Il taccuino di Martin Sileno (4)

– mi scuso per la lenzuolata di testo pesante –

Una notte un centurione Romano, durante l’assedio di Gerusalemme del 70, sta strisciando ferito in un vicolo. La presa della città e la distruzione del Tempio arriveranno, ma alcuni drappelli, guidati da condottieri valorosi, sono intanto riusciti ad infiltrarsi nella città, cercando di facilitare l’accesso degli assedianti. Sono stati sorpresi, e brutalmente decimati. Dispersi tra le vie di Gerusalemme, feriti o spaventati, i soldati romani vengono cercati con foga e fatti a pezzi. Il nostro centurione ha appena perso gli ultimi uomini del suo drappello, e si è salvato a stento dalla folla. La città risuona delle urla dei morenti e delle grida inarticolate delle folle giudaiche alla ricerca dei Romani.

Nel vicolo, steso nel fango, c’è un vecchio mendicante. Sporco, affamato, coperto di piaghe e cicatrici, vede arrivare il romano.

Il romano lo scorge, e con la daga stretta nella mano insanguinata gli si fa incontro. perfino del delirio causato dalla ferita e dal dolore, sa che basta un grido del vecchio per attirare le sentinelle. Eppure il vecchio lo fissa in silenzio, e nel suo sguardo il romano vede che non gli importa affatto cosa accadrà. Gli si trascina accanto, sempre tenendo la daga pronta. Si fissano. E nella notte illuminata a da torce e squarciata da grida, iniziano a parlare.

Dapprima il romano lo minaccia, vuole una mano a mimetizzarsi nella città. E’ ferito, da solo non ce la fa, vuole che il mendicante lo aiuti a non farsi trovare.

Il mendicante lo manda a farsi fottere, fregandosene della lama.

E continuano a parlare, il romando sempre più debole, il mendicante sempre disinteressato e triste, di una tristezza che succhia la vita.

Il delirio del romano peggiora, la debolezza lo assale. Il mendicante lo tormenta, preannunciandogli la morte, le ferite sono troppo gravi. O qualcuno lo troverà. e sarà peggio.

Il romano perde quasi i sensi. Sente qualcuno che inizia a ispezionare il vicolo, cercandolo. Ma è troppo debole per fare alcunché. Eppure il mendicante lo copre coi pochi cenci muffiti che ha, lo sporca di fango e gli si rannicchia accanto. Quando le sentinelle passano, vedono solo due mendicanti che dormono nella polvere.

Il romano si sveglia poco dopo, è ancora notte e la febbre inizia consumarlo.

Il mendicante nella sua disperazione disinteressata, racconta che ha passato quasi trenta anni nelle carceri romane della città.  Non dice per cosa, nonostante il romano lo chieda.

ma quando gli chiede perché sia disperato, la risposta non è per la vita miserabile che sta conducendo o per la lunga prigionia, ma per aver fallito, aver deluso suo padre e aver distrutto tutte le responsabilità che giacevano sulle sue spalle.

E dibattono sul senso di una vita, nonostante la perdita di no scopo a fronte del quale tutto sembra inutile. Nonostante il romano racconti della perdita del figlio primogenito, o dei suoi uomini che gli sono morti tra le braccia nel corso degli anni per colpa delle sue scelte sbagliate, la disperazione del mendicante pare arrivare da una perdita, un fallimento ben maggiore.

potrebbe andargli peggio

Questa è la storia. Tutta da giocare con i dialoghi. Certo, ogni tanto passerà qualche sentinella, o il romano si infurierà e minaccerà il mendicante. Ma c’è una sola scena, e due soli personaggi, accasciati nella polvere di un vicolo di Gerusalemme.

Il mendicante è Gesù. Durante l’interrogatorio con Pilato ha avuto un cedimento, un attimo appena, quando Pilato stava ascoltando le richieste dei sommi sacerdoti, Gesù sussurrò di non voler morire. E Pilato lo esaudì. Gesù capì di aver fallito e cercò urlando, piangendo, minacciando, di farsi crocifiggere lo stesso, ma pilato pensò che fosse pazzo, ed ebbe pietà di lui.

Lo fece battere e fustigare nella pubblica piazza, davanti ad una folla che lo copriva di sputi e cercava di lapidarlo. Vedendo l’agitazione della folla, Pilato allora decise che era più sicuro imprigionarlo. E così fece. per 30 anni Gesù languì nelle carceri romane, sentendo l’essenza divina abbandonarlo per colpa del suo fallimento, sentendo il peso della dannazione dell’intero genere umano, per colpa della sua vigliaccheria.

E invecchiò, divenne, cinico, crudele; poi disperato, senza più voglia di vivere, ma terrorizzato all’idea di trovarsi al cospetto del padre che aveva così tristemente deluso. E infine fu solo vuoto, senza più scopo o scintilla di interesse. E quando lo gettarono fuori, solo un vecchio come tanti oramai, si limitò a trascinarsi da una via all’altra, mendicando quando la fame era troppo dolorosa, mentre come il famoso mendicante dei vangeli, i cani venivano a leccagli le piaghe.

Ma sarà proprio parlando al romano che riuscirà a completare ciò per cui era venuto.

