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Memento

I gesti dei vecchi, sempre così complicati[…]

Lezione 21 – Baricco

I vecchi quando accarezzano hanno il timore di far troppo forte.

Il Sogno di Maria – De Andre’

Non mi capita spesso di commuovermi (buuu, menzogna).

Ok, ok, mi si annebbia la vista se il passaggio che sto leggendo, la scena che sto vedento e’ particolarmente epica, evocativa, o toccante.

E un mio punto debole e’ sicuramente la vecchiaia. Sara’ che mi ci sento, sara’ che mi spaventa, sara’ che ci dobbiamo passare prima o poi, visto che l’alternativa non mi attira molto.

Quindi oggi ti parlo di un film che ovviamnete non uscira’ in Italia, ma che qui hio potuto vedere dietro casa nel multisala d’essay. Let me repeat that: multisala d’essay. Boom!

Questo non e’ un blog di cinema, quindi non aspettarti commenti sulla fotografia, la regia o la colonna sonora.

Robot and Frank

sinossi.

Frank, scassinatore in pesnione, vive solo. I suoi figli fanno quello che possono, ma una lavora in giro per il mondio, l’altro va a trovare il padre ogni settimana, ma sono 10 ore di viaggio e comunque piu’ che rassettare un po’ non c’e’ molto ceh possa fare.

Perche’ frank e’ vecchio, e l’Alzheimer se lo sta mangiando*

Ecco allora che un robot maggiordomo/infermiere si presenta come la soluzione. Ma la convivenza tra i due e’ molto meno semplice del previsto. E quando Frank risplovera le sue competenze giovanili, la faccenda si fa rischiosa…

Non e’ il film che mi aspettavo. Non e’ un Gran Torino col robot. Forse per questo che ero perplesso durante la visione.

Il fulcro del film non e’ il burbero rapporto tra Frank e Robot**, o i furti dell’improbabile duo, o i rapporti famigliari.

E’ un mix di tutto questo e, personalmente, un mix riuscito.

E’ un film delicato, che scorre via leggero pur trascinando (per me) macigni come la solitudine, l’invecchaire, il perdere i propri ricordi e la propria mente.

Mio nonno aveva l’Alzheimer ed e’ morto completamente dimentico e inconsapevole; l’altro non e’ piu’ molto presente e spesso non sa bene dove’e’ e con chi. Frank Lagella mi ha raccontato un mix dei miei due nonni, somigliandoci pure. E ringrazio Ford (sceneggaitura), che quando pensavo mi sarebbero scoppiati gli occhi di lacrime e avrei dato spettacolo in un cinema pieno di sconosciuti, mi ha rimesso in pace con il mondo.

Grazie Ford.

In breve:

Il film non e’ nella mia top ten, ma merita sicuramente una visione. Ed e’ tra le cose pi’ interessanti che ho visto negli ultimi mesi (capito, Prometheus?)

Il tema dell’invecchiare, del rimpianto, della perdita lenta ma irreversibile di noi stessi mi tocca sempre molto; per questo ti consiglio Lezione 21 (piazzato di prepotenza tra i miei film preferiti di sempre) che ha il potere di piegarmi ogni volta che arrivo al  monologo quasi-finale di John Hurt sulle note del quarto movimento della Nona.

Ma se volete davvero strapparvi il cuore, leggete il fumetto Rughe, di Paco Roca. Leggete a storia di Emilio, malato di Alzheimer, e della sua vita nella casa di riposo. Leggetelo e poi fustigatevi forte come ho fatto io, perche’ la commozione e’ dolce, ma l’invidia e’ una brutta bestia.

* ok, l’ A-word non viene mai pronunciata, ma sembra dannatamente quello.

** o tra Frank e chiunque altro se e’ per questo.

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The First Law trilogy by Joe Abercrombie

SPOILER FREE

Finalmente libero.

Ogni tanto mi capita: casco dentro ad un libro e non riesco a uscirne fino a che non ho letto l’ultima pagina. Il che significa che ogni momento libero viene passato a leggere, significa  che leggo camminando, che allungo le pause al lavoro, che gli impegni vengono rimandati o (meglio) cancellati in favore di una pagina letta in più… insomma, non faccio altro che leggere, lavorare e dormire (mangiare non conta, lo faccio leggendo, così come tutto quello che non richiede due mani).

