine di Sibir, seduta in questo bar, con la guancia arrossata e gli occhi tristi. Niente supermazzate, niente action. Sarebbe un racconto pseudo-d’amore. E io non li so scrivere, i racconti d’amore. O meglio, non ne ho mai scritti. Se mi dara’ il permesso, magari provo.
Lunghezza: breve breve. Scadenza: idem come sopra: prima della fine della RR

Concorsi
Hydropunk – the drowned century
il concorso di mister Giobblin. Un mondo sommerso dalle acque, ambientato in un qualsiasi anno del ventesimo secolo, con creature che emergono dagli abissi.
Questo lo vorrei fare, ma per quanto mi riguarda soffre delle stesse pecche che mi hanno impedito di parteciapre a Deinos. La liberta’ lasciata da mr Giobblin e’ massima: si puo’ scegliere qualsiasi taglio  stilistico, qualiasi modifica storica, qualsiasi sviluppo tra superstiti e somemrsi. Eppure, come per Deinos. mi sento imbrigliato in un setting molto definito, e le idee latitano.
Lunghezza: 1000-5000 parole. Scadenza: 1 Novembre

L’ennesimo libro della fantascienza
I barabbisti lanciano un concorso per racconti di fantascienza, unica regola NO FANTASY. Quindi qui non posso lamentarmi per la mancanza di liberta’. C’e’ che il concorso scade a breve, e devo davvero darmi una mossa. Al solito, scrivi di quel che sai. E da biotecnologo, io so di Wet science, piu’ che di Hard science. Ma un modo decente di gestire una wet science in un racconto breve con twist finale ancora non mi e’ venuto in mente. E poi. Vorrei tanto. Paradossi. Temporali.
Lunghezza: free. Scadenza: 6 settembre

Il sole a mezzanotte.
Un raconto fantasy sulla dicotomia tra il bene e il malYAHWNN…
se non fosse che viene proposto su scrittevolmente, dove il simpatico Ewan percula, e a buon diritto, il peggio del peggio del fentasi (grazie al cielo, non solo italico: vedi le vaccate di Goodkind), lascerei perdere. La prima idea che mi viene in mente, infatti, e’: che palle! La seconda e’ moccio rimasticato da 30 anni di cliche’ fentasi. La terza pure. Vedremo se prima o poi avro’ un rigurgito che si possa definire interessante
Lunghezza: 5000-60000 battute. Scadenza: 15 Novembre.

Asylum 100
Sempre su scrittevolmente, c’e’ anche questo concorso. Tema: horror, in qualsiasi sfumatura – erotico, splatter, thriller…
Non ci sono vincoli, e nemmeno scadenza; quando troveranno cento racconti decenti, bon. Per quanto mi riguarda, trovare cento (100) racconti decenti – se abbiamo davvero intenzione di attenerci alla definizione di DECENTI – e’ l’opera di una vita, viste le porcate abborracciate che girano (mie comprese, sia ben chiaro). Ma dato che l’ottimismo e’ il profumo della vita, magari c’e’ speranza.
Lunghezza: 2000-8000 battute. Scadenza: free.

Morti viventi

Questi due racconti non vogliono finire.

La favola dello Spirito del Fuoco e della sua ordalia contro Re Inverno per la mano dello Spirito della Brina. L’ho scritto ormai sei volte, non c’e’ piu’ niente di quello da cui sono parito.  E ancora niente, non mi suona. Che pacco.

Il mio team gonzo-steampunk (un ex-prete con le braccia meccaniche, un gorilla con innesti elettrici al cervello, un cadavere galvanizzato, una donna col torace meccanico, un automa ticchettante, un cervello umano dentro ad una corazza a vapore) contro le creature celestiali evocate dalla regina Vittoria. Ok, e’ scemo, ma e’ tanto per ridere. Quasi ci sono, eh.

Il taccuino di Martin Sileno (4)

– mi scuso per la lenzuolata di testo pesante –

Una notte un centurione Romano, durante l’assedio di Gerusalemme del 70, sta strisciando ferito in un vicolo. La presa della città e la distruzione del Tempio arriveranno, ma alcuni drappelli, guidati da condottieri valorosi, sono intanto riusciti ad infiltrarsi nella città, cercando di facilitare l’accesso degli assedianti. Sono stati sorpresi, e brutalmente decimati. Dispersi tra le vie di Gerusalemme, feriti o spaventati, i soldati romani vengono cercati con foga e fatti a pezzi. Il nostro centurione ha appena perso gli ultimi uomini del suo drappello, e si è salvato a stento dalla folla. La città risuona delle urla dei morenti e delle grida inarticolate delle folle giudaiche alla ricerca dei Romani.

Nel vicolo, steso nel fango, c’è un vecchio mendicante. Sporco, affamato, coperto di piaghe e cicatrici, vede arrivare il romano.