Il romano capisce a stento quanto gli viene detto, per lui la religione ebraica è solo un guazzabuglio di regole assurde e paure primordiali. Ma le parole del vagabondo, la sua disperazione, lo toccano in profondo. Lui scambierà tutto il scorso sul Padre e sulla remissione dei peccati per tutt’altro. Ma coglie bene il discorso della nuova venuta. L’arrivo del giudizio per tutti gli uomini, a condannare chi è indegno e ha tradito i suoi valori. Nella sua mente però i valori sono quelli di ROMA, e il decadimento è quello a cui negli ultimi cento anni gli imperatori la stanno trascinando.

Gesù alla fine si sacrifica, gettandosi in mezzo ad una truppa di sentinelle per dar modo al romano di scappare. E con l’ultimo respiro gli sorride e gli dice “và, la TUA fede MIha salvato“.

Le ferite del romano a sentire ciò guariscono, e una fiamma di Spirito Santo discende su di lui. Ora è pronto, tornerà nella sua Roma, e la incendierà con le sue parole. Per riportare l’impero ai fasti di Augusto, così che l’aquila possa allargare le sue ali su tutta la terra.

Qua la difficoltà è rendere gradevole l’alterco tra i due, lasciando che comunque le informazioni necessarie filtrino tra le battute.

Posso farcela? Intanto me la appunto, che questa idea me la stavo perdendo…

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Pennellate veloci di supernerdismo

Ogni tanto mi sorprendo a vagare altrove con la mente, di solito in questioni che oscillano tra l’assurdo (il numero di Avogadro, in piselli, coprirebbe gli Stati Uniti con uno manto verde spesso 4 km) e il nerd spinto (quale potrebbe essere il più interessante utilizzo per la telecinesi?)

I supereroi quest’anno tirano, non c’è che dire, ma io ho sempre avuto una passione per gli eroi in costume (e non) e mi sono spesso fatto l’ipotetica domanda: se potessi avere un superpotere, quale vorrei? Niente di stano quindi che spesso mi ritrovi a pensare ad una risposta.

Di primo acchito mi verrebbe da rispondere: il fattore rigenerante. No malattie, no ferite incapacitanti, no invecchiamento o dolori costanti. Nella vita di tutti i giorni sarebbe senz’altro un bel cambiamento.

seiv de cirlider, seiv de uord

Però poi ti viene la voglia di provare cose più superpowa. La telecinesi per me vince tutto, anche senza sendere in nerdismi come hanno fatto con X-man (vibrare attraverso le molecole, scaldare, passare da una dimensione all’altra…). Semplicemente muovere le cose (e se stessi) con il pensiero, nel macromondo. Senza contare che una quantità non indifferente di altri superpoteri può essere ripordotta con una telecinesi ben controllata ed efficace: volare, superforza, agilità, invulnerabilità (se la utilizziamo su noi stessi); qualsiasi potere fisico, negli effetti se non nella dinamica, può essere riprodotto con la telecinesi. (si, Chronicle mi è piaciuto un casino). Senza contare che basterebbe un giro di tanto in tanto nei casinò per non doversi mai più preoccupare del conto in banca (se non si vuole fare di peggio).

Telepatia e teletrasporto sono interessanti, ma piegare gli altri al mio volere non mi ha mai affascinato, e pur essendo un pessimo lettore del comportamento altrui, non mi interessa nemmeno vedere cosa c’è dentro la scatola cranica della gente; spostarsi da un luogo all’altro così – snap – ora che sto lontano da casa e ho amici sparsi in almeno 3 continenti diversi, sta acquistando molto molto fascino (anche non dover mai fare il pendolare, entrare e uscire da luoghi ancora (o già) chiusi. Eppure, pur essendo il super potere che più si incastra nella vita di tutti i giorni, movimentandola, non mi permetterebbe di fare un’altra vita. Diciamo che colorerebbe la vita di tutti i giorni con molta più variabilità (stasera vado a vedere Pechino, poi mi dormo da un’amica a Londra e domattina sono al lavoro puntuale (si, me ne sto sbattendo dei fusi orari), ma in fondo in fondo non mi convive. (no ho mai visto Jump. e visto che ne sento solo parlare male, mi sa che passo)

I velocisti mi piacciono un casino, ma un casino proprio. Solo che non riesco ad accettarli nemmeno con la più sfrenata sospensione d’incredulità: solo perché sei più veloce non vuol dire che non ti stanchi: un centometrista non ti corre così per kiometri e kilometri, e di sicuro non lo fa portandosi dietro qualcuno; nei fumetti velocisti attraversano città e stati interi, corrono con la gente in braccio e a me vien il fiatone solo a pensarci. Bocciato.

I vari poteri bislacchi (quelli al limite del powerplay per dire) non mi interessano, fatico a visualizzare gente che vola urlando, che emette energia dalle mani, che modifica la realtà col pensiero… e poi lo scopo non è diventare un guerrigliero, è interagire nel mio mondo. Che mi frega di sparare laser dagli occhi?