Però ammetto che quando mi capita, il libro mi piace assai, e la cavalcata sulle sue righe è spossante e entusiasmante al tempo stesso.

Questo per dire che la trilogia della First Law di Joe Abercrombie è una figata pazzesca. Un po’ perchè la mia sensibilità è cambiata, un po’ perchè ha dei personaggi dannatamente buoni, un po’ perchè Joe scrive asciutto e diretto, questa serie di tre libri finisce diretta al primo posto nella mia hit parade fantasy personale*.

[questa non è una recensione. non posso fare una recensione senza metterci qualche rivelazione qua e là, e ho talmente apprezzato i twist (e le improvvise secchiate di merda su questi personaggi) che non mi sogno nemmeno di rovinarli al prossimo]

La storia la sapete: un vecchio mago raduna un barbaro sanguinario, un giovane ingenuo, una guerriera segnata e un viaggiatore spensierato, e parte per una quest, mentre l’Unione è sconvolta dalla guerra e le armate dell’oscuro signore di turno si profilano all’orizzonte.

C’è tutto. Ogni singolo archetipo. Ogni scena classica di battaglia, complotto, epica magia, ascesa sociale, tortura. Se mi chiedeste, “ehi, ma la [inserire scena stra-abusata] c’è?” La risposta è SI. Sicuramente c’è.

Il problema è che Joe non lascia in piedi una sola delle costruzioni-cliché di questo tipo di storia.

Sembra di leggere il Belgariad. Dopo averlo frullato con filo spinato, letame, cocci di vetro, benzina e avergli dato fuoco.

Fidatevi, è difficile dimostrarvelo senza spoiler, ma leggere questi libri è come ricevere una lunga serie di manrovesci sulla bocca, mentre si è costretti a inghiottire manciate di merda e sassi. E Joe fa tutto questo lasciandoti una voglia matta di riceve il ceffone successivo. O la prossima fumante cucchiaiata.

Come? presto detto. In un mondo che più classico non si può (ma che viene descritto solo a spizzichi e bocconi, piano piano nel corso della trilogia) seguiamo i POV di alcuni personaggi mirabilmente descritti. Memorabili, per vari motivi. Ma principalmente perché sono delle merde bastarde che cercano di cavarsela come possono in un mondo che definire stronzo è poco. A suo modo quindi, realistico. E in un mondo plausibile, non c’è da aspettarsi altro. Per dirla con Logen Ninefingers, “You have to realistic about these things.”

Mi rendo conto di essere volgare. Ma ho appena finito il terzo libro. E se negli altri due le cose erano grigie e dure, qui si passa attraverso una lunga sequenza di carognate, di ingiustizie, di sopraffazioni e di pure e semplici sfighe cieche per cui l’uso di altri termini sarebbe un eufemismo**

I personaggi sono credibili, crescono e soffrono davanti ai nostri occhi, e per quanto bastardi riusciamo sempre a identificarci con i POV narranti; non ci sono malvagi fini a sè stessi (e a ben vedere, non ci sono nemmeno buoni).

Personalmente ho adorato lo storpio e deforme Sand dan Glokta, e credo che sarà dura tenerlo fuori dalle mie storie. Diavolo, quel personaggio è tutto quello che vorrei saper scrivere io. O quasi. Il resto è Logen “the Bloody-nine” Ninfingers.

Era tanto che non mi affezionavo così a dei personaggi. Mi mancano già.

Sono 3 libri, circa 1500 pagine, scritte in un inglese scorrevolissimo***. Io me le le sono mangiate in due settimane, e ora ho quella famigliare sensazione di leggerezza e affanno dopo la corsa; di tristezza ed abbandono per essere ormai fuori da un mondo che avevo fatto diventare la mia casa negli ultimi giorni.

I libri sono: “the blade itself“, “before they are hanged” e “last argument of kings“. Leggeteli. Sul serio.

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* si, anche meglio di quel che mi ricordo dell’attualmente in voghissima Martin. Confesso di non aver letto gli ultimi libri, ma ho fermamente giurato a me stesso “mai più una serie se non ho in mano anche l’ultimo libro” (Grazie, Jordan. Che sei pure morto e tirarti gli accidenti è di cattivo gusto, damn).