Il romano lo scorge, e con la daga stretta nella mano insanguinata gli si fa incontro. perfino del delirio causato dalla ferita e dal dolore, sa che basta un grido del vecchio per attirare le sentinelle. Eppure il vecchio lo fissa in silenzio, e nel suo sguardo il romano vede che non gli importa affatto cosa accadrà. Gli si trascina accanto, sempre tenendo la daga pronta. Si fissano. E nella notte illuminata a da torce e squarciata da grida, iniziano a parlare.

Dapprima il romano lo minaccia, vuole una mano a mimetizzarsi nella città. E’ ferito, da solo non ce la fa, vuole che il mendicante lo aiuti a non farsi trovare.

Il mendicante lo manda a farsi fottere, fregandosene della lama.

E continuano a parlare, il romando sempre più debole, il mendicante sempre disinteressato e triste, di una tristezza che succhia la vita.

Il delirio del romano peggiora, la debolezza lo assale. Il mendicante lo tormenta, preannunciandogli la morte, le ferite sono troppo gravi. O qualcuno lo troverà. e sarà peggio.

Il romano perde quasi i sensi. Sente qualcuno che inizia a ispezionare il vicolo, cercandolo. Ma è troppo debole per fare alcunché. Eppure il mendicante lo copre coi pochi cenci muffiti che ha, lo sporca di fango e gli si rannicchia accanto. Quando le sentinelle passano, vedono solo due mendicanti che dormono nella polvere.

Il romano si sveglia poco dopo, è ancora notte e la febbre inizia consumarlo.

Il mendicante nella sua disperazione disinteressata, racconta che ha passato quasi trenta anni nelle carceri romane della città.  Non dice per cosa, nonostante il romano lo chieda.

ma quando gli chiede perché sia disperato, la risposta non è per la vita miserabile che sta conducendo o per la lunga prigionia, ma per aver fallito, aver deluso suo padre e aver distrutto tutte le responsabilità che giacevano sulle sue spalle.

E dibattono sul senso di una vita, nonostante la perdita di no scopo a fronte del quale tutto sembra inutile. Nonostante il romano racconti della perdita del figlio primogenito, o dei suoi uomini che gli sono morti tra le braccia nel corso degli anni per colpa delle sue scelte sbagliate, la disperazione del mendicante pare arrivare da una perdita, un fallimento ben maggiore.

potrebbe andargli peggio

Questa è la storia. Tutta da giocare con i dialoghi. Certo, ogni tanto passerà qualche sentinella, o il romano si infurierà e minaccerà il mendicante. Ma c’è una sola scena, e due soli personaggi, accasciati nella polvere di un vicolo di Gerusalemme.

Il mendicante è Gesù. Durante l’interrogatorio con Pilato ha avuto un cedimento, un attimo appena, quando Pilato stava ascoltando le richieste dei sommi sacerdoti, Gesù sussurrò di non voler morire. E Pilato lo esaudì. Gesù capì di aver fallito e cercò urlando, piangendo, minacciando, di farsi crocifiggere lo stesso, ma pilato pensò che fosse pazzo, ed ebbe pietà di lui.

Lo fece battere e fustigare nella pubblica piazza, davanti ad una folla che lo copriva di sputi e cercava di lapidarlo. Vedendo l’agitazione della folla, Pilato allora decise che era più sicuro imprigionarlo. E così fece. per 30 anni Gesù languì nelle carceri romane, sentendo l’essenza divina abbandonarlo per colpa del suo fallimento, sentendo il peso della dannazione dell’intero genere umano, per colpa della sua vigliaccheria.

E invecchiò, divenne, cinico, crudele; poi disperato, senza più voglia di vivere, ma terrorizzato all’idea di trovarsi al cospetto del padre che aveva così tristemente deluso. E infine fu solo vuoto, senza più scopo o scintilla di interesse. E quando lo gettarono fuori, solo un vecchio come tanti oramai, si limitò a trascinarsi da una via all’altra, mendicando quando la fame era troppo dolorosa, mentre come il famoso mendicante dei vangeli, i cani venivano a leccagli le piaghe.

Ma sarà proprio parlando al romano che riuscirà a completare ciò per cui era venuto.

Il romano capisce a stento quanto gli viene detto, per lui la religione ebraica è solo un guazzabuglio di regole assurde e paure primordiali. Ma le parole del vagabondo, la sua disperazione, lo toccano in profondo. Lui scambierà tutto il scorso sul Padre e sulla remissione dei peccati per tutt’altro. Ma coglie bene il discorso della nuova venuta. L’arrivo del giudizio per tutti gli uomini, a condannare chi è indegno e ha tradito i suoi valori. Nella sua mente però i valori sono quelli di ROMA, e il decadimento è quello a cui negli ultimi cento anni gli imperatori la stanno trascinando.

Gesù alla fine si sacrifica, gettandosi in mezzo ad una truppa di sentinelle per dar modo al romano di scappare. E con l’ultimo respiro gli sorride e gli dice “và, la TUA fede MIha salvato“.