In conclusione, penso che penderei il fattore rigenerante per vivere a lunghissimo e vedere cosa succede dopo, pur sapendo che in questa lunga vita continuerei a pensare a che figata sarebbe stata se invece avessi preso la telecinesi…

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un potere che non ha gli stessi benefit degli altri, ma che potendo prenderei assolutamente, è l’invisibilità. Quando ho visto le prime due stagioni dei Misfits ho fatto un salto visto che Simon fa esattamente quello che vorrei fare io. Sparire per i fatti miei e stare in mezzo alla gente senza che la gente possa vedermi. Libertà.

cioè, quasi

L’erezione del Cavaliere Oscuro

– SPOILER FREE –

PREMESSA

Sono stato tentato di non parlare di “the dark knight rises“, un po’ perché quasi tutto quello che vorrei dire è stato scritto da Nanni su i400calci e dall’esperto Darth von Trier nella discussione scaturita nei commenti, un po’ perchè italia non lo avete ancora visto, un po’ perchè qui vorrei parlare di scrittura, non di cinema. Poi ho pensato “chissenefrega”,  e siccome finalmente ho un po’ di tempo (grazie, luglio deliriante) per aggiornare il blog, eccomi qua.

magari

Il bello di stare in America è che mi posso guardare molti film insieme al resto del mondo civile. Il brutto è che finisco per guardarmi in anteprima delle ciofeche, il che smorza parecchio l’entusiasmo per questo privilegio (John Carter from Mars, Snow White and the Huntsman, Prometheus… [no, il teen-emo Amazing Spiderman, con tutte le sue limitazioni sul versante action, nel complesso mi è piaciuto])

Nolan è bravo, e un film di quasi tre ore passa via senza pesare. Purtroppo per quanto mi riguarda fallisce clamorosamente nel metter in piedi un film su Batman. Il secondo film mostrava già il fianco, e col terzo l’errore è imperdonabile. La trama è accettabile (naif purtroppo, ma ho visto di peggio), e i comprimari (tanti) si lasciano gustare.

ma magari

Allora dov’è il problema? Il problema è che manca Batman. Qui c’è un vigilante che combatte, soffre, lotta e agisce nella notte per sventare i pericoli che minacciano la città. E che ha la curiosa e incomprensibile mania di farlo con un costume addosso. Batman dovrebbe essere un’altra cosa. Qui era fortissima (e fastidiosa) l’impressione che si ha guardando il telefilm di batman degli anni ’60. “Ma perchè cavolo prendono sul serio un tizio in maschera?” Infatti le scene miglirori dell’intera trilogia sono le poche in cui Wayne non ha il costume, e con un passamontagna in testa fa quello che sa fare lui.

no sul serio, magari

Se non crei un alone quasi mitologico attorno alla figura di Batman, rimane davvero solo un buffo omino violento in costume: se, pur essendo nato Bruce Wayne, il suo vero IO è il pipistrello, allora deve essere se stesso quano ha il costume, e in maschera come Bruce Wayne. Un po’ lo stesso discorso che fa Bill su Superman in Kill Bill 2: Batman non è nato Batman, ok, ma nelle storie che preferisco è Bruce Wayne il costume, la maschera, il travestimento. Qui non è così.

tipo così

Fallito in questo, il film non ha più motivo di esistere: è un bel film, se vi pare, scorrevole e ben fatto. Godetevelo, che io torno a leggermi Arkham Asylum.

note: ci sono alcuni WTF giganteschi che mi affossano anche la qualità del film stesso, ma siccome non posso citarli senza spoilerare, faremo finta che non esistano, ok? E leggetevi la rece di Nanni.

REAL Batman is not Amused

Ora, cose serie: qui c’è un’arbitraria classifica delle top 25 Stories del Cavaliere Oscuro. Non le ho lette tutte (non ho mai seguito regolarmente Batman, altro motivo per cui questa rece è molto corta e leggera), ma molte meritano davvero.

Alcune delle mie preferite:

IL RITORNO DEL CAVALIERE OSCURO: una storia fascista come solo Miller può tirare fuori, ma di una bellezza e malinconia uniche. Ha quasi 30 anni, ma spezza tuttora la schiena alle concorrenti, sorry.

BATMAN YEAR ONE: una riscrittura del primo anno di Batman. Lui e Gordon, una Gotham City sull’orlo del baratro. L’inizio, sempre by Miller (prima del suo goddamn Batman di All Star Batman, grazie al cielo). Se non l’avete letto, hey, your loss.

BATMAN ARKHAM ASYLUM: dentro all’Asylum i criminali hanno preso il controllo. E Batman scende all’inferno per recuperarli. Un viaggio cupo nella psiche folle dei nemici di Batman. O la psiche folle è quella del pipistrello? Non so decidere se è meglio la storia di Morrison o i disegni di McKean. Mi sa che dovrò leggerlo ancora, che tocca fare…

BATMAN THE LONG HALLOWEEN: by Loeb, sempre una riscrittura dei primi anni. Batman, Gordon, Dent. La mafia, l’emergere dei primi veri villains. Si, la trilogia di Nolan (i primi due film) vengono fuori da qui e da Year One, sia come storie che come atmosfera. SOLO CHE QUI BATMAN HA QUELL’ALONE LEGGENDARIO DI CUI SOPRA (e che lo rende più di un tizio mascherato)

BATMAN THE KILLING JOKE: ed ecco Alan Moore. Le più traumatiche scene del fumetto statunitense di quegli anni (poor Barabara) e, soprattutto, la genesi del Joker. No, dico.

BATMAN RED RAIN. Uno dei gioiellini di Elseword, by Moench. Una Gotham city est-europea, disperazione e condanna, sangue, vampiri, e lupi mannari. E Batman davvero Signore della Notte. Sembra una cazzata, e invece mi piace da impazzire, saranno i disegni di Jones

BATMAN HUSH: la storia in sé non è fantastica (scusa Jeph Loeb), ma è una lunga carrellata della famiglia di amici e nemici del Pipistrello. I disegni sono di Jim Lee, che è cafone, ma mi garba. E aiuta a seguire il mondo di Batman, che dopo 70 anni è peggio di beautiful.