**no, sul serio. leggetevi il finale. e poi ditemi che non ho ragione, coraggio.

***Non aspettate l’edizione italiana. Il buon Ewan su scrittevolmente informa che la Gargolye inizierà a pubblicarli partendo da uno dei romanzi autoconclusivi ambientati dopo la trilogia, spoilerandone allegramente il finale. E, sul serio, questa è una serie che non volete farvi spoilerare.

L’erezione del Cavaliere Oscuro

– SPOILER FREE –

PREMESSA

Sono stato tentato di non parlare di “the dark knight rises“, un po’ perché quasi tutto quello che vorrei dire è stato scritto da Nanni su i400calci e dall’esperto Darth von Trier nella discussione scaturita nei commenti, un po’ perchè italia non lo avete ancora visto, un po’ perchè qui vorrei parlare di scrittura, non di cinema. Poi ho pensato “chissenefrega”,  e siccome finalmente ho un po’ di tempo (grazie, luglio deliriante) per aggiornare il blog, eccomi qua.

magari

Il bello di stare in America è che mi posso guardare molti film insieme al resto del mondo civile. Il brutto è che finisco per guardarmi in anteprima delle ciofeche, il che smorza parecchio l’entusiasmo per questo privilegio (John Carter from Mars, Snow White and the Huntsman, Prometheus… [no, il teen-emo Amazing Spiderman, con tutte le sue limitazioni sul versante action, nel complesso mi è piaciuto])

Nolan è bravo, e un film di quasi tre ore passa via senza pesare. Purtroppo per quanto mi riguarda fallisce clamorosamente nel metter in piedi un film su Batman. Il secondo film mostrava già il fianco, e col terzo l’errore è imperdonabile. La trama è accettabile (naif purtroppo, ma ho visto di peggio), e i comprimari (tanti) si lasciano gustare.

ma magari

Allora dov’è il problema? Il problema è che manca Batman. Qui c’è un vigilante che combatte, soffre, lotta e agisce nella notte per sventare i pericoli che minacciano la città. E che ha la curiosa e incomprensibile mania di farlo con un costume addosso. Batman dovrebbe essere un’altra cosa. Qui era fortissima (e fastidiosa) l’impressione che si ha guardando il telefilm di batman degli anni ’60. “Ma perchè cavolo prendono sul serio un tizio in maschera?” Infatti le scene miglirori dell’intera trilogia sono le poche in cui Wayne non ha il costume, e con un passamontagna in testa fa quello che sa fare lui.

no sul serio, magari

Se non crei un alone quasi mitologico attorno alla figura di Batman, rimane davvero solo un buffo omino violento in costume: se, pur essendo nato Bruce Wayne, il suo vero IO è il pipistrello, allora deve essere se stesso quano ha il costume, e in maschera come Bruce Wayne. Un po’ lo stesso discorso che fa Bill su Superman in Kill Bill 2: Batman non è nato Batman, ok, ma nelle storie che preferisco è Bruce Wayne il costume, la maschera, il travestimento. Qui non è così.

tipo così

Fallito in questo, il film non ha più motivo di esistere: è un bel film, se vi pare, scorrevole e ben fatto. Godetevelo, che io torno a leggermi Arkham Asylum.

note: ci sono alcuni WTF giganteschi che mi affossano anche la qualità del film stesso, ma siccome non posso citarli senza spoilerare, faremo finta che non esistano, ok? E leggetevi la rece di Nanni.

REAL Batman is not Amused

Ora, cose serie: qui c’è un’arbitraria classifica delle top 25 Stories del Cavaliere Oscuro. Non le ho lette tutte (non ho mai seguito regolarmente Batman, altro motivo per cui questa rece è molto corta e leggera), ma molte meritano davvero.

Alcune delle mie preferite:

IL RITORNO DEL CAVALIERE OSCURO: una storia fascista come solo Miller può tirare fuori, ma di una bellezza e malinconia uniche. Ha quasi 30 anni, ma spezza tuttora la schiena alle concorrenti, sorry.

BATMAN YEAR ONE: una riscrittura del primo anno di Batman. Lui e Gordon, una Gotham City sull’orlo del baratro. L’inizio, sempre by Miller (prima del suo goddamn Batman di All Star Batman, grazie al cielo). Se non l’avete letto, hey, your loss.

