Archivi categoria: mumble mumble

Baltimore book fest

Mi sono appena saprato una tre giorni di meeting, presentazioni e lectures con autori americani.

Si prega di notare che era tutto gratis e pure c’era un tenda dedicata interamente a Sci-Fi e Fantasy.

Il mercato americano del fantastico e’ molto ricco, e la scelta e’ amplissima. Purtroppo non conoscevo nessuno degli autori qui presenti.

Ma l’impressione e’ che fossero dei cazzari da competizione (anche se grazie al cielo nessuno si e’ avvicianto allo “Scrivere è come starnutire”) ben pasciuti di regole e manuali (che io adoro); dei grandi distrubutori automatici di romanzi, delle macchine sforna storie. Un fastfood del libro. Gli chef Tony della scrittura. E alcuni, pure ingacabili.

Comunque mi leggero’ qualcosa, per vedere che combinano.

La cosa piu’ interessante e’ stata l’incontro con una scrittrice fantasy spagnola, che scrive e pubblica fantasy sul mercato americano (che personalmente mi attira molto piu’ di quello nostrano)

Dopo aver parlato con lei per una mezz’oretta, posso dire a ragion veduta che il suo inglese sia meno corretto del mio, anche se sta qui da 20 anni. E il suo consiglio e’ di non passare per traduttori, ma di addestrarsi a scrivere in inglese (e poi magari affittare un buon editor per mettere tutto a posto). Sicuramente una bella iniezione di speranza, visto che ogni tanto penso che il mio scopo ultimo (fare lo scrittore/gironalista scientifico/laqualunque sul mercato inglese) sia un sogno irrealizzabile, perche’ il gusto, l’orecchio di un’altra lingua non potra’ mai comperere con con la quelli di un nativo, alla mia eta’.

Non so se e’ fattibile, ma il mio piano da qui a 4 anni e’ il seguente: finire entro il 2012 i racconti che ho per le mani e in progettazione. E con l’anno nuovo, partire con qualcosa di piu’ ambizioso e a lungo termine. Un romanzo in italiano (osticissimo data la mia costanza) e passare a scrivere short tales solo in inglese.

Vedremo.

Ah, e mi sono pure beccato un concerto di piano e contrabbasso alla Peabody Library.

 

Ready? Fight!

Questo post di Davide Mana mi ha fatto riflettere.

Concordo con lui che un duello verbale sia molto piu’ soddisfacente. Anche visivamente.

Quanto sono piu’ belli gli episodi di Sherlock di Moffat e Gatiss, con i loro dialoghi e la poca azione, piuttosto che i due film di Sherlock Holmes di Guy Ritchie? (se credete il contrario, prego, l’uscita e’ di la’)

Per me e’ molto difficile scrivere bei dialoghi. Il fatto e’ che un dialogo scritto male ammazza la storia molto piu’ che una scena d’azione malfatta. Intendiamoci: scene confuse, verbose e eccessivamente dettagliate sono un mattone, ma come lettore mi innamoro dei personaggi, prima di tutto. Anche di quello che fanno, ovvio, ma soprattutto dei personaggi. Se la scena non e’ chiara, il mio disprezzo/odio/fastidio si riversera’ sull’autore, che ha creato personaggi che mi piacciono e poi non riesce a farmeli seguire per bene.

Se pero’ il personaggio non mette in fila due frasi plausibili, o il tono e’ inadatto alla situazione, o parla con me, lettore, invece che con gli altri personaggi, ecco che nonostante la colpa sia dell’autore, e’ il perrsonaggio a darmi sui nervi, e mettero’ giu’ il volume.

Ad esempio, questo inverno ho letto la trilogia the Riddlemaster of Hel (della McKillip) e l’ho trovata dannatamente pesante, poca azione e tante scene mattone. pero’ i dialoghi erano efficaci, e i personaggi convincenti, quindi sono arrivato in fondo a tutta la malloppata di pagine. (non so bene come giudicare The Shadow of the Torturer di Gene Wolfe: non mi ha convinto (ancora) a iniziare il secondo volume, ma ammetto che qui la lettura in inglese non abbia giovato alla scorrevelzza)

Ora, intendiamoci, brutti dialoghi e scene nebbiose sono tutti e due errori da evitare, ma il secondo non e’ fatale per la lettura.