Da leggere, anche se sono storie corali dell’intero DC universe (sopratutto Superman e JLA).

KINGDOM COME: i supereroi di un tempo si sono ritirati, e in campo ora ci sono tanti e tanti giovani supereroi violenti e incuranti dei deboli cittadini. Ma i titani di un tempo stanno per tornare. Che si può brevemente recensire come CAZZOFIGATA!

BATMAN/SUPERMAN GENERATIONS: 1000 anni dei due più grandi supereroi DC. Non so, serve altro?

NERDGASM:

DEAD END

The Order of the Stick by Rich Burlew

Questa settimana ho accennato a ilNarratore di un ecomic sui giochi di ruolo. Il giorno dopo, su plutonia, il buon Girola mi fa affogare nella nostalgia con un post sui giochi di ruolo. E nessuno dei due conosceva questo piccolo gioiello.

Mi sento quindi in dovere, da questo micro pulpito, di parlarne un minimo.

THE ORDER OF THE STICK di RICH BURLEW

dejavu

Un guerriero, un nano chierco, una ladra, un halfling ranger, un mago elfo(a?), un bardo. Ecco l’Order of the Stick, il più classico dei party in dungeons and dragons. La storia delle loro avventure, della lotta contro il Lich Xycon, il golbin RedCloak, la Linear Guild e la miriade di altri avversari in una campagna di DnD che usa tutto (e dico TUTTO) il classicame dei giochi di ruolo.

Nato come sketch autoconclusivi su battute per nerd, si è evoluto in una storia fantasy nel più classico dei setting di Dnd, con personaggi vivi e pulsanti, una trama che poco ha da invidiare alle mega saghe in millemila volumi e un umorismo surreale che lo rende immediatamente unico nel suo genere.

Belkar mon amour

Per dire, dopo un inizio fulminante, i personaggi si separano e hanno avventure separate. Lamentandosi che la trama non procede! In un volume intitolato Don’t split the party!

E’ ormai arrivato a più di 850 pagine (o strisce, o numeri, chiamatele come volete). Il suo punto di forza è il raccontare la storia di una campagna di gioco di ruolo, non una storia fantasy. I personaggi sanno delle regole che governano il loro mondo, e parlano di livelli, punteggi, clichè da avventura prestampata… il tutto mescolato con anacronismi deliziosi. Non accenno nulla, perchè alcune trovate sono letteralmente geniali e non voglio rischiare nemmeno il più piccolo spoiler. Mi limito a fare i miei complimenti per le seguenti scene: la storia di Miko, tutto il ciclo sul piano dei Celestiali. E il fottuttissimo powerup di Vaarsuvius.

fottutissimo powerup

Lo stile è volutamente stilizzato, ma l’autore si è evoluto moltissimo e con pochi tratti essenziali trasmette una ricchezza di dettagli per il setting, le emozioni dei personaggi e le creature che, pur lasciando il lavoro dannatamente comico, riesce a delineare punte di una epicità incredibile.

Purtroppo il buon Rich ha seri problemi di salute, e la pubblicazione sul sito è discontinua. Ma ehi, è gratis, è online, ed è una delle migliori storie fantasy degli ultimi cinque anni. Che altro volete.

abbuffatevi

La Fine del Lungo Inverno

Metto un nuovo ebucco sullo Scaffale, per chiunque abbia voglia di leggerlo.

Sullo Scaffale in realtà andrà più in basso, l’ho scritto due anni fa. Ho cambiato qualche parola qui e là, che proprio non si potevano vedere, il resto l’ho lasciato com’era. Ma fa piacere accorgersi che ora lo scriverei meglio. Pian pianino, con tanta fatica, sto migliorando.

Rendersene conto è sempre una bella cosa.

E ora eccovi l’ebucco.

E’ corto corto, si legge in fretta.

Tema: un inverno che non vuole finire.

by Hoplon Infotainment

LA FINE DEL LUNGO INVERNO

“La valanga rombò lungo le pendici imbiancate del Monte Olimpo, scavandosi una strada tra gli ammassi di neve e le colonne di ghiaccio, fino alla semisepolta Casa degli Dei.

Zeus rientrò sbattendo la porta.”

 

Come mai questo inverno non vuole finire? E come se la passano sull’Olimpo dopo mesi e mesi di tormente?

Racconto pubblicato sull’ebook “Storie di Febbraio” edito da ISBM per l’uscita di “Io Sono Febbraio” di Shane Jones.

Reading time:  3 minuti

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Il taccuino di Martin Sileno (3)

Sarà che sei un romanticone, sarà che ultimamente ti ronza in testa, sarà che ti sei innamorato (dopo un primo momento di perlplessità) della caraterizzazione di Sibir in Red Heat* su 2MM, sarà che è estate… l’idea è la storia d’amore.