BATMAN ARKHAM ASYLUM: dentro all’Asylum i criminali hanno preso il controllo. E Batman scende all’inferno per recuperarli. Un viaggio cupo nella psiche folle dei nemici di Batman. O la psiche folle è quella del pipistrello? Non so decidere se è meglio la storia di Morrison o i disegni di McKean. Mi sa che dovrò leggerlo ancora, che tocca fare…

BATMAN THE LONG HALLOWEEN: by Loeb, sempre una riscrittura dei primi anni. Batman, Gordon, Dent. La mafia, l’emergere dei primi veri villains. Si, la trilogia di Nolan (i primi due film) vengono fuori da qui e da Year One, sia come storie che come atmosfera. SOLO CHE QUI BATMAN HA QUELL’ALONE LEGGENDARIO DI CUI SOPRA (e che lo rende più di un tizio mascherato)

BATMAN THE KILLING JOKE: ed ecco Alan Moore. Le più traumatiche scene del fumetto statunitense di quegli anni (poor Barabara) e, soprattutto, la genesi del Joker. No, dico.

BATMAN RED RAIN. Uno dei gioiellini di Elseword, by Moench. Una Gotham city est-europea, disperazione e condanna, sangue, vampiri, e lupi mannari. E Batman davvero Signore della Notte. Sembra una cazzata, e invece mi piace da impazzire, saranno i disegni di Jones

BATMAN HUSH: la storia in sé non è fantastica (scusa Jeph Loeb), ma è una lunga carrellata della famiglia di amici e nemici del Pipistrello. I disegni sono di Jim Lee, che è cafone, ma mi garba. E aiuta a seguire il mondo di Batman, che dopo 70 anni è peggio di beautiful.

Da leggere, anche se sono storie corali dell’intero DC universe (sopratutto Superman e JLA).

KINGDOM COME: i supereroi di un tempo si sono ritirati, e in campo ora ci sono tanti e tanti giovani supereroi violenti e incuranti dei deboli cittadini. Ma i titani di un tempo stanno per tornare. Che si può brevemente recensire come CAZZOFIGATA!

BATMAN/SUPERMAN GENERATIONS: 1000 anni dei due più grandi supereroi DC. Non so, serve altro?

NERDGASM:

DEAD END

The Order of the Stick by Rich Burlew

Questa settimana ho accennato a ilNarratore di un ecomic sui giochi di ruolo. Il giorno dopo, su plutonia, il buon Girola mi fa affogare nella nostalgia con un post sui giochi di ruolo. E nessuno dei due conosceva questo piccolo gioiello.

Mi sento quindi in dovere, da questo micro pulpito, di parlarne un minimo.

THE ORDER OF THE STICK di RICH BURLEW

dejavu

Un guerriero, un nano chierco, una ladra, un halfling ranger, un mago elfo(a?), un bardo. Ecco l’Order of the Stick, il più classico dei party in dungeons and dragons. La storia delle loro avventure, della lotta contro il Lich Xycon, il golbin RedCloak, la Linear Guild e la miriade di altri avversari in una campagna di DnD che usa tutto (e dico TUTTO) il classicame dei giochi di ruolo.

Nato come sketch autoconclusivi su battute per nerd, si è evoluto in una storia fantasy nel più classico dei setting di Dnd, con personaggi vivi e pulsanti, una trama che poco ha da invidiare alle mega saghe in millemila volumi e un umorismo surreale che lo rende immediatamente unico nel suo genere.

Belkar mon amour

Per dire, dopo un inizio fulminante, i personaggi si separano e hanno avventure separate. Lamentandosi che la trama non procede! In un volume intitolato Don’t split the party!

E’ ormai arrivato a più di 850 pagine (o strisce, o numeri, chiamatele come volete). Il suo punto di forza è il raccontare la storia di una campagna di gioco di ruolo, non una storia fantasy. I personaggi sanno delle regole che governano il loro mondo, e parlano di livelli, punteggi, clichè da avventura prestampata… il tutto mescolato con anacronismi deliziosi. Non accenno nulla, perchè alcune trovate sono letteralmente geniali e non voglio rischiare nemmeno il più piccolo spoiler. Mi limito a fare i miei complimenti per le seguenti scene: la storia di Miko, tutto il ciclo sul piano dei Celestiali. E il fottuttissimo powerup di Vaarsuvius.

fottutissimo powerup

Lo stile è volutamente stilizzato, ma l’autore si è evoluto moltissimo e con pochi tratti essenziali trasmette una ricchezza di dettagli per il setting, le emozioni dei personaggi e le creature che, pur lasciando il lavoro dannatamente comico, riesce a delineare punte di una epicità incredibile.

