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(B)Looper

nota 1. seguono spoiler.

nota 2. l’audio in sala era un casino, puo’ essere abbia frainteso qualche dettaglio.

ci sono molte cose che si possono infilare in un film fantascienzo sui viaggi nel tempo. Esplosioni, scene di azione, tette. E viaggi nel tempo.

Non si puo’ pero’ fare un film sui viaggi nel tempo senza logica. Ci sono varie versioni possibili di vaggio nel tempo, con effetti diversi e regole diverse. Non puoi paciugare proprio su quello.

Looper e’ un film fiacco, che infila delle idee interessanti e le sviluppa con una pigrizia, con una banalita’ soporifere (qualcuno ha detto In Time?).

gli effetti della logica in questo film

la trama in brevissimo: nel futuro i viaggi nel tempo esistono, ma sono cosi’ vietati che solo la mafia li usa, per commettere i suoi omicidi(mah). I looper ricevono questi pacchi dal futuro, li uccidono e li fanno sparire, finche’ un giorno il pacco sono loro stessi dal futuro. Ucciso il vecchio se stesso (chiuso il loop), i looper sono liberi dal contratto. Ora devono solo spender tutti i soldi che hanno accumulato finche’, tra una tentina di anni, la mafia li verra’ a cercare e li spedira’ indietro, per cancellare le prove del viaggio nel tempo (dont’ ask). Senonche’, quando vanno a prendere BruceWillis, ci ammazzano pure la moglie, e BruceWillis,  che e’ appunto BruceWillis e non un JosephGordonLevitt qualunque, si incazza, ammazza i sicari e decide di tornare indietro nel tempocomuqnue, per massacrare il Rainmaker (che e’ tipo il capomafia segretissimo e terrible del futuro) quando e’ ancora bambino (cof cof terminator cof cof).

JosephGordonLewitt non lo ammazza e parte il casino.

Al che la mafia dei looper comincia una caccia piuttosto comica che vede come prede sia il giovane che il vecchio (e inolte il giovane caccia comunque il vecchio). BruceWillis (che, per farla breve, ha tre indirizzi dei possibili bambini futuri rainmaker ma non sa quale sia quello giusto) inizia a uccidere i suoi bersagli uno per uno (cof coff Terminator cof cof) mentre il giovane che ha culo va direttamente da quello giusto, un bambino che vive in un campo di granturco nel Kansas con sua madre Sara (cof cof terminator cof cof). Ah gia’, il 10% della popolazione mondiale e’ ora loffiamente telecineta (nel senso che puo’ sollevare monetine o poco piu’) e la cosa non centra un cazzo per tutto il film, finche’ non si scopre che il bambino e’ invece un telecineta mutante di classe Ommadonna, e che sarebbe poi il motivo per cui riesce a diventare un megaleader nel futuro.

(Lo so, c’entra niente, ma lo sceneggiatore aveva visto Chronicle gli era partita la fissa, che vi devo dire. Sul serio, non c’e’ alcun bisogno di questa cosa. La trama scorre benissimo anche senza, probalmente meglio.  Serve solo per fare scene fighe con robe che volano)

KANEDAAAAAA!

Ok , ora vediamo l’ERRORE.

Il film ha nei primi 10 minuti una sequenza magistrale e dannatamenta angosciante, in cui un looper del futuro, lasciato fuggire dal looper del presente, viene braccato (dopotutto dobbiamo sapere in qualche modo quanto sia grave farsi scappare il proprio se stesso da vecchio, no?). E la caccia funziona cosi: si acchiappa il looper giovane, e gli si incide sul braccio un messaggio per il looper vecchio (tipo, fatti trovare nel tal posto alla tal’ora). Il messaggio, cicatrizzato, appare sul braccio del looper vecchio. Per rendere piu’ pressante l’invito, si taglia via pezzo per pezzo tutto il corpo del looper giovane, cosi che il vechio veda sparire prima le sue dita, poi il suo naso, poi i suoi piedi, poi polpacci e avambraccie e cosce etc, cosicche’ all’appuntamento ci si trascina un fagotto informe, e gli si spara in testa.

E io nel cinema vuoto (qui c’e’ l’uragano e non molti escono per andare al cinema) che penso: cazzofigata. E invece era solo un trappolone per convincermi a stare fino alla fine. C’era mica bisogno,  fuori vien giu’ che dio la manda, stavo fino alla fine comunque.

Insomma, la regola e’ questa: se torni indietro nel tempo e cambi qualcosa, cambia il futuro, come in Ritorno al Futuro. (infatti il vecchio looper non aveva cicatrici o altro, ma tornando indietro nel tempo causa quelle cicatrici al suo io giovane e quelle – puf – appaiono).

Ma alla fine si scopre che BruceWillis ammazzando tutti crea il RainMaker. Cioe’ come in Terminator. Pero’ nel suo futuro il RainMaker c’era gia’ (e lui non faceva niente per crearlo, lo sappiamo perche’ in un avantiveloce vediamo i 30 anni da quando – in teoria – JosephGordonLevitt uccide se stesso e inizia a spendere i suoi soldi trasformandosi in BruceWillis fino al momento dello scazzo furente di BruceWilis suo ritorno indietro per cambiare le cose). E allora chi lo aveva creato, nel futuro di BruceWillis?

INCORRECT!

Poi le somme cazzate.