Cio’ che fatale e’ una scena d’azione in cui traspare l’americanismo holliwoodiano e fumettaro degli ultimi 20 anni. Spararsi le pose come in un film d’azione anni 80  – specie se lo fai in una soria che tende alal verosimiglianza – e’ una immediata doccia fredda.

Io non ho mai combattuto, ok, ma per quanto mi riguarda, quando si arriva al dunque non c’e ‘spazio per pose ad effetto, oneliners e motteggi vari. Non se stai davvero raccontando di un superbadass assassino in un mondo dove combattere e’ letale.

Cosi’ facendo si spreca solo un’occasione, e se si combatte per la vita non e’ un lusso che puoi permetterti. Senza contare che anche il piu’ scafato dei guerrieri mentre si avvicina al suo obiettivo strisiando di nascosto, o mena spadate a destra e a manca nella mischia, dovrebbe avere la il tuono nelle orecchie, una fitta allo stomaco e le palle cosi’ raggrinzite da essere risalite fino alla prostata. O ha una paura fottuta, o e’ solo un clown salterino sparapose come un x-men qualsiasi.

Per quanto mi riguarda, le scende di azione dovrebbero essere cosi:

Riposi in pace

La mania del prequel o del sequel da cosa nasce?

Arpionare una fanbase gia’ presente, sicuro. E anche sfruttare un’idea al limite estemo (e oltre), per non doverne tirare fuori un’altra.

E’ molto piu’ facile prednere personaggi che gia’ ci sono, sviluppati e complessi, e usarli in un setting piu’ o meno gia’ collaudato (ok, tra Interceptor e Mad Max c’e’ una fottuta catastrofe nucleare fuori scena, ma di solito il setting e’ simile)

E qui sta l’inganno. O autoinganno.

King dice per bocca del giovane Gordon Lachance (cito a memoria): “Quando non sai cosa succede dopo, vuol dire che [la storia] e’ finita”.

E ha dannatamente ragione.

SI’, diobono! SI!

A volte personaggi ricchi e complessi ci fanno desiderare di leggere ancora le loro avventure, di vedere ancora qualche impresa. Ci mancano, ne vogliamo ancora. Ma purtroppo la loro storia e’ finita, la loro evoluzione completa. L trama e l’ordito creati dalle parche nella mente dell’autore non lasciano spazio ad altre storie.

L’ambientazione puo’ essere ancora viva, forse. Dopotutto, l’autore puo’ aver speso mesi e mesi a creare una realta’ che ci ha a malapena mostrato. E allora ecco altri personaggi, altre storie che ampliano l’orizzonte (Earthsea, per dirne una)

Ma non con il nostro vecchio amore. Magari c’e’ spazio per qualche cameo. Qualche brevissimo racconto.

Ma LA STORIA e’ finita.

Leo Ortolani questo lo ha capito bene, e in Ratman il tema e’ toccato piu’ e piu’ volte.

Perche’ il raccontare storie di personaggi morti, passatemi il temrine, non gli rende giustizia. E i nostri eroi, che tanto volevamo avere ancora una volta con noi, cadono e ci deludono. Spesso non consideriamo nemmeno parte del ‘canone’ queste storie post mortem (qualche esempio? Indiana Jones 4, terminator 3, prometheus, die hard 4. O se volete esempi librari: 20 anni dopo, il visconte di Bragelonne. O gli ultimi romanzi su Montalbano. Una qualsiasi testata a fumetti che non contempli la FINE, ma continui a rebootare, intrecciare, far risorgere etc etc).

non so ci voi siate e non voglio saperlo

Con questo non voglio dire che non si possa continuare a scrivere di un personaggio. Il canone di Sherlock Holmes (4 romanzi e 56 racconti) non mi dispiace, ma e’ da notare che l’autore aveva ucciso Sherlock dopo neanche 5 anni. E fu obbligato dal pubblico, mamma compresa, a farlo risorgere.