Purtroppo il buon Rich ha seri problemi di salute, e la pubblicazione sul sito è discontinua. Ma ehi, è gratis, è online, ed è una delle migliori storie fantasy degli ultimi cinque anni. Che altro volete.

abbuffatevi

La Fine del Lungo Inverno

Metto un nuovo ebucco sullo Scaffale, per chiunque abbia voglia di leggerlo.

Sullo Scaffale in realtà andrà più in basso, l’ho scritto due anni fa. Ho cambiato qualche parola qui e là, che proprio non si potevano vedere, il resto l’ho lasciato com’era. Ma fa piacere accorgersi che ora lo scriverei meglio. Pian pianino, con tanta fatica, sto migliorando.

Rendersene conto è sempre una bella cosa.

E ora eccovi l’ebucco.

E’ corto corto, si legge in fretta.

Tema: un inverno che non vuole finire.

by Hoplon Infotainment

LA FINE DEL LUNGO INVERNO

“La valanga rombò lungo le pendici imbiancate del Monte Olimpo, scavandosi una strada tra gli ammassi di neve e le colonne di ghiaccio, fino alla semisepolta Casa degli Dei.

Zeus rientrò sbattendo la porta.”

 

Come mai questo inverno non vuole finire? E come se la passano sull’Olimpo dopo mesi e mesi di tormente?

Racconto pubblicato sull’ebook “Storie di Febbraio” edito da ISBM per l’uscita di “Io Sono Febbraio” di Shane Jones.

Reading time:  3 minuti

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Spunti(2): Top Ten by Alan Moore

Ma puoi amare un fumetto alla follia e poi citarlo come spunto solo per una frase detta quasi di sfuggita da un suo personaggio in un momento di basso climax?
Ma puoi trovare fantastica l’ambientazione, il plot, le mille idee, la costruzione dei personaggi e i personaggi stessi, e poi avere stampata in testa quella singola frase?
Se il fumetto e’ TOP TEN di Alan Moore, io posso.

CONTESTO 1
Negli ultimi anni si sono moltiplicati i fumetti (per non parlare del cinema o delle serie TV) che hanno giocato con i cliché del mondo supereroistico, impastandoli e rivedendoli così come si è fatto di recente con gli archetipi delle favole. Non tutti sono riusciti nel loro intento, ma sicuramente salverei i seguenti:
The Boys: (sempre che Ennis non svacchi nel finale come in Preacher): in un mondo che dà per quotidiana la presenza di superesseri, girano le versioni locali di tutti i best sellers DC e Marvel. E in un vortice di violenza, sangue, merda, sesso, droghe, stupri, orgie e menomazioni made in Ennis, questi eroi fanno del loro peggio.
Powers: (di cui ho letto i primi 2 cicli – circa 70 numeri – in tipo 2 giorni): in un mondo che dà per quatidiana la presenza di superesseri (ok, l’idea di darli per scontati con me vince facile), essere semplici poliziotti è un bel casino, soprattutto se ti assegnano casi in cui sono coinvolti i suddetti superesseri . E i due sbirri Walker e Pligrim hanno il loro bel daffare a seguire il loro caso. Poi le cose si complicano.
Planetary: (in misura minore, ma rielabora chichè e personaggi da ogni dove: steampunk, supereroi, mostri giappo e x-files): l’associazione Planetary si occupa di studiare e intervenire nei fenomeni piu’ strani del 20° secolo; i tre superesseri/componenti della squadra nell’affrontare i vari casi inizieranno a scogere un ben preciso disegno. Gli antagonisti sono chiaramente una versione dei Fantastici 4 e in un MAGNIFICO numero autoconclusivo passano anche la versione locale di Superman, Lanterna Verde e Wonder Woman
Supreme Power: (a suo modo piu’ classico come ambientazione). Si riscrivono le origini di Superman (qui Hyperion) e degli altri pesi massimi della DC, ma con uno sguardo disincantato e cinico, non col filtro Smallville dove tutto e bello, siamo tutti amici e che buona la torta di mele. Personalmente apprezzato, anche se un pelo inconcludente.
Ma a mio parere ancora nulla ha battuto la semplice complessita’ di TOP TEN e la sua capacita’ di essere davvero qualcosa di diverso pur avendo archetipi ben noti che ti urlano in faccia “Eccomi! Eccomi!”