Artemide era figlia di Zeus e Leto, sorella gemella di Apollo.

wiki dice di lei:

Era la dea della caccia, della selvaggina e dei boschi e una divinità lunare. Era, per sua espressa richiesta, vergine ma era adorata anche come dea del parto e della fertilità perché si diceva avesse aiutato la madre a partorire il fratello Apollo

Era una dea bellissima e, come raccontano i suoi miti, irraggungibile. La mitologia è pienda di uomini e dei che vengono travolti dal desiderio per le sue forme atletiche, per la sua indomita vitalità. Si innamorano di lei (o, siccome stiamo parlando dell’antica grecia, cercano di violentarla) e fanno tutti una brutta fine, come Attone che la spiò fare il bagno e finì cervo divorato dai suoi cani; ma Artemide era implacabile con chiunque perdesse la propria veginità: Zeus violentò Callisto, e Artemide la punì; ad Aura ( che – vergine anch’ella – dubitò della verginità di Artemide poichè troppo bella e femminile) impose lo stupro da parte di Dioniso. E via così.

Ma Orione (che, come molte storie greche viste con gli occhi di oggi, era un bastardo violento, spaccone, stupratore ed egocentrico), suo compagno di battute di caccia, le rubò il cuore. Ma poi corteggiò le sue ancelle e finì male anche lui.

So che la percentuale di twilightismo in quanto sto pensando è pericolosamente alta, ma vorrei che la storia andasse (per durezza e prosa) in tutt’altra direzione.

Un uomo, non necessariamente un grande re o guerriero, durante una battuta nei boschi, incontra di sfuggita Artemide. Potrebbe essere che la veda fare il bagno (ma che la dea stavolta non se ne accorga). O che presti soccorso a qualcuno (donna o animale) che si riveli poi essere una delle compagne della dea e arrivi così a vederla. Non è nemmeno necessario che sia ambientato nell’antichità. Un futuro lontano come quelli tratteggiati da Simmons nelle sue due saghe si prestano a contenere qualsiasi elemento (e infatti nella seconda abbondano divinità greche, per dire).

Insomma, il pover’uomo si innamora. Sa che non può assolutamente osare, pena la morte, e se ne va. Ma è ossessionato. La sua vita va a rotoli. Non riesce a superare il sentimento. E quindi ci prova.

Ora, partendo dalla più scontata delle interpretazioni del mito (roba che manco l’Orione di Melosio nell’opera di Cavalli**), riusciresti a raccontare la storia dei suoi tentativi, cercando di non risultare polpettosamente diabetico? Non so.

Potrebbe essere un urban fantasy, e Artemide essere a capo di una mafia di sole donne. (senza nemmeno scomodare il fantasy: innamorarsi di una capofamglia yakuza ad esempio (ammettendo che esistano capi yakuza femminili oltre a MarikoYashida e O-Ren-Ishi).

Ecco ora una idea di ambientazione che potrebbe risultare interessante, se ti prendi la briga di studiare davvero la yakuza (e non di guardarti i filmacci).

Come potrebbe un uomo, magari anche un nobile di spirito (un abile artigiano di spade, o un artista di altre discipline giapponesi. Scrittura, ad esempio (intendo proprio l’arte di scrivere i kanji)? O un poeta, magari?) avvicinarsi ad una figura così invischiata nel mondo della malavita? Cercando però di non esagerare, non stiamo facendo “innamorarsi del diavolo/demone”, Artemide era violenta, selvaggia, indomabile, ma non crudele o diabolica. Le difficoltà con la yakuza potrebbero essere più relative alla società yakyuza che alla decisione di verginità inviolabile uberfemminista della figura in sè, spostando troppo il fuoco della questione.

Però oltre che a scrivere di combattimenti e cose violente (che comunque visti i soggetti in questione si possono introdurre perfino qui), la figura dell’amante disposto a tutto nel suo desiderio impossibile, nel suo cercare di conquistare la donna/dea inarrivabile, è qualcosa che vorrei provare a raccontare.

[questo sproloquio a ruota libera necessita successivi approfondimenti]

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* magari a breve un po’ di commenti su questo.

** la trama: Orione, accecato perché in stato d’ebbrezza aveva violentato la moglie (o la figlia) del re di Chio, arriva a Delo accompagnato dal fedele servitore Filotero, per riacquistare la vista andando incontro al sole che sorge (Apollo); qui è però vittima di un crudele scherzo di Amore, che non solo fa innamorare della bellezza di Orione l’Aurora e la casta Diana, ma suscita la gelosia reciproca delle due dee, oltre che di Titone (che dell’Aurora è marito) e di Apollo (che di Diana è fratello). Apollo adirato fa sì che Diana, senza saperlo, colpisca a morte Orione con una sua freccia; si adira Nettuno (che di Orione è padre) suscitando una tempesta; interviene Giove che riporta la pace tra gli dèi, spiegando che Orione non è morto per volontà del Destino, ma per essere trasformato in costellazione. (da qui)

Sci-fi Ranking

Ancora prono per la delusione di Prometheus, ieri ho iniziato a spulciare l’elenco SCIFI di IMDB. Di imdb non mi fido molto, di solito preferisco rotten tomatoes, ma ultimamente orde di fanboy mi stanno inziando a falsare gli indici di gradimento pure li’; inoltre su RT non c’e’ una lista SCIFI, ma il generere e’ accorpato al Fantasy (shame on you, rotten tomatoes).

I Can’t get enough of you, Baby

Dunque, sono arrivato a 2500 titoli (su 5000 e rotti), elencati per gradimento degli utenti. La prima cosa che vorrei farti notare e’ che la definizione di fantascienza di imdb e’ talmente lasca che in mezzo ci finiscono pure tutti i film di supereroi, horror e thriller basta che abbiano qualche lucina laser o siano ambientati ad cazzum qualche anno nel futuro.