O  si finsice per scrivere racconti/romanzi con la stessa formula ancora e ancora e ancora, al punto che il personaggio diventa cristallizzato in un rigido codice (nei gialli riesce abbastanza bene, vd Holmes, Marple, Montalbano, Carvalho, Colombo, Derrick), o si trasforma il tutto in Beautiful, e per chi amava il personaggio questa e’ peggio della morte.

Insomma:

rinunciare alla gallina dalle uova d’oro e’ improbabile, capisco, ma tu autore non cercare la mia stima per un progetto meramente speculativo.  (un seguito di Harry Potter venderebbe? sicuro. Piacerebbe? Spero di no. Anche se la fanbase e’ de coccio)

Creare una nuova idea e’ difficile/impossibile? Forse. (Gaiman dice di no. Ma non siamo tutti Gaiman). Ma perche’ devo continuare a comprare il tuo vomito riscaldato quando ci sono tanti autori nuovi e magari altrettanto bravi che ancora non ho letto?

una storia conclusa.

No reboot cercansi

Bisogna che riprenda i ritmi che mi ero prefissato. Due post di qua, uno di là. Ogni settimana.

Con questo weekend (Labor Day, weekend lungo) finiamo agosto. Da settembre ci riproviamo.

Ordunque.

Questa settimana Mr Giobblin sta scrivendo di reboot, prequel, sequel et cetera nel magico mondo di Hollywood.

Ed è vero che il problema  no idee nuove affligga il cinema.

Ma vediamo un po’ meglio.

Il megablockbusterone da millemila paperdollari ( e tutto il mercato di grossa dstribuzione) continua a pescare senza pietà storie già confezionate (da altri media o da film precedenti). Ma sappiamo benissimo che non è solo paura dei produttori, è anche quello che le gente vuole. Per poca curiosità, o perchè fan, o per il fatto che l’uomo preferisce riascoltare la stessa vecchia storia (o canzone) ancora e ancora, piuttosto che una nuova.

Se uno guarda più in basso, non è che le idee nuove manchino. Certo, sono in mezzo a ciarpame, idee vecchie come il cucco, film scritti male e recitati peggio. Ma in IMDB, nella categoria fantascienza, elenca più di 200 film in uscita da qui a due anni.  Ora, ci saranno un sacco di film che ricadono nei casi citati da mr Giobblin (il remake di cortocircuito, santoddio) ma, personalmente, qualche titolo per cui sono curioso c’è.

Vediamone qualcuno.

C’è Fraktalus, di James Ward Byrkit: A motley group of astronauts travel unimaginable distances across time and space on a quest for a glimpse of something beyond known reality.

Magari è una cazzata pretenziosa. Ma non può essere peggio del remake di Total Recall (si l’ho visto. si salva solo la bocca della Biel. per il resto, sangue dagli occhi).

 

 

Forse vale la pena di vedere The Vanquisher di Dean Gold (che peraltro credo altrove sia già uscito): Sector 70 is a noir-ish dystopian future where prosperity belongs to the few – and those determined to take it. Jarron Brenner did well by the system until his body was invaded by the technology he helped to sell. After a series of traumatic events, a mysterious agent Miranda May takes it upon herself to help save Jarron’s life. Soon, however, they find themselves hunted by the shadowy forces of an alien conspiracy.

Può essere peggio di Prometheus? Ne dubito forte.

Uscirà Brave New World: RevolutionAfter super-villains obliterate Chicago in 1976, those Americans fortunate enough to have powers must either work for the US government or go underground. Today, the legendary Patriot leads the rebellious Defiance against his former masters, the sanctioned super-powered operatives known collectively as Delta Prime. When the Primers capture Patriot, his friends must find a way to break into the toughest super-prison ever created-or watch him be executed before the entire world.

Sembra una roba di supereroi e supermazzate. Quindi io già lo promuovo. E potrebbe essere più serio di Avengers, e meno pesante di The Dark Knight Rises. Che sarebbe anche il caso.

Skate God. Solo per la trama un’occhiata gliela darò: A skateboarder in a dystopian future comes into self-discovery he is the scion of a Greek god and must use his new found powers to stop an arcane society from taking over mankind.