1) ma se il viaggio nel tempo e’ cosi’ illegale che piu’ illegale non si puo’, com’e’ che la mammina ex viveur dispersa nel Kansas conosce i Looper?

boobies and gun

2) ma se non serve una piattaforma di arrivo per il viaggio nel tempo, (e infatti dal futuro i condannati arrivnao in mezzo ad un campo di grano), perche’ non mandare indietro un tuo uomo a mettere su un acciaieria, e spedire dal futuro la gente direttamente in un altoforno, invece di creare una oranizzazione di looper ad alto rischio che qualcosa vada storto ?

3) ma se non vuoi gente del futuro libera nel passato, perche’ sperdirli indetro vivi? mettigli una palla in testa un secondo prima di spedirli indetro, tanto sono legati e incappucciati, no?

4) ma se quando muore il looper giovane scompare vecchio, perche’ fare a pezzi pian piano il giovane per attirare il vecchio? spara al primo, risolvi entrambi i problemi, no?

5) ma se nessuno dell’oranizzazione e’ presente quando i looper uccidono e si sbarazzano dei cadaveri, e l’unica prova e’ la consegna del metallo prezioso (che dal futuro mandano indietro assieme al condananto, come pagamento), che motivo hai di uccidere te stesso, se non vuoi? Controlla il pagamento prima di sparare, tanto il tipo e’ sempre legato e incappucciato, se e’ d’oro (cioe’ se sei tu stesso. se argento e’ un anonimo tizio), prendi l’oro, slega te stesso e digli/ti di togliersi dai piedi.

6) ma perche’ fare uccidere un looper da se stesso? mandalo come anonimo condananto ad un altro looper, che non avra’ problemi di coscienza a farlo fuori.

7) ma com’e’ che l’altro looper cattivo ritorna alla fattoria? E prende Sara mentre JosephGordonLevitt ancora dorme?

8) ma davvero qualcuno pensa che, in qualsiasi universo narrativo, JosephGordonLevitt possa fare la pelle a BruceWillis?

Ultime note:

Non so se sia peggio il trucco per vecchio Weyland/Guy Pierce in Prometheus o quello con cui mi fanno il giovane BruceWillis sulla faccia di JosephGordonLevitt.

spot the differences

Grazie per la scena di sesso totalmente gratuita e appiccicata con lo sputo. Vi odio per averla solo accennata e poi sfumata a nero.

Un Looper Meglio Riuscito:

“se non fai il bravo ti appiccico la mia faccia in faccia”

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Baltimore book fest

Mi sono appena saprato una tre giorni di meeting, presentazioni e lectures con autori americani.

Si prega di notare che era tutto gratis e pure c’era un tenda dedicata interamente a Sci-Fi e Fantasy.

Il mercato americano del fantastico e’ molto ricco, e la scelta e’ amplissima. Purtroppo non conoscevo nessuno degli autori qui presenti.

Ma l’impressione e’ che fossero dei cazzari da competizione (anche se grazie al cielo nessuno si e’ avvicianto allo “Scrivere è come starnutire”) ben pasciuti di regole e manuali (che io adoro); dei grandi distrubutori automatici di romanzi, delle macchine sforna storie. Un fastfood del libro. Gli chef Tony della scrittura. E alcuni, pure ingacabili.

Comunque mi leggero’ qualcosa, per vedere che combinano.

La cosa piu’ interessante e’ stata l’incontro con una scrittrice fantasy spagnola, che scrive e pubblica fantasy sul mercato americano (che personalmente mi attira molto piu’ di quello nostrano)

Dopo aver parlato con lei per una mezz’oretta, posso dire a ragion veduta che il suo inglese sia meno corretto del mio, anche se sta qui da 20 anni. E il suo consiglio e’ di non passare per traduttori, ma di addestrarsi a scrivere in inglese (e poi magari affittare un buon editor per mettere tutto a posto). Sicuramente una bella iniezione di speranza, visto che ogni tanto penso che il mio scopo ultimo (fare lo scrittore/gironalista scientifico/laqualunque sul mercato inglese) sia un sogno irrealizzabile, perche’ il gusto, l’orecchio di un’altra lingua non potra’ mai comperere con con la quelli di un nativo, alla mia eta’.

Non so se e’ fattibile, ma il mio piano da qui a 4 anni e’ il seguente: finire entro il 2012 i racconti che ho per le mani e in progettazione. E con l’anno nuovo, partire con qualcosa di piu’ ambizioso e a lungo termine. Un romanzo in italiano (osticissimo data la mia costanza) e passare a scrivere short tales solo in inglese.

Vedremo.

Ah, e mi sono pure beccato un concerto di piano e contrabbasso alla Peabody Library.

 

Stand-up comedians

Ultimamente guardo molti stand-up comedians.

Fanno ridere (non tutti), sono un buon esercizio per l’inglese e sono gratis su youtube.

Prima di inizare a cercare qualche nome, conoscevo solo George Carlin. Ora ne ho trovati una quindicina (di nomi, spettacoli molti di piu’)

Spulciando la rete se ne trovano tanti. Non tutti mi piacciono, ma alcuni mi hanno davvero divertito.

Inoltre mi piace cercare di capire perche’‘ facciano ridere. La maggior parte di loro racconta ovvieta’, o aneddoti personali piu’ o meno banali. Eppure si sorride. E a volte si ride proprio*.