Ovviamente la maggior parte non l’avevo nemmeno mai sentita nominare, e sono piuttosto convinto che ci siano abbondanti ciofeche. La lista non l’ho finita, ma arrivato a titoli come Frankenhooker* o Il pianeta dei morti vivi, diciamo che ho una buona probaibilità di essere verso il fondo del barile.

Innanzitutto devo ammettere che ne gli ultimi anni sono usciti una caterva di film scifi indipendenti, e molti sto cercando di reperirli, ma non e’ proprio semplice.

Poi, buona parte di quello che ho visto, puo’ catalogarsi come segue: Hell Yeah! = film che ingasano il 15enne che e’ in me e mi fan saltare sulla sedia in una eruzione di popcorn e testosterone. Mind blown = film basati una idea eccezionale. O con una trama attorcigliata allo spasimo. Comunque film che ti inchiodano li’ e ti fanno pensare davvero a quel che stai vedendo.

(ci sarebbero altre due categorie, Meh e Gghh, la prima per i filmetti senza ne’ cuore ne anima, ma comunque fatti da onesti mestieranti che ti intrattengono giusto ricompensandoti per le due ore che ti rubano [film come Io,robot; Lost in Space, Splice, Space Truckers, Indipendence Day, Titan AE etc]; la seconda e’ per le ciofeche senza appello come Equilibrium, In Time, the Chronicles of Riddick, Mission to Mars, Priest e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, che qua la lsita e’ lunga)

Ordunque, qui sotto ti elenco la mia personalissima doppia classifica. E mi piacerebbe mi consigliassi qualche bel film che possa entrare a farne parte. (non c’è un ordine interno, dipende dal mood del momento. Nessuno può avere IL film, così come non si può avere IL libro**)

(si, ho visto un botto di altra roba, da Eliminators a Black Hole, da Dante 01 a Cargo. Ma è roba che non si avvicina manco per sbaglio alla top 24

Hell Yeah Mind Blown
Star wars (solo i vecchi) Se mi lasci ti cancello
Ritorno al futuro  (trilogy) 2001: Odissea nello spazio (e anche 2010 l’anno del contatto, via)
District 9 Donnie Darko
Blade Runner La cosa
Terminator 1&2 Triangle
I figli degli uomini L’esercito delle 12 scimmie
Matrix Il Villaggio dei Dannati
Serenity Les Cronocrimenes
The Avengers Moon
Aliens The Man from Earth
Ghost in the shell Alien
Predator WALL·E (la prima metà)
Minority Report Gattaca
Abyss Dark City
Il Quinto Elemento Butterfly Effect
Robocop Il Pianeta Proibito
Total Recall immortal ad vitam
Flash Gordon Source Code
Strange Days Metropolis (2001)
Pitch Black A Scanner Darkly
Guida Galattica Per Autostoppisti 9
Salto nel Buio Existenz
Demolition Man Event Horizon
Doomsday Codice 46

Tra le prossime visioni, ecco i film che mi hanno incuriosito, che sono sul mio HD da un po’ ma che per un motivo o per l’altro non ho ancora guardato: Reinassence, Memories, Robotto Kanibaru , Broken  Saints, Iron sky, Attack the block, Monsters.

Se li conosci, fermami prima di buttare via del tempo

* che vista la trama (uno studente di medicina riporta in vita la findazata morta usando pezzi di prostitute) magari vale pure la pena

** a parte “Il conte di Montecristo”, ma quella è un’altra faccenda

to dub or not to dub?

Il doppiaggio.

Non è di sicuro l’unico motivo per cui noi italiani parliamo un inglese tanto zoppicante. Al contempo però, aiuta a non sentire il bisogno di migliorare il nostro uso della lingua di Albione.

Ma serve? Non serve?

Il mio rapporto con i film (e altro) in lingua originale è andato di pari passo con la rete. Aumentavano le bande, e il restare bloccato per settimane perchè il file ITA aveva poche fonti, mentre il file ENG ne aveva migliaia, alla lunga rodeva.

Io ho fatto il salto sette anni fa. Mi ero infoiato pesissimo con la prima serie di House MD*, e sapere che la seconda era già tutta lì, in inglese, mentre il doppiaggio italiano era in programma mesi dopo, mi ha dato lo stimolo.

uno stimolo

Prima sub ita, mentre su altre serie già uscite (per ovviare alla pochezza di fonti italiane) trovavo i file audio e cambiavo la traccia ENG del file molto condiviso con quella italiana (meno condivisa, ma molto più piccola e quindi più facilmente reperibile).

In breve mi accorsi che facevo fatica a leggere in una lingua e sentire in un altra, visto che capivo entrambe e mi cortociutiavo un po’. Così, sub eng.

Ora i sottotitoli non li cerco più, a meno di essere molto molto stanco. (se riesco a guardarmi law and order senza sub, direi che sono a posto)

“Sussurriamo?” “Si ma prima andiamo accanto al cantiere, se no è troppo facile”

Ma il passaggio non è stato senza scossoni.

Di House avevo già guardato la prima serie, quindi conoscevo il personaggio, la caratterizzazione, le battute. Ma, sorpresa!, passo all’inglese e le sfaccettature sono diverse: House è molto più cinico, non solo per le parole ma soprattutto per il tono, la sottile inflessione bastarda che mancava in Italiano, e anzi veniva sostituita con uno spirito da duro dal cuore d’oro.