(cioè, MACCOSA?) a meno che non sia un teen movie tipo Percy Jackson, per restare nelle cagate tirate fuori da altri media

 

C’è The prototype, per cui ho una fotta notevole e vi agevolo il trailer.

 

Poi si inizia ad andare a naso. Di questi due non si sa una fava, ma le locandine mi tittillano il giusto:

Logic of Being, e the Last Immortals

 

Purtroppo saranno robe pressoché non distribuite, o in tre sale in croce. Per due spettacoli pomeridiani.

Però se Multivac ci assiste, magari qualcosa di decente salta pure fuori.

—-

Nota importante: io ho provato a cercare se i film succitati sono trasposizioni di libri o videgiochi o fumetti (no, Brave New World revolution non è di Huxley – o almeno, mi auguro davvero che con quella trama l’ispirazione sia altra), e mi pare di no.

Ma se qualcuno ne sa più di me, prego di correggere.

Pennellate veloci di supernerdismo

Ogni tanto mi sorprendo a vagare altrove con la mente, di solito in questioni che oscillano tra l’assurdo (il numero di Avogadro, in piselli, coprirebbe gli Stati Uniti con uno manto verde spesso 4 km) e il nerd spinto (quale potrebbe essere il più interessante utilizzo per la telecinesi?)

I supereroi quest’anno tirano, non c’è che dire, ma io ho sempre avuto una passione per gli eroi in costume (e non) e mi sono spesso fatto l’ipotetica domanda: se potessi avere un superpotere, quale vorrei? Niente di stano quindi che spesso mi ritrovi a pensare ad una risposta.

Di primo acchito mi verrebbe da rispondere: il fattore rigenerante. No malattie, no ferite incapacitanti, no invecchiamento o dolori costanti. Nella vita di tutti i giorni sarebbe senz’altro un bel cambiamento.

seiv de cirlider, seiv de uord

Però poi ti viene la voglia di provare cose più superpowa. La telecinesi per me vince tutto, anche senza sendere in nerdismi come hanno fatto con X-man (vibrare attraverso le molecole, scaldare, passare da una dimensione all’altra…). Semplicemente muovere le cose (e se stessi) con il pensiero, nel macromondo. Senza contare che una quantità non indifferente di altri superpoteri può essere ripordotta con una telecinesi ben controllata ed efficace: volare, superforza, agilità, invulnerabilità (se la utilizziamo su noi stessi); qualsiasi potere fisico, negli effetti se non nella dinamica, può essere riprodotto con la telecinesi. (si, Chronicle mi è piaciuto un casino). Senza contare che basterebbe un giro di tanto in tanto nei casinò per non doversi mai più preoccupare del conto in banca (se non si vuole fare di peggio).

Telepatia e teletrasporto sono interessanti, ma piegare gli altri al mio volere non mi ha mai affascinato, e pur essendo un pessimo lettore del comportamento altrui, non mi interessa nemmeno vedere cosa c’è dentro la scatola cranica della gente; spostarsi da un luogo all’altro così – snap – ora che sto lontano da casa e ho amici sparsi in almeno 3 continenti diversi, sta acquistando molto molto fascino (anche non dover mai fare il pendolare, entrare e uscire da luoghi ancora (o già) chiusi. Eppure, pur essendo il super potere che più si incastra nella vita di tutti i giorni, movimentandola, non mi permetterebbe di fare un’altra vita. Diciamo che colorerebbe la vita di tutti i giorni con molta più variabilità (stasera vado a vedere Pechino, poi mi dormo da un’amica a Londra e domattina sono al lavoro puntuale (si, me ne sto sbattendo dei fusi orari), ma in fondo in fondo non mi convive. (no ho mai visto Jump. e visto che ne sento solo parlare male, mi sa che passo)

I velocisti mi piacciono un casino, ma un casino proprio. Solo che non riesco ad accettarli nemmeno con la più sfrenata sospensione d’incredulità: solo perché sei più veloce non vuol dire che non ti stanchi: un centometrista non ti corre così per kiometri e kilometri, e di sicuro non lo fa portandosi dietro qualcuno; nei fumetti velocisti attraversano città e stati interi, corrono con la gente in braccio e a me vien il fiatone solo a pensarci. Bocciato.