Non mi interessa scrivere qualcosa di comico, ma mi piace notare come si muovono, le inflessioni della voce, le espressioni lessicali. E soprattutto, le pause. Ma no, provare proprio no. Non ho il piglio da stand-up comedian.

Qualche consiglio per allietarvi le serate.

Christopher Titus – Neverlution (2010)

Questo, pur trasudando americanismo, e’ forse quello che mi e’ piaciuto di piu’. A suo modo, ha provato a fare uno spettacolo sociale E divertente. Nel complesso niente male. E non e’ poco direi. Senza contare che va per 105 minuti live senza pause e senza gobbo. Riguardo al discorso che faceva Davide Mana l’altro giorno, qui Titus si da’ una risposta: se sei arrivato da qualche parte, se hai dato davvero il massimo, e’ perche’ un giorno qualcuno per cui provavi un briciolo di stima ti ha detto: ‘lascia stare, non vali granche’ . E tu ti sei rimboccato le manice e spaccato la schiena per arrivare un giorno a fargliele ingoirare, quelle parole. (traduco a memoria) Non so se e’ il massimo, come soddisfazione. Certo e’ che se mi arrivasse un  sms con scritto “trophies”, saprei cosa fare.

Jim Jeffries – Alchoolocaust (2010)

Questo australiano gioca tutto sull’assenza di valori. Beve, va a donnacce, e’ misogino, o’animalo. Mi fa sbragare. E’ una versione divertente delal comicita’ da cinepanettone, con la differenza che questa fa ridere. Forse perche’ un poco piu’ plausibile. Comunque. Lo show e’ un susseguirsi di racconti imbarazzanti in cui non Jim fa la figura del figo, semplicemente del debosciato. Se devo dirla tutta, mi ricorda Belushi.

Lewis Black – In God We Rust (2010)

Eccone uno che devo conoscere meglio. E’ di un altra generazione, e si sente. Ma il suo stile e’ molto paricolare. Lento, composto, quasi stanco. E poi, le piu’ meravigliose eruzioni di rabbia, bile e cinismo appaiono come un Krakatoa malvagio  tra una parola e l’altra. Il filo conduttore e’ meno evidente, siamo piu’ a livello del vecchio rincoglionito che si lamenta di tutto e di tutti come faceva mio nonno. E non fa ridere di per se’. Fa ridere per lo stesso motivo per cui io sbraco al monologo del Sgt.Maj Hartman in Full metal jacket. O agli sbrocchi di Clint Eastwood in Gran Torino. Perche’ lo spettacolo a pensarci bene e’ una lunga sequenza di elaborati insulti. E io lo adoro.

—–

* Inoltre sarebbe interessante parlare del fatto di come esser presnti in tanti (magari live) ad uno spettacolo del genere aumenta esponenzialmente la risposta allo stimolo, in questo caso del divertimento, ma vale per tutte le manifestazioni collettive.

Ready? Fight!

Questo post di Davide Mana mi ha fatto riflettere.

Concordo con lui che un duello verbale sia molto piu’ soddisfacente. Anche visivamente.

Quanto sono piu’ belli gli episodi di Sherlock di Moffat e Gatiss, con i loro dialoghi e la poca azione, piuttosto che i due film di Sherlock Holmes di Guy Ritchie? (se credete il contrario, prego, l’uscita e’ di la’)

Per me e’ molto difficile scrivere bei dialoghi. Il fatto e’ che un dialogo scritto male ammazza la storia molto piu’ che una scena d’azione malfatta. Intendiamoci: scene confuse, verbose e eccessivamente dettagliate sono un mattone, ma come lettore mi innamoro dei personaggi, prima di tutto. Anche di quello che fanno, ovvio, ma soprattutto dei personaggi. Se la scena non e’ chiara, il mio disprezzo/odio/fastidio si riversera’ sull’autore, che ha creato personaggi che mi piacciono e poi non riesce a farmeli seguire per bene.

Se pero’ il personaggio non mette in fila due frasi plausibili, o il tono e’ inadatto alla situazione, o parla con me, lettore, invece che con gli altri personaggi, ecco che nonostante la colpa sia dell’autore, e’ il perrsonaggio a darmi sui nervi, e mettero’ giu’ il volume.

Ad esempio, questo inverno ho letto la trilogia the Riddlemaster of Hel (della McKillip) e l’ho trovata dannatamente pesante, poca azione e tante scene mattone. pero’ i dialoghi erano efficaci, e i personaggi convincenti, quindi sono arrivato in fondo a tutta la malloppata di pagine. (non so bene come giudicare The Shadow of the Torturer di Gene Wolfe: non mi ha convinto (ancora) a iniziare il secondo volume, ma ammetto che qui la lettura in inglese non abbia giovato alla scorrevelzza)

Ora, intendiamoci, brutti dialoghi e scene nebbiose sono tutti e due errori da evitare, ma il secondo non e’ fatale per la lettura.

Cio’ che fatale e’ una scena d’azione in cui traspare l’americanismo holliwoodiano e fumettaro degli ultimi 20 anni. Spararsi le pose come in un film d’azione anni 80  – specie se lo fai in una soria che tende alal verosimiglianza – e’ una immediata doccia fredda.

Io non ho mai combattuto, ok, ma per quanto mi riguarda, quando si arriva al dunque non c’e ‘spazio per pose ad effetto, oneliners e motteggi vari. Non se stai davvero raccontando di un superbadass assassino in un mondo dove combattere e’ letale.