toh mo'

CONTESTO 2
Alan Moore è, come tutti sanno, fuori di testa, dotato di cultura personale immensa, di una peculiare ossessione per l’occulto e di un maledetto talento nel raccontare storie. Nel ’99 sforna i magnifici America’s Best Comic e io trasecolo quando mi rendo conto che OGNI MESE scrive un numero di ciascuna testata (ok ok, con un po’ di aiuto), oltre a gli altri progetti assurdi che porta avanti. Dopo aver deciso che Alan ha una specie di dissenteria cerebrale di caghetto spruzzo (pero’ d’oro), comincio a leggerli e – bam! – per restare in metafora, divento coprofago (pero’ d’oro). Promethea, Tom Strong, la Lega degli Straordinari Genlteman e il mio preferito, TOP TEN.

spare change?

TOP TEN
Dopo la seconda guerra mondiale, il cittadino comune si è stancato della costante proliferazione di superesseri, mutanti, mostri, scienziati pazzi etc. Si decide allora di riunire tutta questa bella ciurma in una città ad hoc, Neopolis.
Oggi, a Neopolis si trovano alieni, supereroi, divinità, geni del male. Qui tutti (e proprio tutti) hanno superpoteri, perfino gli animali da compagnia.
Il decimo distretto di polizia (il Ten del titolo, appunto) si occupa di mantere l’ordine in un contesto a dir poco delirante.
E in questo mare di alieni serial killer, lucertoloni ubriachi e incidenti interdimensionali, quello che sembrava un semplice omicidio legato alla droga si rivela essere parte di qualcosa di molto, molto peggio…

scuola di polizia

La prima serie di Top Ten(12 numeri) è una gioia per gli occhi. Moore ha preso ispirazione per la struttura dalle serie TV poliziesche (lui dice Hill Street Blues, che io non conosco. Conosco invece NYPD, e questa ne è una versione a fumetti e coi superpoteri).
I personaggi vengono mostrati praticamente solo in relazione al loro lavoro, ed è mentre indagano che impariamo a conoscerli. Un lungo caso orizzontale e tanti piccoli casi verticali, come nelle più classiche serie TV (non per niente il primo ciclo di storie si chiama Stagione 1).
Non ti racconto nulla del cast, parte del piacere è proprio scoprire questi curiosi personaggi.
Senza contare che Moore sforna qualcosa come 5 idee per tavola, e non ci si stanca proprio mai di stupirsi per la trovata successiva. Qualche esempio: lo S.T.O.R.M.S., malattia sessualmente trasmessa che di fa strippare i superpoteri degradando la tua struttura genetica, pornostar aliene anni ’70, il maniaco sessuale invisibile che tocca i culi alla gente, cani antropomorfi libidinosi, impero romano di 2000 anni and counting, i problemi di integrazione per le IA…

La ricchezza di gag, omaggi e riferimenti al mondo fantasy/SF che Moore infila ovunque (guarda i nomi dei locali, o i passanti nella folla, o le scritte dei graffiti) e’ resa magnificamente col tratto minuto e dal dettaglio PAZZESCO di Gene Ha.

Where's Waldo?

E la trama… beh, è ABC made in Moore: scanzonata, tragica e profonda allo stesso tempo.
La mia gag preferita? E’ uno spoiler, ti dico la seconda: Bob”Blindshot” Booker, tassista zen. E’ cieco, ma con i sensi Zen, e quindi lascia che siano la macchiana e l’Universo a portarlo là dove deve essere. Genio.

Purtroppo, con l’abbandono di Gene Ha, la serie non e’ andata oltre la prima stagione, dato che Alan Moore ha dichiarato che il tratto di Ha era talmente caratteristico che senza di lui Top Ten sarebbe stata un’altra cosa (concordo). Moore ha poi scritto un miniserie su SMAX (il poliziotto burbero e violento ma col cuore d’oro) che scorre via leggera e si legge volentieri, se superi la mazzata del brusco cambio di ambientazione (si cambia mondo per un po’) e il passaggio dal tratto di Ha allo stile cartoonesco (ma forse più adatto alla storia ) di Zander Cannon.