Le ferite del romano a sentire ciò guariscono, e una fiamma di Spirito Santo discende su di lui. Ora è pronto, tornerà nella sua Roma, e la incendierà con le sue parole. Per riportare l’impero ai fasti di Augusto, così che l’aquila possa allargare le sue ali su tutta la terra.

Qua la difficoltà è rendere gradevole l’alterco tra i due, lasciando che comunque le informazioni necessarie filtrino tra le battute.

Posso farcela? Intanto me la appunto, che questa idea me la stavo perdendo…

Pennellate veloci di supernerdismo

Ogni tanto mi sorprendo a vagare altrove con la mente, di solito in questioni che oscillano tra l’assurdo (il numero di Avogadro, in piselli, coprirebbe gli Stati Uniti con uno manto verde spesso 4 km) e il nerd spinto (quale potrebbe essere il più interessante utilizzo per la telecinesi?)

I supereroi quest’anno tirano, non c’è che dire, ma io ho sempre avuto una passione per gli eroi in costume (e non) e mi sono spesso fatto l’ipotetica domanda: se potessi avere un superpotere, quale vorrei? Niente di stano quindi che spesso mi ritrovi a pensare ad una risposta.

Di primo acchito mi verrebbe da rispondere: il fattore rigenerante. No malattie, no ferite incapacitanti, no invecchiamento o dolori costanti. Nella vita di tutti i giorni sarebbe senz’altro un bel cambiamento.

seiv de cirlider, seiv de uord

Però poi ti viene la voglia di provare cose più superpowa. La telecinesi per me vince tutto, anche senza sendere in nerdismi come hanno fatto con X-man (vibrare attraverso le molecole, scaldare, passare da una dimensione all’altra…). Semplicemente muovere le cose (e se stessi) con il pensiero, nel macromondo. Senza contare che una quantità non indifferente di altri superpoteri può essere ripordotta con una telecinesi ben controllata ed efficace: volare, superforza, agilità, invulnerabilità (se la utilizziamo su noi stessi); qualsiasi potere fisico, negli effetti se non nella dinamica, può essere riprodotto con la telecinesi. (si, Chronicle mi è piaciuto un casino). Senza contare che basterebbe un giro di tanto in tanto nei casinò per non doversi mai più preoccupare del conto in banca (se non si vuole fare di peggio).

Telepatia e teletrasporto sono interessanti, ma piegare gli altri al mio volere non mi ha mai affascinato, e pur essendo un pessimo lettore del comportamento altrui, non mi interessa nemmeno vedere cosa c’è dentro la scatola cranica della gente; spostarsi da un luogo all’altro così – snap – ora che sto lontano da casa e ho amici sparsi in almeno 3 continenti diversi, sta acquistando molto molto fascino (anche non dover mai fare il pendolare, entrare e uscire da luoghi ancora (o già) chiusi. Eppure, pur essendo il super potere che più si incastra nella vita di tutti i giorni, movimentandola, non mi permetterebbe di fare un’altra vita. Diciamo che colorerebbe la vita di tutti i giorni con molta più variabilità (stasera vado a vedere Pechino, poi mi dormo da un’amica a Londra e domattina sono al lavoro puntuale (si, me ne sto sbattendo dei fusi orari), ma in fondo in fondo non mi convive. (no ho mai visto Jump. e visto che ne sento solo parlare male, mi sa che passo)

I velocisti mi piacciono un casino, ma un casino proprio. Solo che non riesco ad accettarli nemmeno con la più sfrenata sospensione d’incredulità: solo perché sei più veloce non vuol dire che non ti stanchi: un centometrista non ti corre così per kiometri e kilometri, e di sicuro non lo fa portandosi dietro qualcuno; nei fumetti velocisti attraversano città e stati interi, corrono con la gente in braccio e a me vien il fiatone solo a pensarci. Bocciato.

I vari poteri bislacchi (quelli al limite del powerplay per dire) non mi interessano, fatico a visualizzare gente che vola urlando, che emette energia dalle mani, che modifica la realtà col pensiero… e poi lo scopo non è diventare un guerrigliero, è interagire nel mio mondo. Che mi frega di sparare laser dagli occhi?

In conclusione, penso che penderei il fattore rigenerante per vivere a lunghissimo e vedere cosa succede dopo, pur sapendo che in questa lunga vita continuerei a pensare a che figata sarebbe stata se invece avessi preso la telecinesi…

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un potere che non ha gli stessi benefit degli altri, ma che potendo prenderei assolutamente, è l’invisibilità. Quando ho visto le prime due stagioni dei Misfits ho fatto un salto visto che Simon fa esattamente quello che vorrei fare io. Sparire per i fatti miei e stare in mezzo alla gente senza che la gente possa vedermi. Libertà.

cioè, quasi