Cosi’ facendo si spreca solo un’occasione, e se si combatte per la vita non e’ un lusso che puoi permetterti. Senza contare che anche il piu’ scafato dei guerrieri mentre si avvicina al suo obiettivo strisiando di nascosto, o mena spadate a destra e a manca nella mischia, dovrebbe avere la il tuono nelle orecchie, una fitta allo stomaco e le palle cosi’ raggrinzite da essere risalite fino alla prostata. O ha una paura fottuta, o e’ solo un clown salterino sparapose come un x-men qualsiasi.

Per quanto mi riguarda, le scende di azione dovrebbero essere cosi:

La cinquina: fictional weapons

Autori di fantascienza e  fantasy (ma fondamentalmente di qualsiasi genere) hanno creato negli anni una galleria di armi affascinanti. Copiando spudoratamente prendendo spunto dal post di Sommobuta, ho deciso di elencare cinque tra quelle che piu’ mi hanno colpito (ahah, armi – colpito… ci siete?)

1. spade

LA SPADA PER SEI DITA

Dice il saggio “La cosa più importante in un arma è l’uomo che la impugna”. E quindi  ha anche il suo peso qui nel farla emergere tra le altre; Stormbringer e Sword of Omen erano in pole-position, ma alla fine la mia preferita e’ questa.

Impugnata da Inigo Montoya, l’unico spadaccino vivente col rango di Mago. E’ probabilmetne una Striscia, creata dal grande spadaio Domingo Montoya per l’uomo con sei dita. E se devo citarvi la fonte, siete delle brutte persone.

“Ola, mi nombre es Inigo Montoya. Tu hai uciso mi patre, preparate a morir”

2. Pistole

.45 LONG COLT AGL 

Vash the Stampede. Il tifone umanoide e la sua taglia da 60 mil. di DoppiDollari. E’ un Plant di 131 anni, dalla mira che nemmeno Jigen, ma molto piu’ allegro. Impugna  un revolver argentato che (come la gemella nera in possesso di Knives) puo’ fondersi col braccio di un plant creando un cannone in grado di spazzare via citta’ , montagne e perfino di scavare crateri sulla luna.

“Love and Peace, Love and Peace”

3. armi da lancio

THE GLAIVE 

Sul pianeta Krull, l’unico modo per sconfiggere il Mostro (the Beast) a quanto pare e’ di trovare un ciclope, una compagnia di disperati, un vecchio saggio a far da guida e il magico Glaive, che da piccolo mi gasava un casino. Lo si lancia, escono le punte e lo si comanda col pensiero. Belerrimo. Peccato pero’ che alla fine non serva a una fava contro il mostro…

“I am Ergo the magnificent. Short in stature, tall in power, narrow of purpose and wide of vision. And I do not travel with peasants and beggars. Goodbye!” (c’entra niente, ma Ergo era l’unico figo del gruppo)

4. cannoni

CANNONE A ONDE MOVENTI

Ok ok, non e’ strettamente un’arma. ma il cannone ad onde moventi (Dimensional Wave Motion Explosive Compression Emitter, o in breve Wave Motion Gun) e’ il fulcro della figaggine della bellissima corazzata Yamato, riadattata a nave spaziale, ribattezzata Argo (secondo la tradizione italica) e guidata  dal Capitano Avatar verso Iscandar.

Alimentato dal Motore a onde moventi, praticamente ha a disposizione una fonte di energia infinita e converte il vuoto dello spazio in tachioni, che puo’ sparare dalla prora (don’t ask). Tutti i sistemi non essenziali dirottano l’energia al cannone, che e’ talmente potente da spazzare via flotte intere e da rischiare di frantumare la corazzata stessa. E per quanto mi riguarda, Team Yamato tutta al vita (per il Team Arcadia, prego, di la’).

“il viaggio e’ lungo anni luce, ci guida il capitano Avatar”

5. miscellanea

ZAINO PROTONICO (proton pack)

Familiarmente detto “acceleratore nucleare non autorizzato”, mi rifiuto di dovervi spiegare da dove viene.

In breve e’ un acceleratore di particelle portatile, in grado di sparare un flusso di particelle (ok ok, in inglese i nomi son tutti diversi, ma io amo il doppiaggio anni ’80 che ho imparato a memoria). Va bene, e’ fatto per catturare i fantasmi, ma se puo’ far saltare per aria Gozer il Gozeriano, per me basta e avanza.

“venimmo, vedemmo e senza indugio la fottemmo”

Memento

I gesti dei vecchi, sempre così complicati[…]

Lezione 21 – Baricco

I vecchi quando accarezzano hanno il timore di far troppo forte.

Il Sogno di Maria – De Andre’

Non mi capita spesso di commuovermi (buuu, menzogna).

Ok, ok, mi si annebbia la vista se il passaggio che sto leggendo, la scena che sto vedento e’ particolarmente epica, evocativa, o toccante.

E un mio punto debole e’ sicuramente la vecchiaia. Sara’ che mi ci sento, sara’ che mi spaventa, sara’ che ci dobbiamo passare prima o poi, visto che l’alternativa non mi attira molto.

Quindi oggi ti parlo di un film che ovviamnete non uscira’ in Italia, ma che qui hio potuto vedere dietro casa nel multisala d’essay. Let me repeat that: multisala d’essay. Boom!

