Stand-up comedians

Ultimamente guardo molti stand-up comedians.

Fanno ridere (non tutti), sono un buon esercizio per l’inglese e sono gratis su youtube.

Prima di inizare a cercare qualche nome, conoscevo solo George Carlin. Ora ne ho trovati una quindicina (di nomi, spettacoli molti di piu’)

Spulciando la rete se ne trovano tanti. Non tutti mi piacciono, ma alcuni mi hanno davvero divertito.

Inoltre mi piace cercare di capire perche’‘ facciano ridere. La maggior parte di loro racconta ovvieta’, o aneddoti personali piu’ o meno banali. Eppure si sorride. E a volte si ride proprio*.

Non mi interessa scrivere qualcosa di comico, ma mi piace notare come si muovono, le inflessioni della voce, le espressioni lessicali. E soprattutto, le pause. Ma no, provare proprio no. Non ho il piglio da stand-up comedian.

Qualche consiglio per allietarvi le serate.

Christopher Titus – Neverlution (2010)

Questo, pur trasudando americanismo, e’ forse quello che mi e’ piaciuto di piu’. A suo modo, ha provato a fare uno spettacolo sociale E divertente. Nel complesso niente male. E non e’ poco direi. Senza contare che va per 105 minuti live senza pause e senza gobbo. Riguardo al discorso che faceva Davide Mana l’altro giorno, qui Titus si da’ una risposta: se sei arrivato da qualche parte, se hai dato davvero il massimo, e’ perche’ un giorno qualcuno per cui provavi un briciolo di stima ti ha detto: ‘lascia stare, non vali granche’ . E tu ti sei rimboccato le manice e spaccato la schiena per arrivare un giorno a fargliele ingoirare, quelle parole. (traduco a memoria) Non so se e’ il massimo, come soddisfazione. Certo e’ che se mi arrivasse un  sms con scritto “trophies”, saprei cosa fare.

Jim Jeffries – Alchoolocaust (2010)

Questo australiano gioca tutto sull’assenza di valori. Beve, va a donnacce, e’ misogino, o’animalo. Mi fa sbragare. E’ una versione divertente delal comicita’ da cinepanettone, con la differenza che questa fa ridere. Forse perche’ un poco piu’ plausibile. Comunque. Lo show e’ un susseguirsi di racconti imbarazzanti in cui non Jim fa la figura del figo, semplicemente del debosciato. Se devo dirla tutta, mi ricorda Belushi.

Lewis Black – In God We Rust (2010)

Eccone uno che devo conoscere meglio. E’ di un altra generazione, e si sente. Ma il suo stile e’ molto paricolare. Lento, composto, quasi stanco. E poi, le piu’ meravigliose eruzioni di rabbia, bile e cinismo appaiono come un Krakatoa malvagio  tra una parola e l’altra. Il filo conduttore e’ meno evidente, siamo piu’ a livello del vecchio rincoglionito che si lamenta di tutto e di tutti come faceva mio nonno. E non fa ridere di per se’. Fa ridere per lo stesso motivo per cui io sbraco al monologo del Sgt.Maj Hartman in Full metal jacket. O agli sbrocchi di Clint Eastwood in Gran Torino. Perche’ lo spettacolo a pensarci bene e’ una lunga sequenza di elaborati insulti. E io lo adoro.

—–

* Inoltre sarebbe interessante parlare del fatto di come esser presnti in tanti (magari live) ad uno spettacolo del genere aumenta esponenzialmente la risposta allo stimolo, in questo caso del divertimento, ma vale per tutte le manifestazioni collettive.

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Pubblicato il settembre 26, 2012, in visioni con tag , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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