Poi inizi a trovarti a tuo agio nella lingua, e le battute inglesi suonano bene, si fanno apprezzare di più. E inizi ad associare davvero voce-attore, apprezzando come un bravo attore moduli il suo strumento. (anche i doppiatori lo fanno, ma non sono milioni, e pur se adattano lo stile all’attore doppiato, la voce di Saverio Moriones rimane la voce di McGyver, anche se fa il cattivo ispanico un po’ dappertutto. O Boromir è Pino insegno, per quanto si sforzi di fare la voce da High Fantasy).

Poi inizano ad accadere cose orrende, tipo a vedere come spesso il doppiaggio snaturi o rovini il film: ti capita di vedere un episodio in tv di una serie che stai seguendo, e trasecoli. PARLA COSI?!?

O, peggio ancora, adesso noti davvero che le labbra si muovono accazzo. Sembra finto, appiccicato sulla pellicola. Anche perchè l’audio originale è molto più immerso nel sonoro ambientale, dopo un po’ ci fai caso.

Eppure.

Eppure ti vengono in mente tre film al volo che ha guardato e hai apprezzato proprio grazie al doppiaggio.

Gabriel (la furia degli angeli) è una poverata emo gothic con angeli e diavoli in una Dark City chiamata Purgatory (che mi sono sparato nel periodo in cui lavoravo ad un urban fantasy con gli angeli. si, si, molto originale**).  E’ un film da adolescenti: wiki lo definisce paranorlmal romance addirittura, e mi pare esagerato. Ma sicuramente Rossi e Ward mi hanno aiutato a digeriere i dialoghi più scalcagnati, al punto che me lo riguarderei (riguarderò). Sono piuttosto sicuro che il doppiaggio ha contato molto.

Non può piovere per semp..EHM!

Altro film che nel mio gusto di guadagna, è Predator. Ora, è il film che ha creato i PREDATOR, c’è Arnold, bum bum, sangue che schizza, sparatutto. Giustamente è diventato un cult. MA: gli attori sono cani, e dopo aver praticamente impararto a memoria le battute con accento spagnoleggiante di Poncho (che non ha accento spagnolo in Eng), o sentito Swarzi recitare con vocione pesante e senza accento tetezco, passare alle loro vere voci è un trauma. Dico sul serio. E’ meglio doppiato.

Caccia a ottobre rosso è un caso un po’ particolare. Qui lo perculano per l’accento russo farlocco, ma io non riesco a cogliere. Però negli anni 80 i doppiatori avevano quella voce ruspante, non super-ripulita in studio, che mi piaceva molto.

Per questo ci sono film che continuo a guardare in versione doppiata. Non ci sono santi. Ritorno al futuro, Ghostbusters, Grosso Guaio a Chinatown, Arma letale, La grande Fuga… Li so a memoria (davvero). Ho il terrore di guardarli in originale e amarli un po’ meno. Non oso nemmeno tirarli giù. Il mese scorso ho rifatto la cavalcata da Arma Letale 1 a 4, e li ho fatti in italiano. Stessa cosa per i classiconi. Questo inverno è toccato Il delitto perfetto, a La parola ai giurati, la stangata, lo spaccone, Arsenico e Vecchi merletti. Tutti in italiano, che mi piacciono quelle voci (son poi sempre le stesse…)

inevitabile cortocircuito

Al contempo, non esiste che mi guardi un film doppiato, adesso. Se è recente, lo voglio in inglese.

E mi chiedo: ho apprezzato tanto il doppiaggio passato perchè ero pischello e certe battute, certi plot o sketch erano nuovi ai miei occhi e quindi imparavo nuove parole, nuove situazioni si fermavano nella mia memoria e le apprezzavo per quello? O il doppiaggio è peggiorato negli ultimi, diciamo, dieci anni?

Per dire, negli anni 80 si parlava diversamente, d’accordo, ma a me sembrava di trovare un sacco di parole sconosciute, in quei film, parole che non sentivo in giro tutti i giorni, e che mi piaceva apprendere. Ora mi sembra di sentire sempre e solo le stesse frasi, le stesse parole. Sono io che sono migliorato molto (spoiler: si lo sono), o si è standardizzata la qualità? (un po’ come i vecchi Topolino: un sacco di parole che mi diverto ancora ad usare, ma che mai incroci nella vita di tutti i giorni: talleri, fedifrago, tanghero etc)

anche UACK non la si sente spesso in giro***

In conclusione.

Col doppiaggio ho chiuso. Ma mi fa piacere rotolarmi ancora tra le parole ben note di un film che ho amato. E quindi largo ai vecchi classici.

* Medical Division sta ceppa. MD è un titolo, come il nostro Dr, diciamo. Ma dopo mEdici in pRima linea non mi stupisco più di niente.

** in realtà secondo me è originale. Il setting mi piace, e non è la solita cazzata. E’ un urban fantasy pesantemente ucronico, al punto che il nostro mondo c’è e non c’è. Ma è fermo. Ho un setting che mi intriga, tre personaggi interessanti, due sistemi magici, valanghe di creature e 4 o 5 scene belle tamarre, ma non ho una storia. Non so bene che fagli fare, a questa gente. Quindi, prende polvere.

*** per dire, google mi dà 1.600.000 voci per “impazzito”, mentre per “ammattito” me ne dà solo 58000 e quattro “did you mean?”. Non proprio una parola quaotidiana.