Questo non e’ un blog di cinema, quindi non aspettarti commenti sulla fotografia, la regia o la colonna sonora.

Robot and Frank

sinossi.

Frank, scassinatore in pesnione, vive solo. I suoi figli fanno quello che possono, ma una lavora in giro per il mondio, l’altro va a trovare il padre ogni settimana, ma sono 10 ore di viaggio e comunque piu’ che rassettare un po’ non c’e’ molto ceh possa fare.

Perche’ frank e’ vecchio, e l’Alzheimer se lo sta mangiando*

Ecco allora che un robot maggiordomo/infermiere si presenta come la soluzione. Ma la convivenza tra i due e’ molto meno semplice del previsto. E quando Frank risplovera le sue competenze giovanili, la faccenda si fa rischiosa…

Non e’ il film che mi aspettavo. Non e’ un Gran Torino col robot. Forse per questo che ero perplesso durante la visione.

Il fulcro del film non e’ il burbero rapporto tra Frank e Robot**, o i furti dell’improbabile duo, o i rapporti famigliari.

E’ un mix di tutto questo e, personalmente, un mix riuscito.

E’ un film delicato, che scorre via leggero pur trascinando (per me) macigni come la solitudine, l’invecchaire, il perdere i propri ricordi e la propria mente.

Mio nonno aveva l’Alzheimer ed e’ morto completamente dimentico e inconsapevole; l’altro non e’ piu’ molto presente e spesso non sa bene dove’e’ e con chi. Frank Lagella mi ha raccontato un mix dei miei due nonni, somigliandoci pure. E ringrazio Ford (sceneggaitura), che quando pensavo mi sarebbero scoppiati gli occhi di lacrime e avrei dato spettacolo in un cinema pieno di sconosciuti, mi ha rimesso in pace con il mondo.

Grazie Ford.

In breve:

Il film non e’ nella mia top ten, ma merita sicuramente una visione. Ed e’ tra le cose pi’ interessanti che ho visto negli ultimi mesi (capito, Prometheus?)

Il tema dell’invecchiare, del rimpianto, della perdita lenta ma irreversibile di noi stessi mi tocca sempre molto; per questo ti consiglio Lezione 21 (piazzato di prepotenza tra i miei film preferiti di sempre) che ha il potere di piegarmi ogni volta che arrivo al  monologo quasi-finale di John Hurt sulle note del quarto movimento della Nona.

Ma se volete davvero strapparvi il cuore, leggete il fumetto Rughe, di Paco Roca. Leggete a storia di Emilio, malato di Alzheimer, e della sua vita nella casa di riposo. Leggetelo e poi fustigatevi forte come ho fatto io, perche’ la commozione e’ dolce, ma l’invidia e’ una brutta bestia.

* ok, l’ A-word non viene mai pronunciata, ma sembra dannatamente quello.

** o tra Frank e chiunque altro se e’ per questo.

Riposi in pace

La mania del prequel o del sequel da cosa nasce?

Arpionare una fanbase gia’ presente, sicuro. E anche sfruttare un’idea al limite estemo (e oltre), per non doverne tirare fuori un’altra.

E’ molto piu’ facile prednere personaggi che gia’ ci sono, sviluppati e complessi, e usarli in un setting piu’ o meno gia’ collaudato (ok, tra Interceptor e Mad Max c’e’ una fottuta catastrofe nucleare fuori scena, ma di solito il setting e’ simile)

E qui sta l’inganno. O autoinganno.

King dice per bocca del giovane Gordon Lachance (cito a memoria): “Quando non sai cosa succede dopo, vuol dire che [la storia] e’ finita”.

E ha dannatamente ragione.

SI’, diobono! SI!

A volte personaggi ricchi e complessi ci fanno desiderare di leggere ancora le loro avventure, di vedere ancora qualche impresa. Ci mancano, ne vogliamo ancora. Ma purtroppo la loro storia e’ finita, la loro evoluzione completa. L trama e l’ordito creati dalle parche nella mente dell’autore non lasciano spazio ad altre storie.

L’ambientazione puo’ essere ancora viva, forse. Dopotutto, l’autore puo’ aver speso mesi e mesi a creare una realta’ che ci ha a malapena mostrato. E allora ecco altri personaggi, altre storie che ampliano l’orizzonte (Earthsea, per dirne una)

Ma non con il nostro vecchio amore. Magari c’e’ spazio per qualche cameo. Qualche brevissimo racconto.

Ma LA STORIA e’ finita.

Leo Ortolani questo lo ha capito bene, e in Ratman il tema e’ toccato piu’ e piu’ volte.

Perche’ il raccontare storie di personaggi morti, passatemi il temrine, non gli rende giustizia. E i nostri eroi, che tanto volevamo avere ancora una volta con noi, cadono e ci deludono. Spesso non consideriamo nemmeno parte del ‘canone’ queste storie post mortem (qualche esempio? Indiana Jones 4, terminator 3, prometheus, die hard 4. O se volete esempi librari: 20 anni dopo, il visconte di Bragelonne. O gli ultimi romanzi su Montalbano. Una qualsiasi testata a fumetti che non contempli la FINE, ma continui a rebootare, intrecciare, far risorgere etc etc).

non so ci voi siate e non voglio saperlo

Con questo non voglio dire che non si possa continuare a scrivere di un personaggio. Il canone di Sherlock Holmes (4 romanzi e 56 racconti) non mi dispiace, ma e’ da notare che l’autore aveva ucciso Sherlock dopo neanche 5 anni. E fu obbligato dal pubblico, mamma compresa, a farlo risorgere.