I vari poteri bislacchi (quelli al limite del powerplay per dire) non mi interessano, fatico a visualizzare gente che vola urlando, che emette energia dalle mani, che modifica la realtà col pensiero… e poi lo scopo non è diventare un guerrigliero, è interagire nel mio mondo. Che mi frega di sparare laser dagli occhi?

In conclusione, penso che penderei il fattore rigenerante per vivere a lunghissimo e vedere cosa succede dopo, pur sapendo che in questa lunga vita continuerei a pensare a che figata sarebbe stata se invece avessi preso la telecinesi…

—————-

un potere che non ha gli stessi benefit degli altri, ma che potendo prenderei assolutamente, è l’invisibilità. Quando ho visto le prime due stagioni dei Misfits ho fatto un salto visto che Simon fa esattamente quello che vorrei fare io. Sparire per i fatti miei e stare in mezzo alla gente senza che la gente possa vedermi. Libertà.

cioè, quasi

to dub or not to dub?

Il doppiaggio.

Non è di sicuro l’unico motivo per cui noi italiani parliamo un inglese tanto zoppicante. Al contempo però, aiuta a non sentire il bisogno di migliorare il nostro uso della lingua di Albione.

Ma serve? Non serve?

Il mio rapporto con i film (e altro) in lingua originale è andato di pari passo con la rete. Aumentavano le bande, e il restare bloccato per settimane perchè il file ITA aveva poche fonti, mentre il file ENG ne aveva migliaia, alla lunga rodeva.

Io ho fatto il salto sette anni fa. Mi ero infoiato pesissimo con la prima serie di House MD*, e sapere che la seconda era già tutta lì, in inglese, mentre il doppiaggio italiano era in programma mesi dopo, mi ha dato lo stimolo.

uno stimolo

Prima sub ita, mentre su altre serie già uscite (per ovviare alla pochezza di fonti italiane) trovavo i file audio e cambiavo la traccia ENG del file molto condiviso con quella italiana (meno condivisa, ma molto più piccola e quindi più facilmente reperibile).

In breve mi accorsi che facevo fatica a leggere in una lingua e sentire in un altra, visto che capivo entrambe e mi cortociutiavo un po’. Così, sub eng.

Ora i sottotitoli non li cerco più, a meno di essere molto molto stanco. (se riesco a guardarmi law and order senza sub, direi che sono a posto)

“Sussurriamo?” “Si ma prima andiamo accanto al cantiere, se no è troppo facile”

Ma il passaggio non è stato senza scossoni.

Di House avevo già guardato la prima serie, quindi conoscevo il personaggio, la caratterizzazione, le battute. Ma, sorpresa!, passo all’inglese e le sfaccettature sono diverse: House è molto più cinico, non solo per le parole ma soprattutto per il tono, la sottile inflessione bastarda che mancava in Italiano, e anzi veniva sostituita con uno spirito da duro dal cuore d’oro.

Poi inizi a trovarti a tuo agio nella lingua, e le battute inglesi suonano bene, si fanno apprezzare di più. E inizi ad associare davvero voce-attore, apprezzando come un bravo attore moduli il suo strumento. (anche i doppiatori lo fanno, ma non sono milioni, e pur se adattano lo stile all’attore doppiato, la voce di Saverio Moriones rimane la voce di McGyver, anche se fa il cattivo ispanico un po’ dappertutto. O Boromir è Pino insegno, per quanto si sforzi di fare la voce da High Fantasy).

Poi inizano ad accadere cose orrende, tipo a vedere come spesso il doppiaggio snaturi o rovini il film: ti capita di vedere un episodio in tv di una serie che stai seguendo, e trasecoli. PARLA COSI?!?

O, peggio ancora, adesso noti davvero che le labbra si muovono accazzo. Sembra finto, appiccicato sulla pellicola. Anche perchè l’audio originale è molto più immerso nel sonoro ambientale, dopo un po’ ci fai caso.

Eppure.

Eppure ti vengono in mente tre film al volo che ha guardato e hai apprezzato proprio grazie al doppiaggio.