Prometheus (il figlio scemo di the Dig)

Oggi ti parlo di Prometheus.

Ahem:

Fa. Schifo.

Là, l’ho detto. Che siccome è una costola del mondo di Alien, quasi nessuno lo spernacchia forte come dovrebbe (Nanni l’ha fatto). Si sentono valanghe di coff coff, beh insomma, eh diciamo… Invece si dovrebbe sentire questo, e fortissimo pure.

E di film fantascienzi che barcollando e zoppicando tentavano di portare a casa un risutato ne ho visti tanti. Ma nessuno aveva alle spalle quel budget, quella base di ascolti assicurata e quelle idee (di base) così ben riuscite. Il punto è che se uno guarda Prometheus e ci toglie quel poco dell’universo di Alien che filtra tra una fesseria e l’altra, non trova niente. Il vuoto.

Questo fa incazzare. Per l’ennesima volta tocca vedere la fantascienza ridotta a fettuccina, una storeilla esile esile, con personaggi che manco hanno il piglio dei pg clichè anni ottanta (the abyss? la cosa? io mi ricordo metà dei pg di ogni crew, anche solo per le cagate come: il topo subbaquo, lo ska nel walkmen sui pattini a rotelle, l’anello nel cesso con l’acqua blu, il gioco pc con gli scacchi più pallosi del mondo. qua niente. Li noti perchè sono scemi. Ma proprio tipo il cugino ritardato che ti mette in imbarazzo ai pranzi con gli amici di famiglia. Lo noti, e lo cancelli).

Poi un piccolo rant hard-sci fi/soft sci-fi: giocare con la biologia in maniera seria è più difficile che con le scienze “dure”, infatti i più classici esempi di H SF vertono su fisica e chimica, molto meno sulla wet science. PERO’ QUALCOSA DI PIU’ COMPLESSO DI ESPLORANDO IL CORPO UMANO, SANTODDIO! Se fai fantascienza che vira all’H Sci Fi (perchè siamo lontani anni luce dal lavoro scanzonato di Farscape o Firefly), non mi mettere le cazzate marchiane.

Già che ci sei, non crearmi una storia col Gira la Trama (il Gira la Moda con le idee che ti sei costruito copincollando le cose più carine degli ultimi 30 anni).

E per l’amor di dio, personaggi! Magari anche cagacazzo, ma non imbecilli. Non tutti! Alla faccia della missione costosissima con equipaggio scelto.

Ora, come hai notato non ho messo manco la più piccola indicazione, riferimento, spoilerino. Niente.

Ne piazzo uno pesante qui.

Attento.

Non leggere.

THE DIG (1995)

il più bel gioco della Lucasart (non per niente scritto da Spielberg, coi dialoghi di O.S.Card e una manona di B.Moriarty).

la storia è il dramma (è un gioco cupo) di questi tre astronauti, parte della crew che è stata spedita nello spazio a far saltare con le bombe un asteroide in rotta di collisione sulla terra, che vengono trasportati dall’asteroide (in realtà una nave spaziale a dodecadro) su un lontano pianeta,

dove una razza avanzatissima e intelligentissima (che può perfino ricreare la vita) si è estinta (ma la tecnologia che sta pian piano decadendo è ancora lì. tecnologia di pietra). I pg cominciano a fare gli xenoarcheologi e alla fine rispuntano pure gli alieni,  (che sono ancora vivi). [e per amor tuo taccio di spoilerare tutte le similitudini che non si deducono dal trailer]

MA DICO IO

-visto che avete deciso di riempire The Dig di roofies, portarvela a letto, filmarla e poi fare shhhhhhh

-visto che The Dig ha rischiato di diventare una puntata di Amazing Stories ed è anche stato lì lì per diventare un film dal costo – purtroppo- proibitivo

-visto che alla fin fine è la stessa storia, senza gli alieni fregnofallici di Giger ma con personaggi più credibili (e stiamo parlando di una missione spaziale con una VANGA in dotazione…)

FARE IL FILM DI THE DIG, NO?

(nota. ci sono molte altre inquadrature che mi hanno fatto urlare THE DIG nella testa, mentre guardavo il film. purtroppo non le trovo online, e quindi posto quel che riesco. ma sappiate che ci sono)

OK, questa in the Dig non c’è ed è un peccato

Io e Ridely Scott non siamo più amici.

Herb’s Den. Spin-off di 2MM

Settimana piena, quella appena passata.

E’ il mio turno a due minuti a mezzanotte, e ne ho approfittato per finire anche il mio spin-off.

Così posso inaugurare la nuova sezione di Mitopoiesi e Barbarie: Lo Scaffale.

Visto che questo è un blog per aiutarmi a scrivere, vediamo anche di mettere qualche prova del fatto che funzioni.

I miei lavori, vecchi e nuovi, finirano tutti là.

Lo spin-off, Herb’s Den, è la nuova aggiunta.

Fresca fresca

Accattatevilla.

HERB’S DEN

Odio i Super.

Forse è per questo che continuo a farlo. A dargli la caccia, intendo.

Così comincia l’ennesima missione di Stanislaw “Stan” Lem. Ma stavolta le cose non andranno come si aspetta…

Racconto spin-off della round robin supereroistica 2 minuti a mezzanotte, ma fruibile anche stand alone.

Reading time: 25 minuti.

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