O  si finsice per scrivere racconti/romanzi con la stessa formula ancora e ancora e ancora, al punto che il personaggio diventa cristallizzato in un rigido codice (nei gialli riesce abbastanza bene, vd Holmes, Marple, Montalbano, Carvalho, Colombo, Derrick), o si trasforma il tutto in Beautiful, e per chi amava il personaggio questa e’ peggio della morte.

Insomma:

rinunciare alla gallina dalle uova d’oro e’ improbabile, capisco, ma tu autore non cercare la mia stima per un progetto meramente speculativo.  (un seguito di Harry Potter venderebbe? sicuro. Piacerebbe? Spero di no. Anche se la fanbase e’ de coccio)

Creare una nuova idea e’ difficile/impossibile? Forse. (Gaiman dice di no. Ma non siamo tutti Gaiman). Ma perche’ devo continuare a comprare il tuo vomito riscaldato quando ci sono tanti autori nuovi e magari altrettanto bravi che ancora non ho letto?

una storia conclusa.

No reboot cercansi

Bisogna che riprenda i ritmi che mi ero prefissato. Due post di qua, uno di là. Ogni settimana.

Con questo weekend (Labor Day, weekend lungo) finiamo agosto. Da settembre ci riproviamo.

Ordunque.

Questa settimana Mr Giobblin sta scrivendo di reboot, prequel, sequel et cetera nel magico mondo di Hollywood.

Ed è vero che il problema  no idee nuove affligga il cinema.

Ma vediamo un po’ meglio.

Il megablockbusterone da millemila paperdollari ( e tutto il mercato di grossa dstribuzione) continua a pescare senza pietà storie già confezionate (da altri media o da film precedenti). Ma sappiamo benissimo che non è solo paura dei produttori, è anche quello che le gente vuole. Per poca curiosità, o perchè fan, o per il fatto che l’uomo preferisce riascoltare la stessa vecchia storia (o canzone) ancora e ancora, piuttosto che una nuova.

Se uno guarda più in basso, non è che le idee nuove manchino. Certo, sono in mezzo a ciarpame, idee vecchie come il cucco, film scritti male e recitati peggio. Ma in IMDB, nella categoria fantascienza, elenca più di 200 film in uscita da qui a due anni.  Ora, ci saranno un sacco di film che ricadono nei casi citati da mr Giobblin (il remake di cortocircuito, santoddio) ma, personalmente, qualche titolo per cui sono curioso c’è.

Vediamone qualcuno.

C’è Fraktalus, di James Ward Byrkit: A motley group of astronauts travel unimaginable distances across time and space on a quest for a glimpse of something beyond known reality.

Magari è una cazzata pretenziosa. Ma non può essere peggio del remake di Total Recall (si l’ho visto. si salva solo la bocca della Biel. per il resto, sangue dagli occhi).

 

 

Forse vale la pena di vedere The Vanquisher di Dean Gold (che peraltro credo altrove sia già uscito): Sector 70 is a noir-ish dystopian future where prosperity belongs to the few – and those determined to take it. Jarron Brenner did well by the system until his body was invaded by the technology he helped to sell. After a series of traumatic events, a mysterious agent Miranda May takes it upon herself to help save Jarron’s life. Soon, however, they find themselves hunted by the shadowy forces of an alien conspiracy.

Può essere peggio di Prometheus? Ne dubito forte.

Uscirà Brave New World: RevolutionAfter super-villains obliterate Chicago in 1976, those Americans fortunate enough to have powers must either work for the US government or go underground. Today, the legendary Patriot leads the rebellious Defiance against his former masters, the sanctioned super-powered operatives known collectively as Delta Prime. When the Primers capture Patriot, his friends must find a way to break into the toughest super-prison ever created-or watch him be executed before the entire world.

Sembra una roba di supereroi e supermazzate. Quindi io già lo promuovo. E potrebbe essere più serio di Avengers, e meno pesante di The Dark Knight Rises. Che sarebbe anche il caso.

Skate God. Solo per la trama un’occhiata gliela darò: A skateboarder in a dystopian future comes into self-discovery he is the scion of a Greek god and must use his new found powers to stop an arcane society from taking over mankind.

(cioè, MACCOSA?) a meno che non sia un teen movie tipo Percy Jackson, per restare nelle cagate tirate fuori da altri media

 

C’è The prototype, per cui ho una fotta notevole e vi agevolo il trailer.

 

Poi si inizia ad andare a naso. Di questi due non si sa una fava, ma le locandine mi tittillano il giusto:

Logic of Being, e the Last Immortals

 

Purtroppo saranno robe pressoché non distribuite, o in tre sale in croce. Per due spettacoli pomeridiani.

Però se Multivac ci assiste, magari qualcosa di decente salta pure fuori.

—-

Nota importante: io ho provato a cercare se i film succitati sono trasposizioni di libri o videgiochi o fumetti (no, Brave New World revolution non è di Huxley – o almeno, mi auguro davvero che con quella trama l’ispirazione sia altra), e mi pare di no.

Ma se qualcuno ne sa più di me, prego di correggere.

The First Law trilogy by Joe Abercrombie

SPOILER FREE

Finalmente libero.