Gabriel (la furia degli angeli) è una poverata emo gothic con angeli e diavoli in una Dark City chiamata Purgatory (che mi sono sparato nel periodo in cui lavoravo ad un urban fantasy con gli angeli. si, si, molto originale**).  E’ un film da adolescenti: wiki lo definisce paranorlmal romance addirittura, e mi pare esagerato. Ma sicuramente Rossi e Ward mi hanno aiutato a digeriere i dialoghi più scalcagnati, al punto che me lo riguarderei (riguarderò). Sono piuttosto sicuro che il doppiaggio ha contato molto.

Non può piovere per semp..EHM!

Altro film che nel mio gusto di guadagna, è Predator. Ora, è il film che ha creato i PREDATOR, c’è Arnold, bum bum, sangue che schizza, sparatutto. Giustamente è diventato un cult. MA: gli attori sono cani, e dopo aver praticamente impararto a memoria le battute con accento spagnoleggiante di Poncho (che non ha accento spagnolo in Eng), o sentito Swarzi recitare con vocione pesante e senza accento tetezco, passare alle loro vere voci è un trauma. Dico sul serio. E’ meglio doppiato.

Caccia a ottobre rosso è un caso un po’ particolare. Qui lo perculano per l’accento russo farlocco, ma io non riesco a cogliere. Però negli anni 80 i doppiatori avevano quella voce ruspante, non super-ripulita in studio, che mi piaceva molto.

Per questo ci sono film che continuo a guardare in versione doppiata. Non ci sono santi. Ritorno al futuro, Ghostbusters, Grosso Guaio a Chinatown, Arma letale, La grande Fuga… Li so a memoria (davvero). Ho il terrore di guardarli in originale e amarli un po’ meno. Non oso nemmeno tirarli giù. Il mese scorso ho rifatto la cavalcata da Arma Letale 1 a 4, e li ho fatti in italiano. Stessa cosa per i classiconi. Questo inverno è toccato Il delitto perfetto, a La parola ai giurati, la stangata, lo spaccone, Arsenico e Vecchi merletti. Tutti in italiano, che mi piacciono quelle voci (son poi sempre le stesse…)

inevitabile cortocircuito

Al contempo, non esiste che mi guardi un film doppiato, adesso. Se è recente, lo voglio in inglese.

E mi chiedo: ho apprezzato tanto il doppiaggio passato perchè ero pischello e certe battute, certi plot o sketch erano nuovi ai miei occhi e quindi imparavo nuove parole, nuove situazioni si fermavano nella mia memoria e le apprezzavo per quello? O il doppiaggio è peggiorato negli ultimi, diciamo, dieci anni?

Per dire, negli anni 80 si parlava diversamente, d’accordo, ma a me sembrava di trovare un sacco di parole sconosciute, in quei film, parole che non sentivo in giro tutti i giorni, e che mi piaceva apprendere. Ora mi sembra di sentire sempre e solo le stesse frasi, le stesse parole. Sono io che sono migliorato molto (spoiler: si lo sono), o si è standardizzata la qualità? (un po’ come i vecchi Topolino: un sacco di parole che mi diverto ancora ad usare, ma che mai incroci nella vita di tutti i giorni: talleri, fedifrago, tanghero etc)

anche UACK non la si sente spesso in giro***

In conclusione.

Col doppiaggio ho chiuso. Ma mi fa piacere rotolarmi ancora tra le parole ben note di un film che ho amato. E quindi largo ai vecchi classici.

* Medical Division sta ceppa. MD è un titolo, come il nostro Dr, diciamo. Ma dopo mEdici in pRima linea non mi stupisco più di niente.

** in realtà secondo me è originale. Il setting mi piace, e non è la solita cazzata. E’ un urban fantasy pesantemente ucronico, al punto che il nostro mondo c’è e non c’è. Ma è fermo. Ho un setting che mi intriga, tre personaggi interessanti, due sistemi magici, valanghe di creature e 4 o 5 scene belle tamarre, ma non ho una storia. Non so bene che fagli fare, a questa gente. Quindi, prende polvere.

*** per dire, google mi dà 1.600.000 voci per “impazzito”, mentre per “ammattito” me ne dà solo 58000 e quattro “did you mean?”. Non proprio una parola quaotidiana.