Ci sono anche tre seguiti (o meglio due seguiti e un prequel). Moore (sempre con Ha) ha scritto The Forty-niners, la storia di Neopolis nel 1949. E’ un’altra cosa, ma se ti e’ piaciuta Top Ten vale la pena.

qua una volta era tutta campagna

C’è Beyond the Farthest Precinct. Una mini di 5 numeri scritta Paul di Filippo e disegnata da Jerry Ordway. Io la stronco senza appello, ma ti consiglio comunque di leggerla e di confrontarla con la prima. Sembrerebbero simili (anche qui caso orizzontale, piccolo casi verticali, pochissime scene al di fuori dell’ambito lavorativo) ma la resa e’ completamente differente. Qui intanto non si aggiunge nessuna nuova idea: Neopolis non si arricchisce di ulteriori sfaccettature, semplicemente si ripresentano variazioni sul tema di quanto già visto. E i vari easter egg sono decisamente più smaccati. Ma sono i personaggi che devi tenere d’occhio: qui pur seguendo una storia strutturalmente simile alla prima, i personaggi sono macchiette piatte, che non trasmettono nulla e non svelano niente di sé oltre quanto già visto. Confrontare le due storie può aiutare a capire i meccanismi efficaci di una narrazione di questo tipo (molteplici personaggi che interagiscono su storie semisovrapposte). Se avrò tempo scriverò un articolo solo su quello.

C’è poi la vera e propria stagione due, che torna ad altissimi livelli per idee (nuove e interessanti) e per sviluppo dei personaggi. Torna Ha alle matite e Zander Cannon passa alla storia (insieme a Kevin Cannon). E lo fa ottimamente. Purtroppo la serie si interrompe e molte sottotrame sono tutt’ora in sospeso. A tutt’oggi la ripresa pare improbabile, ed e’ un dannatissimo peccato.

Ok hai scritto di nuovo una lenzuolata. Ma questo famoso spunto da cui sei partito me lo vuoi dire o no?
Volentieri: non e’ un vero e proprio spoiler, quindi lo lascio in chiaro. SMAX e Toybox hanno appena arrestato uno psicocinetico pazzo (non te lo descrivo perché merita). Oltre resistere all’arresto, a volare e a spostare una sacco di cose in giro, lo psicocinetico rallentava il moto delle molecole d’aria in tutta la regione, così la temperatura si abbassava e nevicava anche se era estate. Tutte le molecole di una regione. Viene definito uno psicocinetico di classe 2.

Toybox: Gesù. Ha fatto nevicare su tutto lo stato, ed è solo uno psico-comeischiama di seconda classe? Ma cosa fanno quelli della prima?
SMAX: Spengono o accendo i soli. Ce ne sono soltanto due, e sono sotto stretta sorveglianza.

Ecco
Io questa frase continuo a girarmela in testa. Mi immagino questa specie di semidio, rinchiuso da qualche parte. Ha famiglia, figli? Se li aveva ed è imprigionato, come lo hanno convinto a non vederli più? O magari è tenuto in coma farmacologico, o in perenne stato di allucinazione e nemmeno sa di essere un psicocinetico. O lo sa ma ha il divieto di usare il suo potere e quindi vive come il classico impiegato delle poste anni 50, perché è ligio al dovere. O siccome sono due, sono tenuti entrambi in costante pressione l’uno contro l’altro, in scacco perpetuo, ma un giorno qualcuno perturba l’equilibrio. O chissà? Come si controlla uno cosi? E se decidesse che vuole cambiare vita? Che magari vivere sotto controllo non gli basta? Magari qualcuno lo scopre e lo ricatta per fagli compiere cose orribili pena la morte di amici o parenti. O un potere talmente vasto pian piano fa perdere il contatto con la propria umanità e si va verso un dottor Manhattan, o verso uno stato di pura energia mentale, niente corpo, niente carne.
Insomma.

Questo titano imprigionato, dalla barba incolta e l’occhio spento, con tutta la pressione del governo sulle spalle per tenerlo calmo e sotto controllo, mi incuriosisce.

Sarà banale, ma io vorrei saperne di più

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NOTA: Mentre scrivo questo post, Alessandro Girola ha indetto “Due minuti a mezzanotte”, una round robin a tema supereroistico. Io partecipo. E vedremo un po’