Ogni tanto mi capita: casco dentro ad un libro e non riesco a uscirne fino a che non ho letto l’ultima pagina. Il che significa che ogni momento libero viene passato a leggere, significa  che leggo camminando, che allungo le pause al lavoro, che gli impegni vengono rimandati o (meglio) cancellati in favore di una pagina letta in più… insomma, non faccio altro che leggere, lavorare e dormire (mangiare non conta, lo faccio leggendo, così come tutto quello che non richiede due mani).

Però ammetto che quando mi capita, il libro mi piace assai, e la cavalcata sulle sue righe è spossante e entusiasmante al tempo stesso.

Questo per dire che la trilogia della First Law di Joe Abercrombie è una figata pazzesca. Un po’ perchè la mia sensibilità è cambiata, un po’ perchè ha dei personaggi dannatamente buoni, un po’ perchè Joe scrive asciutto e diretto, questa serie di tre libri finisce diretta al primo posto nella mia hit parade fantasy personale*.

[questa non è una recensione. non posso fare una recensione senza metterci qualche rivelazione qua e là, e ho talmente apprezzato i twist (e le improvvise secchiate di merda su questi personaggi) che non mi sogno nemmeno di rovinarli al prossimo]

La storia la sapete: un vecchio mago raduna un barbaro sanguinario, un giovane ingenuo, una guerriera segnata e un viaggiatore spensierato, e parte per una quest, mentre l’Unione è sconvolta dalla guerra e le armate dell’oscuro signore di turno si profilano all’orizzonte.

C’è tutto. Ogni singolo archetipo. Ogni scena classica di battaglia, complotto, epica magia, ascesa sociale, tortura. Se mi chiedeste, “ehi, ma la [inserire scena stra-abusata] c’è?” La risposta è SI. Sicuramente c’è.

Il problema è che Joe non lascia in piedi una sola delle costruzioni-cliché di questo tipo di storia.

Sembra di leggere il Belgariad. Dopo averlo frullato con filo spinato, letame, cocci di vetro, benzina e avergli dato fuoco.

Fidatevi, è difficile dimostrarvelo senza spoiler, ma leggere questi libri è come ricevere una lunga serie di manrovesci sulla bocca, mentre si è costretti a inghiottire manciate di merda e sassi. E Joe fa tutto questo lasciandoti una voglia matta di riceve il ceffone successivo. O la prossima fumante cucchiaiata.

Come? presto detto. In un mondo che più classico non si può (ma che viene descritto solo a spizzichi e bocconi, piano piano nel corso della trilogia) seguiamo i POV di alcuni personaggi mirabilmente descritti. Memorabili, per vari motivi. Ma principalmente perché sono delle merde bastarde che cercano di cavarsela come possono in un mondo che definire stronzo è poco. A suo modo quindi, realistico. E in un mondo plausibile, non c’è da aspettarsi altro. Per dirla con Logen Ninefingers, “You have to realistic about these things.”

Mi rendo conto di essere volgare. Ma ho appena finito il terzo libro. E se negli altri due le cose erano grigie e dure, qui si passa attraverso una lunga sequenza di carognate, di ingiustizie, di sopraffazioni e di pure e semplici sfighe cieche per cui l’uso di altri termini sarebbe un eufemismo**

I personaggi sono credibili, crescono e soffrono davanti ai nostri occhi, e per quanto bastardi riusciamo sempre a identificarci con i POV narranti; non ci sono malvagi fini a sè stessi (e a ben vedere, non ci sono nemmeno buoni).

Personalmente ho adorato lo storpio e deforme Sand dan Glokta, e credo che sarà dura tenerlo fuori dalle mie storie. Diavolo, quel personaggio è tutto quello che vorrei saper scrivere io. O quasi. Il resto è Logen “the Bloody-nine” Ninfingers.

Era tanto che non mi affezionavo così a dei personaggi. Mi mancano già.

Sono 3 libri, circa 1500 pagine, scritte in un inglese scorrevolissimo***. Io me le le sono mangiate in due settimane, e ora ho quella famigliare sensazione di leggerezza e affanno dopo la corsa; di tristezza ed abbandono per essere ormai fuori da un mondo che avevo fatto diventare la mia casa negli ultimi giorni.

I libri sono: “the blade itself“, “before they are hanged” e “last argument of kings“. Leggeteli. Sul serio.

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* si, anche meglio di quel che mi ricordo dell’attualmente in voghissima Martin. Confesso di non aver letto gli ultimi libri, ma ho fermamente giurato a me stesso “mai più una serie se non ho in mano anche l’ultimo libro” (Grazie, Jordan. Che sei pure morto e tirarti gli accidenti è di cattivo gusto, damn).

**no, sul serio. leggetevi il finale. e poi ditemi che non ho ragione, coraggio.

***Non aspettate l’edizione italiana. Il buon Ewan su scrittevolmente informa che la Gargolye inizierà a pubblicarli partendo da uno dei romanzi autoconclusivi ambientati dopo la trilogia, spoilerandone allegramente il finale. E, sul serio, questa è una serie che non volete farvi spoilerare.

così tanto da fare e così poco tempo per farlo

L’estate sta massacrando la mia produttivita’ scrittoria (gia’ bassa di suo). Non perche’ io vada in vacanza, eh. Qui niente vacanze fino a Natale. Ma luglio e’ stato un turbinio di attivita’ tra laboratorio e vita cittadina.

Pero’ non mollo. E quindi, dichiarazione di intenti.

Ho alcuni racconti da finire (o da iniziare totalmente). Voglio partecipare ad alcuni concorsi. E impratichirmi con Scrivener per impaginare meglio gli ebook.

 

Due racconti spin-off per due minuti a mezzanotte
Il resto di Herb’s Den
Come se la cavano Stan e Megan? Male direi, viste le premesse. I due non si sopportano, malgrado lei abbia bisogno di lui, e lui sia vincolato a volerla proteggere. Nelle vie cupe e violente della citta’-stato di Kuala Lumpur, non e’ il Lab il pericolo piu’ grande… Cavolo, questo racconto proprio non mi sta in piedi. Il rapporto tra i due va migliorato, il racconto in fondo e’ tutto li. Ma ancora non ci siamo. Ero perfino tentato di cambiare narratore, usare un altro personaggio e mettere Stan e Megan come comprimari. Ma quando la LeGuin ha fatto la stessa cosa (cambiare protagonista) nel ciclo di Earthsea, mi incazzai tantissimo. E’ barare. Io volevo la storia di Ged, allora, e voglio quella di Stan, qui. C’e’ da lavorarci ancora.
Lunghezza: non vorrei superare le 20-30 pagine. Scadenza: prima della fine della RR, magari entro la fine di settembre (see, come no..)

Un racconto breve con Sibir.
Devo chierdre ad Alessandro il permesso, ovvimaente. Ma continuo ad avere in testa l’immagine di Sibir, seduta in questo bar, con la guancia arrossata e gli occhi tristi. Niente supermazzate, niente action. Sarebbe un racconto pseudo-d’amore. E io non li so scrivere, i racconti d’amore. O meglio, non ne ho mai scritti. Se mi dara’ il permesso, magari provo.
Lunghezza: breve breve. Scadenza: idem come sopra: prima della fine della RR

Concorsi
Hydropunk – the drowned century
il concorso di mister Giobblin. Un mondo sommerso dalle acque, ambientato in un qualsiasi anno del ventesimo secolo, con creature che emergono dagli abissi.
Questo lo vorrei fare, ma per quanto mi riguarda soffre delle stesse pecche che mi hanno impedito di parteciapre a Deinos. La liberta’ lasciata da mr Giobblin e’ massima: si puo’ scegliere qualsiasi taglio  stilistico, qualiasi modifica storica, qualsiasi sviluppo tra superstiti e somemrsi. Eppure, come per Deinos. mi sento imbrigliato in un setting molto definito, e le idee latitano.
Lunghezza: 1000-5000 parole. Scadenza: 1 Novembre

L’ennesimo libro della fantascienza
I barabbisti lanciano un concorso per racconti di fantascienza, unica regola NO FANTASY. Quindi qui non posso lamentarmi per la mancanza di liberta’. C’e’ che il concorso scade a breve, e devo davvero darmi una mossa. Al solito, scrivi di quel che sai. E da biotecnologo, io so di Wet science, piu’ che di Hard science. Ma un modo decente di gestire una wet science in un racconto breve con twist finale ancora non mi e’ venuto in mente. E poi. Vorrei tanto. Paradossi. Temporali.
Lunghezza: free. Scadenza: 6 settembre

Il sole a mezzanotte.
Un raconto fantasy sulla dicotomia tra il bene e il malYAHWNN…
se non fosse che viene proposto su scrittevolmente, dove il simpatico Ewan percula, e a buon diritto, il peggio del peggio del fentasi (grazie al cielo, non solo italico: vedi le vaccate di Goodkind), lascerei perdere. La prima idea che mi viene in mente, infatti, e’: che palle! La seconda e’ moccio rimasticato da 30 anni di cliche’ fentasi. La terza pure. Vedremo se prima o poi avro’ un rigurgito che si possa definire interessante
Lunghezza: 5000-60000 battute. Scadenza: 15 Novembre.

Asylum 100
Sempre su scrittevolmente, c’e’ anche questo concorso. Tema: horror, in qualsiasi sfumatura – erotico, splatter, thriller…
Non ci sono vincoli, e nemmeno scadenza; quando troveranno cento racconti decenti, bon. Per quanto mi riguarda, trovare cento (100) racconti decenti – se abbiamo davvero intenzione di attenerci alla definizione di DECENTI – e’ l’opera di una vita, viste le porcate abborracciate che girano (mie comprese, sia ben chiaro). Ma dato che l’ottimismo e’ il profumo della vita, magari c’e’ speranza.
Lunghezza: 2000-8000 battute. Scadenza: free.

Morti viventi

Questi due racconti non vogliono finire.

La favola dello Spirito del Fuoco e della sua ordalia contro Re Inverno per la mano dello Spirito della Brina. L’ho scritto ormai sei volte, non c’e’ piu’ niente di quello da cui sono parito.  E ancora niente, non mi suona. Che pacco.

Il mio team gonzo-steampunk (un ex-prete con le braccia meccaniche, un gorilla con innesti elettrici al cervello, un cadavere galvanizzato, una donna col torace meccanico, un automa ticchettante, un cervello umano dentro ad una corazza a vapore) contro le creature celestiali evocate dalla regina Vittoria. Ok, e’ scemo, ma e’ tanto per ridere. Quasi ci sono, eh.